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12-16 anni

Aids: in aumento tra i più giovani

L'aids è preoccupantemente in ascesa tra gli adolescenti. La guardia sembra essersi pericolosamente abbassata. Nel mondo si verificano 30 contagi ogni ora

L’aids non è sparito, benché l’hiv sia oggi un virus controllabile nella maggior parte dei casi e le aspettative di vita siano cresciute. Un recente sondaggio dell’Unicef ha riferito, infatti, un aumento preoccupante di casi di aids tra i più giovani.

I numeri dell’Unicef

Questi i dati della ricerca Unicef sull’Aids tra i giovani. Dall’anno 2000, si sono duplicate le vittime di Aids tra i 15 e i 19 anni. Un numero allarmante, soprattutto se consideriamo che oggi si verificano 30 contagi circa ogni ora in tutto il mondo. E sono soprattutto quelli tra gli adolescenti a preoccupare maggiormente. Spesso, poi, la diagnosi arriva tardi e la malattia diventa conclamata, rivelandosi impossibile da curare.

Prima causa di morte

A rendere eclatanti questi numeri, è anche la consapevolezza che l’aids sia ora la prima causa di morte per i ragazzi tra i 10 e i 19 anni nel mondo, con massima concentrazione in Africa.

I Paesi più colpiti

Ma come è spiegabile questo aumento di contagi tra gli adolescenti, nonché di morte per mancanza di diagnosi? Sicuramente l’attenzione sul tema è andata scemando negli anni, diventando sempre più flebile e inficiando i risultati raggiunti negli anni Novanta grazie a prevenzione e diagnosi precoce. I Paesi più colpiti sono Nigeria, Kenya, Mozambico e Tanzania. Il problema qui risiede nell’accesso alle cure, alla prevenzione e anche al semplice test. Non c’è informazione e manca anche l’attenzione del mondo intero sulla problematica. Ma non è solo la situazione africana a spaventare. Anche nei Paesi più industrializzati e più ricchi, i giovani sembrano assolutamente disinformati sul virus e sulle sue modalità di contagio e, anche se invitati a sottoporsi al test, rifiutano per paura del responso e dello stigma sociale.

 

 
 
 

In breve

SERVE UN DUPLICE INTERVENTO

Ciò che occorre oggi è una duplice strategia: un intervento di prevenzione e cura nei Paesi africani e una campagna informativa a tappeto nelle scuole, a partire dalle classi secondarie.

 

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