A cura di “La Redazione”Pubblicato il 17/05/2017Aggiornato il 17/05/2017
Si chiama Nlpr2 ed è il gene della fertilità femminile. Ecco perché alcune donne non restano incinte
Argomenti trattati
L’infertilità colpisce circa il 15% delle coppie per via di diverse cause come l’età tardiva in cui si fanno figli, le patologie che favoriscono l’infertilità, tra cui endometriosi, fibromi uterini e le malattie trasmesse sessualmente. Ora però si potrebbe trovare una risposta anche ai casi di infertilità femminile senza causa apparente, riuscendo così a spiegare il motivo per cui alcune donne non riescono ad avere figli.
Lo studio in laboratorio
La ricerca, riportata sulla rivista scientifica Scientific Report, ha fatto emergere che i topi femmine che non possedevano il gene Nlpr2 andavano incontro a vari problemi: dallo sviluppo anomalo della placenta alla perdita dell’embrione. Per questo motivo l’Nlpr2 è stato subito ribattezzato gene della fertilità.
I risultati
Gli studiosi del Baylor College of Medicine del Texas nel corso del loro esperimento hanno notato che dopo l’accoppiamento dei topi femmina senza gene Nlpr2 la gravidanza non si instaurava o non andava a buon fine: ovvero i topi non rimanevano incinte, partorivano cuccioli morti o con anomalie oppure davano alla luce cuccioli più grandi o più piccoli rispetto alla norma.
Paradossalmente, però, questa mutazione genetica influenza negativamente la fecondazione in vitro e, quindi, per le donne che vogliono sottoporsi a procedura ci sarebbero difficoltà nel far sviluppare e crescere gli embrioni in coltura.
Lo sapevi che?
Le cause dell’infertilità di coppia sono da attribuire per il 30% agli uomini, per il 30% alle donne, per il 20% a entrambi i partner e per il 20% a casi d’infertilità di cui non si conoscono i motivi.
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.
In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata. »
Le donne che hanno avuto la placenta previa in una prima gravidanza in effetti hanno maggiori probabilità che la condizione si ripresenti nelle gravidanze successive. Ma, comunque, non è automatico che accada. »
In effetti, in sesta settimana e con un valore delle beta superiore a 5000 l'ecografo dovrebbe visualizzare l'embrione con attività cardiaca. Ma se il ginecologo curante ritiene che la gravidanza sia iniziata più tardi dell'epoca presunta si può ancora sperare che stia andando tutto bene. »
Un valore molto alto del TSH richiede un attento monitoraggio della situazione da parte di uno specialista in endocrinologia, nonché l'assunzione dell' Eutirox. »
Una gravidanza gemellare in cui uno dei due bambini si sviluppa in maniera più che soddisfacente mentre l'altro ha uno scarso accrescimento deve essere seguita con grandissima attenzione, secondo i protocolli delle gestazioni ad alto rischio. »
Quando si comincia a prendere la pillola, si può contare fin da subito sulla sua azione contraccettiva, se si assume a partire dal primo giorno di arrivo delle mestruazione. »
Tutti i FANS (per esempio ibuprofene, acido acetilsalicilico, ketoprofene, nimesulide) sono sconsigliati in gravidanza, in particolare a partire dal secondo trimestre, perché possono provocare un grave danno al cuore del feto: la chiusura prematura del dotto di Botallo. »
Nausea, capogiri e altri sintomi che si manifestano nelle prime settimane successive al concepimento possono anche essere anche dovuti a una ragione diversa dalla gravidanza. »
L'eccessiva sudorazione notturna può essere dovuta a una cena troppo ricca di carboidrati, a un ambiente eccessivamente caldo, ma anche solo a una predisposizione individuale influenzata dalla familiarità. »