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Meningite

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Cosa è la meningite?

Negli ultimi anni, in Italia si è registrata una stabilizzazione dei casi di meningite. Questa malattia, però, continua a far paura ai genitori. In effetti, può avere conseguenze molto serie. Diminuire il rischio di contagio, però, è possibile. La meningite è una malattia infettiva che provoca un’infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono e proteggono il cervello e il midollo spinale. Colpisce soprattutto i bambini e gli adolescenti, categorie che trascorrono gran parte del loro tempo in comunità (a scuola, nei locali, durante le attività sportive). Stare a stretto contatto, infatti, aumenta le probabilità di essere contagiati dai microrganismi responsabili dell’infezione.

I sintomi non sempre sono caratteristici

Nelle fasi inziali la meningite si manifesta con sintomi poco caratteristici. Provoca quasi sempre febbre, anche elevata, che fa subito pensare all’influenza. A questa possono associarsi altri disturbi comuni alle malattie influenzali, come mal di testa, vomito o nausea. Solo in alcuni casi, il bambino avverte un segno inconfondibile: una rigidità a livello della nuca, che deve far sospettare immediatamente la presenza della malattia. Nelle situazioni più serie possono subentrare convulsioni, alterazioni del livello di conoscenza e macchie cutanee.

È quasi sempre di origina virale

Nella maggior parte dei casi, la meningite è causata da virus, come gli herpes virus e gli enterovirus. Il contagio può avvenire tramite colpi di tosse e starnuti, attraverso il contatto con mani infette non lavate oppure bevendo acque inquinate. La forma virale non provoca quasi mai conseguenze serie e guarisce con un po’ di riposo.

Talvolta è scatenata da batteri

In una minoranza di casi, la meningite è di origine batterica. I batteri più comunemente responsabili della malattia sono tre: Neisseria meningitidis (meningococco), Streptococcus pneumoniae (pneumococco), Haemophilus influentiae tipo b (emofilo o Hib). Tutti vengono trasmessi per via aerea (per esempio, tramite goccioline di saliva e starnuti). Questa forma è la più pericolosa perché è quella più a rischio di complicanze, come danni neurologici transitori o permanenti (per esempio perdita dell’udito o della parola), problemi comportamentali, danni cerebrali, danni ai reni e alle ghiandole surrenali.

La diagnosi richiede un prelievo dalla schiena

Per diagnosticare la meningite si preleva un campione del liquido cerebrospinale (Csf), il liquido che scorre all’interno del cervello e del midollo spinale. Si procede in anestesia locale, inserendo un ago a livello della parte lombare (all’altezza dei reni) della colonna vertebrale, per estrarre una minima quantità di liquido. Il liquido viene poi analizzato in laboratorio, per individuare il germe responsabile.

Si cura con gli antibiotici

Le forme virali non necessitano di cure particolari: in genere si risolvono da sole osservando qualche giorno di riposo. Le meningite batteriche, invece, richiedono un ricovero immediato. Solitamente, per prima cosa si somministra al bambino un cocktail di antibiotici, quasi sempre rifampicina e altri. Talvolta, questa cura viene utilizzata anche se la diagnosi dell’infezione non è confermata, in via precauzionale. Poiché la meningite è contagiosa, in genere, gli antibiotici vengono somministrati anche alle persone che sono state a stretto contatto con l’ammalato, come i famigliari.

L’importanza delle vaccinazioni

La miglior forma di protezione contro la meningite è rappresentata dalle vaccinazioni. Attualmente in Italia esistono tre vaccini contro questa malattia.

Contro l’Haemophilus influenzae di tipo B

Questo vaccino è stato introdotto nel nostro paese nel 1995. In quasi tutte le regioni, viene somministrato di routine ai bambini che iniziano il ciclo vaccinale, entro il primo anno di vita. In genere, questo vaccino è combinato a quello per difterite, tetano, pertosse, epatite B e poliomielite. Per questo si parla di vaccino esavalente.

Contro lo Pneumococco

In Italia sono disponibili due vaccini contro lo pneumococco. Uno è usato da anni e protegge contro 23 tipi di pneumococco (vaccino “23-valente”). Non è efficace nei bambini sotto i due anni. L’altro vaccino è in grado di proteggere contro i 13 tipi ceppi responsabili della maggior parte delle infezioni più gravi nei bambini ed è efficace anche nei lattanti. Entrambi questi vaccini proteggono anche contro altre infezioni pneumococciche, per esempio la polmonite e le infezioni dell’orecchio.

Contro il meningococco

Esistono 12 gruppi di meningococchi, di cui 5 (A, B, C, Y, W135) sono responsabili della malattia meningococcica invasiva. Oggi esistono tre vaccini contro il meningococco.

  • Il vaccino coniugato tetravalente (Mcv4) protegge contro i ceppi A, C, Y e W135. Può essere somministrato dai 12 o 24 mesi.
  • Esiste poi un vacccino contro il meningococco di tipo C, che insieme al B è il sierogruppo più frequente in Europa. Si può somministrare a partire dal terzo mese di vita.
  • Infine, è stato approvato da poco anche il vaccino contro il meningococco tipo B, responsabile di almeno la metà dei casi di meningite in Italia. Può essere utilizzato in lattanti di età pari o superiore a due mesi.

 

NON BISOGNA SOTTOVALUTARE I SEGNALI
La meningite non va mai sottovalutata. Se i genitori hanno anche solo un minimo sospetto di malattia, devono portare immediatamente il figlio al Pronto soccorso.

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