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Salute

Diabete 1: un termometro prevede le complicanze

Messo a punto da un gruppo di ricercatori italiani, questo particolare strumento individua il rischio di complicazioni cardiovascolari nelle persone con diabete 1

Misura parametri quali età, emoglobina glicata, albuminuria, livelli di colesterolo Hdl e circonferenza vita, e poi li incrocia, arrivando a definire per ciascun soggetto con diabete di tipo 1 il livello di rischio – basso, intermedio o elevato – di sviluppo di complicanze cardiovascolari. Il particolare termometro è stato messo a punto da un gruppo di giovani ricercatori della Società italiana di diabetologia ed è stato presentato in occasione dell’ultimo Congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd) svoltosi a Monaco di Baviera (Germania).

Interventi correttivi mirati

Lo strumento è stato ideato per individuare i soggetti diabetici a maggior rischio di complicanze affinché sia possibile poi, una volta individuato il livello di rischio, dare vita a interventi correttivi mirati a modificare fattori di rischio e stili di vita: l’obiettivo è quindi ridurre sempre di più il divario di aspettativa di vita delle persone con diabete di tipo 1 rispetto a chi non soffre di questa malattia.

Aspettativa di vita inferiore

Sebbene, infatti, l’aspettativa di vita() delle persone con diabete di tipo 1 sia progressivamente aumentata nel tempo, due ricerche pubblicate su Diabetologia, la rivista ufficiale dell’Easd, indicano però che risulta ancora oggi inferiore di 10-12 anni rispetto a quella della popolazione generale, e questo nonostante negli ultimi anni siano stati compiuti molti progressi in fatto di terapia insulinica e di sistemi di controllo dei valori della glicemia.

 

 

 

 
 
 

In breve

IN CRESCITA NEI BAMBINI

Secondo dati dell’Istituto superiore di sanità, nei piccoli tra zero e 4 anni il diabete di tipo 1 cresce con un ritmo del 3% circa l’anno. I maschi risultano più colpiti: è stato rilevato che tra il 2005 e 2010 nel nostro Paese il tasso di incidenza è stato di 13,4 casi ogni 100 mila bambini, più elevato nei maschi (14,1) rispetto alle femmine (12,7).

 

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