Asilo nido o baby sitter: cosa scegliere?

Asilo nido o baby sitter, si tratta di una delle decisioni più difficili da prendere quando si deve tornare al lavoro: i pro e contro delle scelte possibili

La soluzione ottimale sarebbe quella di tenere il bimbo a casa fino ai tre anni. A quell’età, infatti, l’inserimento nella scuola materna avviene in modo più graduale e rappresenta un passaggio utile per far socializzare il piccolo con i coetanei. Oggi però molti genitori, soprattutto se entrambi impegnati al lavoro, hanno l’esigenza di affidare i bambini anche molto piccoli ad altri. In genere, la scelta è tra il nido o la baby-sitter o ancora, per chi ne ha la possibilità, i nonni. Ciascuna soluzione presenta vantaggi e svantaggi, mentre il cuore del problema è lo stesso: come far vivere nel modo meno traumatico possibile al piccolo l’assenza della mamma per diverse ore al giorno. Spesso la scelta è influenzata da valutazioni economiche per cui alcune famiglie optano per soluzioni miste, come nido (o baby-sitter) per la mattina e nonni al pomeriggio, o nido per tre giorni la settimana e nonni per gli altri due.

L’ASILO NIDO

Vantaggi

  • Il piccolo socializza prima: l’asilo nido rappresenta la prima “palestra” per lo sviluppo di una socialità ricca e varia, capace di stimolare la curiosità e le esplorazioni dei piccoli e in grado di favorirne l’intelligenza.
  • È seguito da personale specializzato: le figure professionali che si prendono cura dei bambini sono addestrate in modo specifico e seguono metodologie finalizzate a ridurre al minimo i disagi per i piccoli frequentatori. Una serie di figure, dalla coordinatrice alle educatrici, garantiscono in genere un servizio affidabile e di qualità.
  • Nessuna singola figura sostituisce la mamma: a differenza della baby-sitter che, prendendosi cura del bambino da sola, rischia di “sostituire” in tutto la figura della mamma, la presenza di più educatrici permette al bambino di entrare in contatto con diverse figure di riferimento, che non vengono quindi percepite dal piccolo come totalmente sostitutive della presenza materna.
  • Ha un costo minore rispetto a quello della tata: spesso si accorda la preferenza al nido anche per una questione di carattere strettamente economico. Nelle strutture pubbliche, in particolare, sono previste rette calcolate in funzione delle diverse fasce di reddito delle famiglie. Purtroppo, però, spesso la domanda è di molto superiore all’offerta di posti disponibili e, quindi, non è possibile accogliere la richiesta di iscrizione all’asilo nido.

Svantaggi

  • Si ammala più spesso: l’ingresso in una comunità come l’asilo nido comporta per il bambino una specie di “vaccinazione continua”, finché gli anticorpi non si sono “allenati” a combattere contro un numero elevato di germi. L’immissione precoce al nido può comportare, soprattutto nel primo mese, un aumentato rischio di malattie, per lo più respiratorie.
  • Sente la mancanza della mamma: nei primi due anni di vita il piccolo vive un rapporto simbiotico con la mamma, che ai suoi occhi è un’insostituibile fonte di sicurezza. Il piccolo non ha ancora sviluppato la capacità di prevedere che la separazione da lei sarà solo un momento della giornata e vivrà quindi il distacco come un abbandono. Anche le sue capacità di comunicazione ancora limitate e le sue reazioni, meno evidenti di quelle che potrebbe manifestare un bambino di tre anni, richiedono la massima attenzione da parte del personale del nido. L’aiuto di una baby-sitter sarà comunque necessario per “coprire” i periodi di malattia.
  • Tende a ignorare i coetanei: l’ingresso precoce al nido avviene in una fase in cui il contatto con i coetanei non è molto interattivo, perché i bimbi di questa età tendono a ignorarsi.
  • Gli orari sono rigidi: la compresenza di un numero elevato di bambini all’interno della struttura richiede il rispetto di una serie di regole di buona convivenza che spesso limitano gli orari. Maggiore flessibilità, in genere, si può trovare nelle strutture private, che prevedono orari di ingresso e uscita calibrati meglio sulle esigenze dei genitori che lavorano.

L’INSERIMENTO

Negli asili nido sono previsti periodi d’inserimento nei quali la mamma trascorre alcune ore nella struttura insieme al bambino, così da abituarlo con gradualità alla sua assenza. L’inserimento dura circa due-tre settimane. La mamma resta vicino al bambino aiutandolo a entrare in relazione con l’educatrice. Gradualmente, le verrà proposto di allontanarsi, rimanendo comunque all’interno della struttura, per poter tornare subito se necessario. Dopo qualche giorno, il genitore inizia ad assentarsi per periodi sempre più lunghi, fino a quando il bambino mostra di essere tranquillo anche senza la mamma. Resta di fondamentale importanza rispettare i tempi di ogni singolo bambino, senza avere fretta: la gradualità permette al bimbo di fare esperienza, ma anche di assimilare i cambiamenti.

LA BABY SITTER

Vantaggi

  • Si crea un rapporto a due: quando il bambino ha ancora pochi mesi di vita, affidare il piccolo a una baby-sitter sarebbe, secondo gli esperti, la soluzione più indicata. Il rapporto a due consentirebbe, infatti, al bimbo di mantenere un rapporto di vicinanza affettiva con un solo adulto, che per ora è più importante per lui del contatto con i suoi coetanei, con i quali ancora non sembra voler interagire in modo particolare.
  • C’è una maggiore flessibilità: la persona che si prende cura del bambino potrà seguirne meglio i ritmi di sonno e di veglia, le abitudini quotidiane e le preferenze di gioco. La giornata può, quindi, essere ritagliata in modo specifico sulle esigenze del proprio bimbo, senza avere limitazioni di orari fissi o di regole valide per tutti i bambini.
  • C’è continuità con l’ambiente domestico: il piccolo rimane nella sua casa, in un ambiente che quindi conosce molto bene e in mezzo a oggetti e forme che fanno parte della sua esperienza quotidiana. In questo modo mantiene, pur distaccandosi dalla mamma, alcuni punti di riferimento certi.

Svantaggi

  • Il piccolo ha una sola persona di riferimento: il distacco dalla mamma è vissuto come una sorta di abbandono anche nel caso di affido a una baby-sitter. Tuttavia, la presenza di una persona specificamente dedicata a lui attenua più rapidamente le paure e le ansie del piccolo.
  • C’è il rischio di scegliere male: se la scelta della persona che accudirà il bambino non è fatta nel modo corretto, gli effetti negativi ricadranno inevitabilmente anche sul piccolo. Spesso, per motivi economici o pratici (per esempio, per mancanza di tempo), la scelta finisce per ricadere su persone che non sono in possesso dei requisiti ideali per seguire in modo adeguatamente professionale un bambino molto piccolo.
  • Il bimbo si attacca a un’altra figura di riferimento oltre la mamma: c’è il rischio che il bambino possa attaccarsi affettivamente alla persona che lo accudisce e che questa diventi per lui la fonte primaria di riferimento. Tuttavia molto dipende da come i genitori vivono il tempo che possono dedicare al piccolo. È fondamentale quindi, una volta tornati a casa dal lavoro, dedicarsi completamente alla cura del bimbo, ritagliare momenti di intimità come la pappa o il bagnetto, che permetteranno di riacquistare completamente il proprio ruolo di mamma. Il piccolo sarà perfettamente in grado così di riconoscere la funzione fondamentale e insostituibile che la mamma avrà sempre per lui.
  • Ha un costo decisamente superiore: per le fasce di reddito medie il costo di una baby-sitter disponibile ad accudire il piccolo per tutta la giornata può essere di molto superiore a quello della retta dell’asilo nido. Spesso i genitori possono trovarsi, quindi, nella condizione di spendere anche un intero stipendio ogni mese per pagare la persona che si prende cura del piccolo.
Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana
Fontanella quasi chiusa a sei mesi: è un brutto segno?

La (quasi) chiusura della fontanella a sei mesi di età non è un segno allarmante, se lo sviluppo neurologico è normale e la crescita della circonferenza cranica regolare.   »

Tampone vaginale positivo allo streptococco al termine della gravidanza

Può accadere che in prossimità del parto il tampone vaginale rilevi la presenza dell'infezione. In questo caso, all'inizio del travaglio viene praticata la profilassi antibitica per evitare che il bambino venga contagiato al momento della nascita.   »

Influenza in gravidanza: è pericolosa?

Ci possono essere dei rischi, se l'influenza viene contratta nelle prime settimane di gravidanza, a causa della febbre. Nel secondo e nel terzo trimestre è improbabile che il bambino corra particolari pericoli. In generale, è sempre opportuno che una donna in attesa effettui la vaccinazione antiinfluenzale....  »

Fai la tua domanda agli specialisti