Febbre: origine sconosciuta per 1 bimbo su 5

Metella Ronconi A cura di Metella Ronconi Pubblicato il 27/11/2018 Aggiornato il 28/11/2018

La febbre di origine sconosciuta statisticamente colpisce 20 bambini su 100. A Milano è attivo un centro presso il Policlinico

Febbre: origine sconosciuta per 1 bimbo su 5

La febbre è un sintomo molto frequente nei bambini, soprattutto nei primi mesi e nei primi anni di vita, quando le malattie infettive ne rappresentano la causa preponderante. A volte però si presenta senza una causa apparente mettendo ancora di più in allarme i genitori.   Nella maggior parte dei casi, infatti, il rialzo della temperatura corporea ha una causa facilmente riconoscibile, come le infezioni respiratorie o intestinali. Quando, però, la febbre è periodica o ricorrente, potrebbe essere la manifestazione di un disturbo più serio, come, per esempio, una malattia autoinfiammatoria o autoimmune, che deve essere indagata e trattata nel modo più tempestivo e preciso possibile. La febbre di origine sconosciuta (FUO, Fever of Unknown Origin) è caratterizzata da un’elevazione della temperatura corporea al di sopra di 37,9° C e può persistere per settimane senza un’apparente spiegazione.

Un centro al Policlinico di Milano

A Milano opera un centro specializzato per i casi di FUO nei bambini presso l’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura del Policlinico dell’Università degli Studi. Si tratta di un ambulatorio specializzato nel trattamento dei soggetti a rischio o che necessitano di un iter diagnostico-terapeutico complesso. I casi di febbre di origine sconosciuta sono più difficili da diagnosticare nei bambini di età inferiore ai 3 anni, soprattutto quando non vi sono sintomi o reazioni evidenti o quando, come avviene in presenza di malattie autoinfiammatorie associate a febbre periodica, si assiste a un completo benessere del bambino nei periodi che intercorrono tra un episodio febbrile e l’altro.

La sindrome di Kawasaki

La FUO può essere sintomo anche di malattie rare, tra cui la malattia di Kawasaki, una vasculite acuta sistemica che colpisce i vasi di medio e piccolo calibro di tutti i distretti dell’organismo. Nell’80% dei casi colpisce neonati e bambini di età inferiore ai 5 anni, con una lieve preponderanza per il sesso maschile, ed è caratterizzata da febbre per più di 5 giorni. Inizialmente è difficile da diagnosticare. La complicanza più temibile è rappresentata dagli aneurismi coronarici. La malattia può durare fino a tre mesi e avere conseguenze sulla salute future. 

 

 

 
 
 

In breve

IMPORTANTE UNA DIAGNOSI PRECOCE

Susanna Esposito, presidente WAidid (Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici) ha sottolineato l’importanza di una tempestiva diagnosi dei casi di FUO per individuare la terapia più adeguata ed evitare ciò che era la regola fino a un decennio fa, quando il bambino veniva immediatamente trattato con antibiotici e sottoposto a una lunga serie di esami.

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Tic in una bimba di tre anni e mezzo

17/06/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dott. Leonardo Zoccante

In presenza di tic che compaiono all'improvviso è buona regola prima di tutto effettuare alcuni specifici esami del sangue e un tampone faringeo per la ricerca dello streptococco.  »

Bimba di 18 mesi che non vuole più il latte

16/06/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

A svezzamento completato, il latte non è più indispensabile: come ottima alternativa c'è lo yogurt.   »

Una gravidanza dopo aver smesso l'”anello”: quanto ci vuole?

13/06/2021 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisabetta Canitano

La possibilità di rimanere incinta dopo aver smesso la contraccezione ormonale varia da donna a donna: generalizzare non si può.  »

Fai la tua domanda agli specialisti