Il bambino rifiuta il cibo

Quando, intorno all’anno e mezzo, il piccolo inizia a rifiutare un cibo, non è solo perché “non gli piace”. Dietro al suo improvviso atteggiamento di rifiuto possono nascondersi, in realtà, dinamiche molto più complesse

Il rifiuto fa parte della “fase del no”

In primo luogo, intorno a quest’epoca il piccolo entra nell’età dei “no”: il rifiuto a qualsiasi proposta gli venga fatta non è dettato, in linea di massima, da un carattere particolarmente difficile o ribelle, quanto piuttosto dal fatto che il piccolo sta formando gradualmente la sua personalità e quindi vuole sperimentare il suo “potere” sui genitori anche attraverso il cibo. Il bambino, infatti, a questa età non è più il neonato dipendente in tutto e per tutto dalla mamma, che accetta in modo passivo qualsiasi cibo proposto da lei, esattamente come prima succhiava il latte senza problemi. Ora sta diventando un individuo ben definito, con gusti e preferenze tutti personali e l’unico modo per affermarsi è proprio negare quello che per lui, fino a quel momento, è stato una certezza. In pratica, “dire di no” a un cibo è come dire di no al potere assoluto che la mamma ha finora esercitato su di lui. E, in genere, il cibo che viene rifiutato con maggiore convinzione è proprio quello al quale la mamma tiene particolarmente, come la carne o le verdure.

Usare la fantasia

Se il piccolo si annoia a stare a lungo sul seggiolone o vede il pasto come un momento di interruzione dal gioco, si può provare a rendere il momento del cibo un’occasione per divertirlo. Perfarlo, basta lasciare andare un po’ la fantasia: una montagna di spinaci fumanti può “trasformarsi” in un vulcano, rondelle di zucchine disposte in fila nel piatto possono somigliare a un simpatico bruco, da fettine di carote e pomodori possono nascere fiori che si allungano nel piatto su steli di fagiolini. Allo stesso modo anche la carne può essere disposta nel piatto in modo più allettante. Se il piccolo apprezza questi sforzi, e quindi mangia le verdure e la carne, il tempo impiegato in queste preparazioni è ben speso. L’importante è valutare se con il proprio bambino queste astuzie sono davvero efficaci. Non tutti i bimbi, infatti, amano questi trucchi e possono quindi rifiutare comunque il piatto di verdure. Questo finisce per ingenerare un circolo vizioso di tensioni, perché la mamma prova una sensazione di frustrazione che la può rendere ancora più nervosa e irritabile, di conseguenza il bimbo può vivere il momento del pasto con ansia sempre maggiore.

Gli atteggiamenti giusti

Su questo punto tutti i pediatri si trovano pienamente d’accordo: un atteggiamento sereno da parte della mamma (o di chi propone il cibo al bambino) è il primo passo per porre le basi di una corretta educazione alimentare. Ecco, quindi, qualche consiglio utile per i genitori.
Intorno ai due anni-due anni e mezzo di età, in media, si conclude la fase del rifiuto, anche in coincidenza con una maggiore frequentazione dei coetanei, che porta al confronto continuo con essi. Di conseguenza, anche il rapporto con il cibo, in genere, tende a stabilizzarsi verso questo periodo. Se la mamma si appresta a offrire il cibo al piccolo con eccessiva ansia, il bambino inevitabilmente percepirà la preoccupazione del genitore e si “divertirà” a tiranneggiare la mamma, mostrandosi ancora più ostinato nel rifiuto del cibo che lei si ostina a proporgli. Poter toccare il contenuto nel piatto, provare a portarselo alla bocca da solo, anche “pasticciare” con il cibo, per il piccolo sono esperienze estremamente importanti, che lo aiutano a essere attivo nei confronti di ciò che mangia. Quindi è bene che i genitori lo lascino fare, anche se questo comporta che si sporchi i vestiti o che imbratti il seggiolone. Nei primi mesi un bimbo fa anche sei pasti al giorno. Via via che il suo stomaco si abitua a quantità di cibo più abbondanti, anche i pasti tendono a diminuire di numero, per lasciare un tempo sufficiente alla digestione. Gli spuntini di metà pomeriggio, quindi, sono in genere una buonaabitudine, ma niente impedisce di eliminarli se questo comporta poi che il piccolo non si nutra bene al momento dei pasti. Non cercare di convincere il bambino a mangiare con promesse o ricatti. Frasi del tipo “se mangi la carne, ti darò una caramella” oppure “se mangi le verdure, ti compro un regalo” sono solo un modo per abituare il bimbo a considerare l’alimento una specie La carne, le verdure e ogni altro alimento non particolarmente amato dal piccolo non devono mai essere imposti, ma offerti con molta pazienza e costanza, facendoli comparire regolarmente sulla tavola di casa.

Se non vuole la carne

Secondo i pediatri, la carne dovrebbe comparire sulla tavola di un bambino almeno quattro volte alla settimana. Si tratta, infatti, di un alimento indispensabile, in quanto fornisce diversi nutrienti importanti per la crescita e il benessere dell’organismo. Anzitutto questo alimento è fondamentale perché fornisce una valida scorta di ferro, una sostanza indispensabile per formare i globuli rossi, le cellule del sangue deputate al trasporto dell’ossigeno in tutto il corpo. Nei primi mesi di vita, il fabbisogno di ferro non è molto elevato, perché il neonato possiede i globuli rossi che gli sono stati trasmessi dalla mamma durante la gravidanza, attraverso la placenta (l’organo che nutre e ossigena il feto). Dopo il quinto mese, però, l’organismo del bambino inizia a produrre globuli rossi propri: ha, quindi, bisogno di assumere questo prezioso minerale attraverso gli alimenti. La carne ne è la fonte migliore perché il tipo di ferro che essa apporta è altamente biodisponibile, cioè totalmente assorbibile da parte dell’organismo umano.

Per le proteine nobili

Oltre che per il ferro, la carne è importante perché contiene proteine nobili, ossia complete, indispensabili per la formazione di muscoli, tessuti, ossa, per la maturazione del sistema immunitario (cioè di difesa dell’organismo), per la trasmissione degli impulsi nervosi e per altre funzioni vitali. La carne, infine, contiene vitamine del gruppo B (B1, B2 e B12), che intervengono nei processi di assimilazione delle proteine, dei carboidrati e dei grassi e forniscono energia all’organismo. La carne è importante soprattutto per la B12, presente soltanto negli alimenti di origine animale.

Con quali cibi sostiuirla

Vanno rivalutati i secondi “alternativi”, cioè i piatti a base di pesce, uova e latticini. Contengono meno ferro rispetto alla carne ma, essendo di origine animale, apportano altrettante proteine nobili. Le uova e il pesce, inoltre, sono ricchi di vitamine del gruppo B, come la carne. Dovrebbero comparire nella dieta del bambino due volte la settimana. Il pesce, che tra l’altro apporta sostanze indispensabili per il sistema nervoso, dovrebbe essere offerto al piccolo anche qualche volta in più alla settimana. In sostituzione della carne, si possono proporre al piccolo anche altri alimenti che contengano il ferro, come i cereali, i legumi e i vegetali a foglia verde. È bene però ricordare che il ferro di derivazione vegetale non è del tutto assimilabile dall’organismo. Quindi è meno “utile” rispetto al ferro contenuto nelle carni. Per facilitarne l’assorbimento, si può provare a offrire al piccolo un bicchiere di succo d’arancia (o di altri agrumi graditi) appena spremuto: la vitamina C aumenta la capacità dell’organismo di sfruttare il ferro di origine vegetale.

I trucchi per renderla più appetitosa

Per invogliare il bambino a mangiare la carne più volentieri, si può cercare di presentarla in modo diverso. Quindi, invece, che dargli la solita fettina cotta al vapore, si possono provare metodi di preparazione più allettanti. Ecco qualche esempio:

  • la fettina al vapore può essere frullata e unita al sugo di pomodoro per condire la pasta oppure aggiunta al passato di verdura;
  • con un po’ di carne trita, patata lessa, uovo e pangrattato si possono preparare polpette che poi, cotte al forno senza grassi, costituiscono un piatto leggero e digeribile, ricco di ferro e proteine;
  • le stesse polpette, in formato più ridotto, possono essere cotte direttamente nel passato di verdura o nella minestrina;
  • infine, quasi tutti i bimbi amano il prosciutto cotto (che tra l’altro, essendo un derivato della carne, ha un buon apporto di ferro), che può essere usato per “travestire” la fettina. Basta avvolgere la carne nel prosciutto, passarla in padella con un po’ d’acqua e un filo di olio di oliva e lasciare cuocere qualche minuto da entrambi i lati.
Se non vuole le verdure

La verdura è l’altro grande problema delle mamme alle prese con un bambino capriccioso a tavola, forse ancora più serio della carne. Perché se questa può essere assunta anche saltuariamente, la verdura (come la frutta) andrebbe consumata tutti i giorni. Oltretutto andrebbe mangiata cruda perché qualsiasi tipo di cottura, soprattutto se prolungata (come avviene per esempio per i minestroni), elimina quasi del tutto il patrimonio vitaminico, indispensabile all’organismo umano. Sono proprio i vegetali a fornire le maggiori quantità di vitamine, sostanze indispensabili per la salute e per il normale accrescimento dell’organismo. La vitamina A, per esempio, che influenza l’accrescimento, protegge pelle e vista, è presente nelle carote, negli spinaci e nei pomodori. La vitamina C, importante per il metabolismo e le difese immunitarie, si trova nei pomodori e nei cavoli. La vitamina K, che regola il processo di coagulazione del sangue, è presente in tutte le verdure fresche. Le verdure contengono poi molte fibre, necessarie per mantenere la funzionalità dell’intestino regolare: l’organismo, infatti, non riesce a intaccare queste sostanze, che quindi agiscono sulle pareti intestinali, ripulendole e portando via con sé, proprio come una scopa, le sostanze di scarto. Fondamentale infine è l’apporto di sali minerali come il calcio (contenuto nei vegetali verdi, nei piselli e nei fagioli), il magnesio (presente nei vegetali a foglia verde e nei legumi), il potassio (nei pomodori).

Sostituirle con la frutta

In attesa che il bambino impari ad apprezzare anche le verdure, si può sempre ricorrere alla frutta fresca, generalmente abbastanza amata anche dai più piccoli. Dopo l’anno e mezzo di vita, un bimbo può mangiare praticamente di tutto, a parte alcune varietà esotiche (più a rischio di allergia). Oltre alla mela, alla pera e alla banana, via libera quindi anche ai frutti di stagione:

  • in autunno si possono proporre l’uva e il cachi, particolarmente ricchi di zuccheri, indispensabili per dare energia, di potassio, essenziale per la funzionalità muscolare e nervosa, e di vitamine;
  • in primavera e poi in estate si possono far provare le fragole, le prugne, le pesche e le albicocche, che contengono antiossidanti, sostanze capaci di proteggere l’organismo dalle tossine e di rafforzare il sistema immunitario (cioè di difesa), soprattutto se si vive in un ambiente particolarmente inquinato;
  • sono molto indicate anche le arance e i mandarini, ricchissimi di vitamina C, magari offerti in spremute, eventualmente addolcite con un po’ di zucchero o con un cucchiaio di miele.
I trucchi per renderle più appetitose

È difficile che un bambino di un anno e mezzo mangi piatti di insalata e verdure fresche: oltre a trovarle poco appetitose, non ha ancora gli strumenti per masticare questi cibi, cioè un numero sufficiente di molari. È inutile, quindi, deprimersi se rifiuta alcuni tipi di verdure crude. Fanno eccezione i pomodori, che in genere sono graditi, soprattutto se ben maturi, tagliati a pezzetti molto piccoli e conditi. In generale, è consigliabile proporre al piccolo le verdure cotte. È vero che ogni procedimento di cottura elimina buona parte delle vitamine, ma si possono adottare alcuni trucchi per limitare al minimo la dispersione di nutrienti. Occorre preferire la cottura al vapore (che oltretutto mantiene i cibi più gustosi) e lasciare le verdure tagliate a pezzi grossolani, in modo da limitare il più possibile la dispersione di vitamine e sali minerali. Inoltre, si possono adottare trucchi, come proporre le verdure sotto forma di polpette (per esempio, con l’aggiunta di carne trita, formaggio grattugiato e prosciutto tritato), cotte al forno. Anche il purè in genere piace ai più piccoli: prepararlo è semplice, basta aggiungere alle patate, lessate e schiacciate, piselli, zucca, carote, zucchine e spinaci lessati e, alla fine, spolverizzare di parmigiano o grana grattugiato. Con il purè si possono anche inventare torte di verdura, polpettoni o frittate: l’importante è che il bimbo non perda l’abitudine al sapore, al colore e alla consistenza delle verdure.

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