Terribili due: sintomi, quanto durano e come affrontarli al meglio

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 08/05/2026 Aggiornato il 09/05/2026

Un normale periodo di evoluzione che attraversano tutti i bambini. Calma e serenità sono il segreto per gestirli al meglio.

terribili due

I terribili due o i cosiddetti terrible two,  per dirlo all’inglese, sono una fase piuttosto impegnativa che quasi tutti i bambini attraversano attorno ai 24 mesi di età. Da piccoli teneri, coccoloni e dolci iniziano a manifestare capricci, crisi di pianto e sbalzi di umore. I genitori spesso sono presi alla sprovvista e non sanno come affrontare questo nuovo aspetto del comportamento del figlio. 

I terribili due sono molto impegnativi per quasi tutti i bambini. Alcuni vivono questo periodo in modo relativamente soft, con qualche crisi di pianto o sbalzo di umore. Altri piccoli vanno incontro a manifestazioni più eclatanti, come capricci, rifiuti ostinati a qualsiasi proposta dei genitori, lanci di oggetti. Qualcuno addirittura si butta sul pavimento urlando e battendo i piedi.

È facile che la famiglia si preoccupi, che pensi che il bimbo stia poco bene o arrivi perfino a credere di non essere stata in grado di educarlo. Nulla di tutto questo. Semplicemente il bambino sta crescendo dal punto di vista cognitivo e psicologico, affermando gusti e personalità propri. Questo passa anche attraverso la messa in discussione di tutto quello che i genitori gli hanno insegnato, attraverso rifiuti, capricci, pianti inconsolabili e immotivati.

I sintomi tipici di questo periodo

Possono poi subentrare altri fattori esterni che rendono i terribili due ancora più complessi.

Attorno ai due-tre anni un bambino è più consapevole, quindi vive in modo più intenso e talvolta problematico eventi come l’ingresso alla scuola per l’infanzia o la nascita di un fratellino.

Queste situazioni aumentano la sua insicurezza, il bisogno di richieste e attenzioni da parte dei genitori e lo rendono meno preparato ai cambiamenti che avverte dentro di sé. Possono allora comparire dei veri e propri sintomi e segnali di comportamento abbastanza tipici, come per esempio:

  • tendenza a chiudersi in se stesso, diminuendo le interazioni con i genitori
  • crisi di pianto improvvise e per cause assolutamente banali
  • rifiuto ostinato anche a giochi, iniziative o cibi che prima erano apprezzati
  • aggressività fisica o psicologica verso i famigliari e gli altri bambini
  • tendenza a fare capricci e a ripetere la parola “no”.

Come affrontarli

È sicuramente una fase non semplice della crescita, che può mettere in crisi anche i genitori più sereni, facendo nascere dubbi sulle capacità educative.

Mantenere la calma è invece il segreto per affrontare questo periodo che, come abbiamo detto, attraversano praticamente tutti i bambini e che è essenziale per la loro maturazione psicologica. Alcuni comportamenti possono essere utili per aiutare il piccolo ad attraversare questo momento e per restituire ai genitori fiducia e tranquillità.

Gestire i capricci

Molti genitori non sanno come comportarsi di fronte a capricci e crisi di pianto dei bambini. Una volta appurato, anche con il parere del pediatra, che non ci sono problemi di salute, è importante non cedere a richieste e ricatti del piccolo, oltre a non farsi esasperare dai rifiuti continui. Un sorriso, un atteggiamento sereno e calmo hanno l’effetto di rasserenare il bambino e di trasmettergli sicurezza.

Limitare le situazioni di stress

Tutti i genitori sanno quali sono le circostanze che scatenano le reazioni dei terribili due: l’attesa al supermercato, il viaggio in auto e così via. Sarebbe opportuno, nel limite del possibile, evitare l’esposizione a questi momenti, oppure proporre diversivi che aiutino il bambino a distrarsi, canalizzando le energie verso qualcosa si positivo: possono bastare un libro adatto all’età o qualche coccola.

Offrire rassicurazione

Durante questa fase i bambini esprimono i loro desideri e ribadiscono che stanno crescendo. Pianti e capricci sono però anche il segnale che hanno ancora molto bisogno dei genitori. Sgridate, confronti con gli altri bambini “più bravi” e urla peggiorano solo la situazione. Al contrario, un abbraccio trasmette un messaggio essenziale: “io sono sempre qui per te”.

Permettergli di sfogare le sue energie

È essenziale garantire al bambino ogni giorno una dose di gioco all’aperto, in modo che possa esprimere la sua energia e sfogare le emozioni. Anche se, spesso, rifiuta, portiamolo in un parco o giardino dove possa correre, saltare, fare movimento, interagendo e confrontandosi con i coetanei.

Assicurargli un ambiente tranquillo

La casa deve garantire al bambino un rifugio sicuro e sereno, dove dare sfogo alla sua creatività e libertà cognitiva. Accertiamoci quindi che i materiali con cui gioca siano sicuri e possano fornirgli idee, limitiamo i rischi all’interno della casa (per esempio eliminando spigoli, arredi che fanno inciampare e così via) e forniamo giocattoli che lo stimolino regalandogli benessere, per esempio la scatola della rabbia.
 

Quanto durano i terribili due

I terribili due sono comunque destinati a concludersi nel giro di qualche mese, al massimo di un anno. Si tratta infatti di una fase evolutiva comune, che contribuisce alla crescita del bambino.

Solitamente inizia attorno ai 18 mesi e si conclude verso i 36 mesi, tanto è vero che qualcuno parla anche di “terribili tre”. Ci sono normali differenze tra i bambini, perché qualcuno matura prima, altri più tardi. Dipende dal carattere, dai fattori esterni ed è quindi importante non fare confronti con gli altri piccoli.

 

 

 
 
 

In sintesi

Dai 18 ai 36 mesi è il periodo dei terribili due, in cui il bambino inizia ad affermare i suoi gusti e la sua personalità. Capricci, pianti, “no” ostinati sono il suo modo per affrancarsi dai genitori. Al tempo stesso, però, ha ancora bisogno di coccole e rassicurazioni affettive.

 

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