Anoressia nervosa nelle adolescenti e preadolescenti

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 04/03/2026 Aggiornato il 04/03/2026

Interessa un numero crescente di ragazze, sempre più giovani: il rifiuto del cibo nasconde un disagio psicologico profondo da affrontare con l’aiuto di professionisti che si facciano carico degli aspetti fisici e psicologi del disturbo.

Anoressia nervosa nelle adolescenti e preadolescenti

L’anoressia nervosa non è una malattia come tante altre con sintomi precisi e una terapia codificata. È un disturbo che nasce dalla mente per manifestarsi sul corpo determinando un insistente rifiuto del cibo.

Questo comporta un progressivo calo di peso che provoca carenze tali da portare alla scomparsa del ciclo mestruale e a una serie di problematiche di salute che possono sfociare nella conclusione più tragica come testimoniano tristemente molti casi di cronaca. L’intento delle ragazze che ne soffrono, sempre più giovani tanto che l’anoressia interessa oggi anche la fase preadolescenziale, è quello di raggiungere una magrezza che sembra non essere mai quella desiderata: da qui il calcolo ossessivo delle calorie, il controllo spasmodico del peso, l’aumento dell’attività fisica, la negazione del sintomo della fame, il procurarsi il vomito qualora si ceda alla tentazione del cibo.

Non si tratta in ogni caso di un semplice bisogno di vedersi magre, ma di un tentativo di controllare tutto controllando la propria immagine. Per l’adolescente anoressica uscire dalla spirale perversa del rifiuto del cibo è molto difficile senza un aiuto dall’esterno come del resto è complesso per i genitori offrirle il supporto necessario, del resto così importante: ecco perché rivolgersi a professionisti, associazioni e servizi che si occupano nello specifico dei disturbi dell’alimentazione rappresenta la strada migliore per arrivare a una soluzione di una situazione che può avere esiti drammatici.

Come capire di cosa si tratta

Occorre partire dal presupposto che il mondo interiore di una ragazza che soffre di anoressia è sconosciuto all’adolescente stessa e a maggior ragione impenetrabile per chi le sta vicino. Ma ci sono in ogni caso segnali esteriori che mettono ben in luce il dramma interiore che l’adolescente sta vivendo:

  • il progressivo dimagrimento: l’anoressia si manifesta con il rifiuto del cibo. Il tutto parte inizialmente con l’idea di una dieta per diventare a poco a poco una riduzione progressiva e costante della qualità e della quantità di cibo assunto giornalmente con un calo significativo del peso. L’adolescente anoressica sceglie cosa mangiare indipendentemente da quello che si cucina in famiglia, comincia a calcolare spasmodicamente le calorie che assume, si pesa di continuo, cerca in ogni modo di evitare di sedersi a tavola
  • la scomparsa del ciclo mestruale: un corpo che si vede negare il nutrimento necessario alle sue funzioni mette in atto meccanismi di difesa che gli consentano di risparmiare elementi vitali. Ecco perché di fronte a un progressivo dimagrimento il fisico reagisce evitando le perdite di sangue mensili: l’assenza di ciclo mestruale per oltre tre mesi, se non determinata da note cause fisiche, è il segnale più chiaro che una ragazza soffre di anoressia
  • la comparsa di crisi bulimiche: nel 75% dei casi l’anoressia si associa alla bulimia. Di fronte alle continue restrizioni alimentari, un’adolescente anoressica può infatti cedere alla tentazione di mangiare più di quello che, secondo il suo criterio, dovrebbe fare e per compensare si induce il vomito.
  • la presenza di problematiche di salute: la mancata assunzione di cibo comporta una serie di carenze che si ripercuotono sullo stato di salute. Si possono presentare insufficienza renale, perdita dei capelli e dei denti fino ad arrivare a un arresto cardiaco con conseguenze fatali
  • il cambiamento nei comportamenti: un’osservazione attenta di come l’adolescente si comporta può rendere conto della problematica: un’adolescente anoressica tende, infatti, ad evitare in ogni modo tutto quanto possa rappresentare un invito a mangiare, dalle cene in famiglia alle feste. Spesso succede che, proprio per distrarre l’attenzione dal suo rifiuto di mangiare, la ragazza metta in atto quella che si definisce” alimentazione vicaria” che consiste nel cercare di far mangiare gli altri al posto suo cucinando per loro grandi quantità di cibo
  • l’aumento dell’attività fisica: un’adolescente anoressica vive il proprio corpo come assolutamente inadeguato in termini di peso e di forma. È per questo che accanto al rifiuto del cibo viene messa in atto una strategia di movimento che comporta spesso allenamenti intensi al limite dello svenimento. L’attività fisica viene infatti vissuta come una sorta di compensazione per il cibo assunto: per quanto la ragazza anoressica mangi pochissimo a pranzo o a cena si sente in dovere di fare subito del movimento per bruciare le calorie che ha introdotto
  • la tendenza all’isolamento: il bisogno esasperato di controllare il cibo porta spesso l’adolescente a rifiutare il contatto non solo con gli adulti ma anche con i coetanei, soprattutto quelli più vicini e sensibili che tendono a farsi carico e a sottolineare un problema che invece la ragazza continua a negare. La mancata accettazione del proprio corpo comporta difficoltà di relazione, soprattutto con l’altro sesso, che si scontrano per altro con un esasperato bisogno di attenzione, di affetto e di contatto fisico.

Alle problematiche che si presentano nel presente di chi soffre di anoressia vanno aggiunte quelle che possono manifestarsi in età adulta: l’assenza di mestruazioni comporta infatti un rischio più elevato di osteoporosi, mentre la carenza di cibo alternata con episodi di vomito può portare a un’erosione dello smalto con disturbi dentali anche importanti. Senza contare che rapidi dimagrimenti comportano una perdita di tonicità difficilmente recuperabile.

Le possibili cause

L’anoressia nervosa rientra nel novero dei disturbi del comportamento alimentare. Non è quindi una malattia con un’origine organica, bensì una problematica che affonda le radici nella psiche delle ragazze che ne soffrono e che nasce da cause diverse:

  • problematiche psicologiche: controllare il cibo rappresenta un modo per controllare la propria vita, il mondo esteriore e la propria sofferenza interiore. Dimagrire è il modo con cui un’adolescente anoressica esprime un dolore profondo, una sofferenza psicologica: dietro c’è l’illusione che, cambiando il proprio corpo, sia possibile cambiare anche il proprio modo di essere e modificare la realtà che viene spesso vissuta come troppo difficile da affrontare 
  • condizioni familiari: parlando di anoressia è importante non fare mai generalizzazioni. In ogni caso è stato osservato che spesso le ragazze che soffrono di questo disturbo provengono da famiglie molto protettive e da contesti familiari chiusi che tendono a premiare la disciplina, il rigore, il raggiungimento degli obiettivi ad ogni costo; una sorta di “gabbia dorata” dalla quale si tenta di sfuggire “scomparendo” con il corpo nel timore di non essere adeguate alle richieste della famiglia in primis, ma anche della società e di non essere quindi accettate.
  • fattori socioculturali: nel quadro di una condizione complessa come quella dell’anoressia vanno presi anche in considerazione i modelli socioculturali che enfatizzano la magrezza come elemento di affermazione in ambito personale, sociale e professionale. Un obiettivo proposto con particolare enfasi dai media e dai social: non a caso è questo uno degli elementi indicati come responsabili dell’età sempre più bassa con cui l’anoressia si manifesta interessando persino ragazze nella fase di preadolescenza, dagli 11 ai 14 anni.

A chi rivolgersi e come affrontare la malattia

È importante capire, da parte di chi ne è coinvolta direttamente ma soprattutto dai genitori o comunque dai familiari, che è molto difficile, per non dire impossibile, uscire da soli dal tunnel dell’anoressia. Servono aiuti concreti che permettano in primis di analizzare la situazione e di indicare la strada da seguire per intervenire in modo corretto e con risultati concreti. A chi rivolgersi quindi?

  • Si può esporre la situazione al pediatra o al medico di famiglia che possono dare le prime indicazioni del caso e indirizzare verso un centro ospedaliero specializzato in disturbi del comportamento alimentare
  • Ci si può rivolgere a uno psicologo facendo attenzione che è sempre opportuno chiedere il supporto di un professionista che abbia competenze in tema di disturbi alimentari nella fascia adolescenziale
  • SOS Disturbi Alimentari, che risponde al numero verde 800 180 969, è un servizio di counseling telefonico che offre uno spazio di ascolto e di orientamento per chiunque si trovi a fronteggiare una problematica alimentare. Mette inoltre a disposizione un ampio e aggiornato elenco di servizi pubblici e associazioni dedicate nello specifico alla cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione disponibili su tutto il territorio nazionale. Cliccando su SOS Disturbi Alimentari è possibile selezionare la propria regione e trovare i servizi e le associazioni attive
  • Per avere informazioni e supporto ci si può rivolgere anche ad ABA, Associazione Bulimia Anoressia, che mette a disposizione il numero 346-6982868 e l’email info@bulimianoressa.it

La cura

La complessità della problematica fa sì che l’anoressia debba essere affrontata da diversi punti di vista coinvolgendo più figure professionali, nutrizionisti, psicologi, psichiatri, ma anche medici di medicina generale.

Trattamento dei sintomi clinici: in primo luogo è basilare intervenire, anche con un ricovero se necessario, sulle condizioni fisiche alterate dal dimagrimento ripristinando il corretto equilibrio idro-salino, monitorando le condizioni dei vari organi e assicurando, quando opportuno, un apporto minimo di nutrienti anche attraverso flebo nei casi più gravi.

Intervento psicologico: tenendo conto del fatto che ci si trova davanti a un disturbo che coinvolge la sfera psichica è basilare prevedere un intervento di supporto psicologico e psichiatrico, anche con eventuale prescrizione di farmaci, che interessi in primo luogo la ragazza, ma coinvolga anche la famiglia. Proprio perché le motivazioni che portano a dimagrire fino quasi a scomparire sono così profonde, il percorso verso la guarigione è lungo e complesso: occorre infatti che la ragazza arrivi a trovare dentro di sé strumenti che le permettano di affrontare la realtà senza cercare di anestetizzare la propria sofferenza attraverso il rifiuto del cibo. Non basta crescere: serve prendere consapevolezza dei propri sentimenti, trovare la capacità di esprimerli, “attrezzarsi” psicologicamente per affrontare quello che la vita pone davanti.

Cosa può fare un genitore

Spesso la si definisce una “malattia silenziosa”. L’anoressia non si manifesta infatti in modo improvviso, eclatante, come succede con molte altre patologie, e per di più chi ne soffre tende a negare il problema soprattutto con le persone che le sono più vicine. Senza trascurare il fatto che l’anoressia si innesta in un contesto per altro già difficile come quello dell’adolescenza, quando il rapporto genitori-figli va incontro a “fisiologiche” difficoltà amplificate dal rifiuto del cibo che crea tensioni a volte al limite dello scontro.

Davanti all’anoressia nervosa i genitori si trovano a vivere una condizione spesso drammatica dove dubbi e ansie si alternano a momenti di vero e proprio sconforto, a una sensazione di impotenza che a volta sconfina nella rabbia e nell’aggressività nei confronti della ragazza.

Cercare un aiuto esterno è il primo passo, e il più importante, da fare. Come succede anche in altre situazioni, infatti, l’essere eccessivamente coinvolti in una situazione porta a non avere la lucidità necessaria per analizzarla e affrontarla. Se è importante che l’adolescente abbia un aiuto, è altrettanto importante che siano anche i genitori a ricorrervi: un problema come l’anoressia può infatti far nascere negli adulti un senso di colpa che rischia di sfociare anche in accuse reciproche tra i partner che, oltre a non essere d’aiuto per la ragazza, finiscono persino per mettere in discussione la coppia genitoriale.

Senza contare che l’atteggiamento di rifiuto del cibo può scatenare, anche sulla base di vissuti personali, comportamenti che oscillano dall’accettazione passiva all’intervento violento che passa dallo scontro verbale e arriva alla coercizione nel tentativo che qualcosa, sia un cucchiaio di zucchero piuttosto che un pezzo di cioccolato, venga assunto.

È necessario, e qui serve l’aiuto esterno, comprendere che nessuno dei due atteggiamenti può dare risultati se non quello di esasperare ancora di più la situazione; occorre grande equilibrio per arrivare a capire che un’adolescente anoressica è innanzitutto un’adolescente che sta chiedendo aiuto: la sua sofferenza va interpretata per quello che è, non certo come un capriccio e neppure come una momentanea mania dell’età, ma soprattutto va accolta, senza negarla minimizzandola, ma anche senza drammatizzarla amplificandola. Una prova difficilissima che chiede unità d’intenti tra i due genitori, scelte condivise e un esercizio costante dell’empatia, dell’accoglienza e della pazienza: un’adolescente che soffre di anoressia ha bisogno di un sostegno costante per affrontare il problema e i genitori, a dispetto di tutto, rappresentano il suo riferimento più importante e significativo.

 

In breve

Per un’adolescente anoressica, sia pure inconsapevolmente, i genitori rappresentano le figure alle quali rivolgere una richiesta di aiuto per la propria sofferenza psicologica. Per questo è importante che, per quanto consapevoli della difficoltà, gli adulti di riferimento affrontino la situazione con tempestività e nel modo più opportuno chiedendo un supporto esterno, imprescindibile per arrivare a una soluzione del disturbo.

 

Fonti / Bibliografia

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