Con il termine “bullismo” si indica una condizione di sofferenza e di angoscia, che vive un bambino o un ragazzino a opera di uno o più compagni. Oltre a vivere un doloroso e frustrante senso di colpa, per non essere capace di difendersi dalle prepotenze, la giovanissima vittima finisce generalmente per essere emarginata dal gruppo dei compagni o dei cosiddetti “amici”.
Il bullismo a scuola si esprime in due modi: può essere “diretto”, quando gli attacchi sono evidenti e ben visibili (da spintoni, calci e pugni a minacce, prese in giro ed estorsione di oggetti personali) oppure “indiretto”, quando le violenze sono più velate o nascoste (come calunnie o maldicenze).
Purtroppo, chi subisce questo genere di soprusi, quasi mai trova il coraggio di rivelare quello che gli sta accadendo. Per vergogna oppure per paura di eventuali ritorsioni da parte dei persecutori, ma anche perché i continui maltrattamenti – fisici e/o psicologici – finiscono con il creare ferite psicologiche profonde e minare la fiducia in se stessi.
I campanelli d’allarme
Ci sono alcuni comportamenti che possono essere considerati dei veri e propri campanelli d’allarme. E che i genitori non devono, quindi, mai sottovalutare. Un bambino o ragazzino vittima del bullismo a scuola soffre facilmente di mal di testa e mal di stomaco, oltre ad avere sbalzi d’umore e crisi di ansia o panico; dorme male e fa spesso brutti sogni. Attenzione, poi, se il proprio figlio torna a casa con i vestiti stracciati o con gli oggetti personali rovinati, se non invita mai i compagni di classe, se nasconde lividi, ferite, tagli o se improvvisamente il suo rendimento scolastico cala.
Come intervenire?
Per combattere efficacemente il bullismo a scuola è fondamentale intervenire il prima possibile. Tutti gli adulti di riferimento possono fare qualcosa per prevenire e contrastare questo fenomeno: genitori, insegnanti, esperti. I genitori, in particolare, hanno un ruolo determinante perché spesso sono gli unici a poter osservare i campanelli d’allarme, visto che i bambini e i ragazzini difficilmente parlano esplicitamente. Una volta riconosciuto il problema, i genitori possono lavorare per favorire il dialogo, senza atteggiamenti colpevolizzanti e/o punitivi, comunicando costantemente con la scuola. Gli insegnanti, a loro volta, hanno un prezioso ruolo di “prevenzione” del bullismo a scuola. È importante infatti che promuovano la mentalità del rispetto e della solidarietà tra i bambini e gli adolescenti. E che anche loro collaborino con mamme e papà per individuare i segnali più o meno sommersi che i ragazzi manifestano. Punire il bullo e iperproteggere la vittima non si è dimostrata una strada vincente: molto meglio responsabilizzare la vittima e aiutare i bullo a “cambiare”. In alcuni casi può essere indispensabile rivolgersi a un esperto e seguire una terapia familiare, che spieghi ai genitori come aiutare i propri figli, e che accompagni i giovanissimi a gestire i loro conflitti. Per saperne di più, www.stopalbullismo.it
In breve
Può essere fisico e psicologico
Il bullismo può esprimersi in maniera esplicita (con violenze fisiche o verbali) oppure essere più subdolo perché velato o nascosto (con calunnie o maldicenze). In ogni caso, il bambino o ragazzino che ne è vittima tende a nascondere quello che sta vivendo. Per paura o vergogna.