Cyberbullismo: adolescenti inconsapevoli dei pericoli

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 22/05/2017 Aggiornato il 22/05/2017

È stata appena approvata la legge di contrasto al cyberbullismo, ma da un sondaggio è emerso che spesso gli adolescenti non si rendono conto della gravità del fenomeno

Cyberbullismo: adolescenti inconsapevoli dei pericoli

Da un’indagine condotta da Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico, è emerso un dato preoccupante. E cioè che gli adolescenti del campione, infatti, hanno dimostrato di non valutare seriamente le conseguenze della violenza.

Pericoli sottovalutati

Atti di bullismo, cyberbullismo, aggressività e selfie del proprio suicidio sarebbero giudicati in modo non negativo da sette ragazzi su dieci, all’interno del campione delle 800 persone intervistate. Quasi tutti gli intervistati hanno dimostrato di non comprendere la gravità di azioni come la violenza fisica o verbale nei confronti di un adolescente. Sottolinea Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta e presidente Eurodap, “secondo il 70% del campione, questi atti vengono messi in atto di solito per curiosità. Secondo le risposte raccolte, chi agisce con violenza fisica e verbale su un’altra persona, chi maltratta i genitori, chi mette in pericolo la propria vita e quella degli altri, lo fa perché queste azioni danno eccitazione; oppure si mettono in pratica tanto per fare qualcosa e vedere la reazione nell’altro. Sul fronte droghe le risposte sono poi molto pericolose. La maggior parte dei giovani sostiene che usare droghe sia normale”.

Gli adulti hanno una percezione diversa

Gli adolescenti intervistati hanno affermato che queste azioni di violenza sono sempre esistite e che solo ora, nell’era di Internet, siano più conosciute. Purtroppo, solo un esiguo 30% dei ragazzi pensa che questi comportamenti siano condannabili, tendendo comunque a scaricare all’esterno la responsabilità. Tra i 25 e i 45 anni, l’80% del campione considera questi atti sicuramente negativi e pericolosi, ma li etichetta come bravate, attribuendone la responsabilità ai social media. Solo i 45 e i 65 anni, l’80% è davvero consapevole della pericolosità della violenza giovanile, pur sempre imputandola al ruolo di Internet e della scuola.

Il ruolo centrale della famiglia

Per Vinciguerra, sulla famiglia ricade la responsabilità maggiore. Spesso – sottolinea – si pensa che accudire i figli significhi proteggerli e renderli felici(), mentre in realtà “accudire i figli è farli sentire certamente amati, senza pretendere che siano quello che noi vorremmo, rispettando e sostenendo le loro caratteristiche, ma sempre in aderenza alla realtà e con l’intento di renderli autonomi”.

 

 

 
 
 

Lo sapevi che?

Il disturbo di comportamento antisociale è una modalità di comportamento generalizzato nella maggior parte degli adolescenti.

 

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