Profilattici a scuola: calano le infezioni e non aumentano i rapporti

Metella Ronconi A cura di Metella Ronconi Pubblicato il 14/05/2019 Aggiornato il 14/05/2019

L’educazione sessuale a scuola fa bene ai ragazzi e distribuire i profilattici evita gravidanze indesiderate e malattie veneree

Profilattici a scuola: calano le infezioni e non aumentano i rapporti

L’educazione sessuale a scuola in Italia è ancora un tabù nonostante i dati positivi di molte ricerche al riguardo. Uno studio pubblicato recentemente sulla rivista medica Journal Adolescent Health ha analizzato l’impatto dei programmi di disponibilità dei profilattici a scuola sui comportamenti e sulla salute sessuale degli studenti delle scuole superiori.

Un programma per gli adolescenti

Per la ricerca sono stati analizzati i dati di un programma definito Cap (Condom availability program), diffuso in America del Nord e in altri Paesi, che rende disponibili i profilattici nelle scuole. In alcuni casi è previsto anche un programma più ampio, completo di educazione sessuale, in cui gli studenti ricevono anche informazioni sulle Ist (Infezioni sessualmente trasmesse), l’Hiv, la gravidanza e la contraccezione, nonché le istruzioni per il corretto e costante uso del profilattico. Altre volte si tratta soltanto della possibilità di procurarsi il profilattico all’interno della scuola, anche attraverso distributori automatici.

Rapporti costanti

Chi poi ritiene che mettere i profilattici a disposizione degli adolescenti li autorizzi a fare sesso spesso e troppo presto, è smentito dai risultati della ricerca: la partecipazione al programma non ha abbassato l’età della prima volta e non è nemmeno stato riscontrato un aumento dell’attività sessuale nei giovani che hanno potuto usufruire dei profilattici a scuola né si è verificato un aumento di promiscuità, quindi un maggior numero di partner occasionali.

L’importanza dell’informazione

La ricerca ha riportato inoltre un aumento dell’utilizzo del profilattico nell’ultimo rapporto sessuale e una diminuzione di prevalenza di infezioni sessualmente trasmesse nel gruppo di adolescenti che avevano usufruito del programma Cap rispetto al gruppo di controllo. Tutto questo deporrebbe a favore di una maggiore disponibilità sia di programmi ad hoc di educazione sessuale sia di interventi come la reperibilità del profilattico a scuola. Del resto, è un fatto oggettivo che molti adolescenti e giovani siano sessualmente attivi e l’informazione può aiutarli a proteggersi da gravidanze non volute e da infezioni sessualmente trasmesse.

 

 

Da sapere!

Secondo il rapporto Censis del 2017, il primo rapporto sessuale avviene, in media, intorno ai 17 anni di età, ma solamente il 15% dei giovani ritiene di essere bene informato sul sesso.

 

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