Tatuaggi: i ragazzi li fanno per sentirsi più grandi

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 09/07/2013 Aggiornato il 09/07/2013

  I tatuaggi nei ragazzi sono sempre più diffusi. Per loro sono un modo per sentirsi e apparire più grandi e indipendenti

Tatuaggi: i ragazzi li fanno per sentirsi più grandi

 

Tatuaggi e ragazzi: un legame sempre più forte. Molti adolescenti, spinti dalla voglia di sentirsi grandi, dalla moda o dall’esigenza di essere parte di un gruppo, prima o poi manifestano la voglia di farsi tatuare il corpo. Tatuaggi ai ragazzi sì o tatuaggi no? A prescindere dalle preferenze estetiche, la maggior parte dei genitori risponde no. Attenzione però ai divieti assoluti, che rischiano di essere controproducenti.

Un’età difficile

Che l’adolescenza sia una fase della vita complessa, per i ragazzi, ma anche per i genitori, si sa. Gli adolescenti hanno voglia di emanciparsi e di sentirsi grandi e indipendenti il prima e il più in fretta possibile, a costo di correre qualche rischio. Il fenomeno, di cui il rapporto tra tatuaggi e ragazzi è solo una delle varie espressioni, è confermato anche da una recente indagine condotta dall’Osservatorio su abitudini e stili di vita degli adolescenti della Società italiana di pediatria, secondo cui il 40% degli adolescenti (12-14 anni) vorrebbe essere “più grande”. Un desiderio che spinge i ragazzini verso l’alcol e il sesso precoce ma anche verso piercing e tatuaggi.

Tante ragioni diverse

La passione dei giovani per i tatuaggi, però, non dipende solo dalla voglia di sentirsi grandi. Spesso, entrano in gioco anche altre tre variabili: il desiderio di trasgredire, il bisogno di appartenenza a un gruppo (e il tatuaggio ne diventa segno distintivo), il tentativo di essere sempre alla moda. Ovviamente anche il gusto e le preferenze estetiche giocano un ruolo importante: agli adolescenti piacciono quei disegni, di diversi colori, forme e significati, che “adornano” il corpo.

i consigli per mamma e papà

E i genitori come devono comportarsi? La parola d’ordine è dialogo. Infatti, il divieto perentorio, immotivato e assoluto, non serve, anzi. Erigere un muro, con un “no” secco, potrebbe sortire l’effetto opposto: l’adolescente fa comunque il tatuaggio, ma di nascosto e, ancora peggio, presso un tatuatore poco affidabile. Meglio, quindi, confrontarsi con lui, capire le motivazioni del suo desiderio, snocciolarne pro e contro, lasciare un margine di trattativa e, poi, trovare un compromesso. La strategia migliore è quella di darsi una scadenza: dicendo, per esempio, “se fra tre/sei mesi sarai ancora convinto della tua scelta, troveremo un centro specializzato sicuro e andremo insieme”. 

In breve

CHE COSA DICE LA LEGGE

 
Può essere utile ricordare che, secondo la legge italiana, è vietato eseguire tatuaggi e piercing sui minori di diciotto anni senza il consenso dei genitori o del tutore. Per gli adolescenti, dunque, sentirsi grandi prima del tempo senza il sì di mamma e papà non sempre è possibile. 

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