Autismo: lascia la sua impronta anche nel sangue

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 10/02/2016 Aggiornato il 10/02/2016

L'autismo segna anche i vasi sanguigni del cervello, oltre le cellule. Questa scoperta è importante, in quanto permetterebbe una diagnosi precoce e la messa a punto di nuove cure

Autismo: lascia la sua impronta anche nel sangue

Arrivano nuovi importanti risultati sullo studio dell’autismo. Un gruppo di ricercatori della New York University ha scoperto che la malattia lascia una specie di impronta non soltanto nelle cellule cerebrali, ma anche nei vasi sanguigni del cervello, che risulterebbero più instabili nei pazienti autistici, con una minore capacità di garantire un apporto adeguato di sangue al cervello.

I risultati di una ricerca americana

I ricercatori statunitensi hanno preso in esame il tessuto cerebrale di persone decedute alle quali era stato diagnosticato un disordine dello spettro autistico, mettendolo a confronto con quello di soggetti sani. I medici hanno trovato nel cervello dei soggetti autistici livelli molto elevati di due proteine legate all’angiogenesi, cioè al processo di formazione dei vasi sanguigni. Lo studio risulta ancora più attendibile se si pensa che i test sono stati realizzati in forma anonima. I ricercatori, quindi, non sapevano se il tessuto che stavano analizzando fosse quello di un soggetto sano o malato. L’indagine, pubblicata sul Journal of Autism and Developmental Disorders, è importante perché offre le basi per una diagnosi precoce della malattia e anche un possibile obiettivo terapeutico.

Tracce sui vasi sanguigni

I livelli estremamente elevati delle due proteine legate all’angiogenesi, ovvero al processo di formazione dei vasi sanguigni suggerisce che “nel tessuto cerebrale questi vasi sono in continua formazione, in uno stato di flusso costante. Questo – spiegano gli autori della ricerca – potrebbe implicare un livello significativo di instabilità nell’apporto di sangue”. Ciò significa che l’autismo lascia la sua firma anche nei vasi sanguigni del cervello, oltre che nelle cellule cerebrali, come già era noto.

Anche un’italiana ha partecipato allo studio

Anche una ricercatrice italiana ha partecipato allo studio. Si tratta di Maura Boldrini della Columbia University che commenta così l’esito della ricerca: “abbiamo trovato che l’angiogenesi è correlata con una maggiore genesi dei neuroni in altre malattie cerebrali, quindi c’è la possibilità che un cambiamento nei vasi sanguigni possa riflettersi nella proliferazione o nella maturazione o nella sopravvivenza delle cellule, e nella plasticità cerebrale in generale”.

 

 

In breve

SEMPRE PIU’ BIMBI AUTISTICI

Secondo recenti stime americane, l’autismo interessa un soggetto su 88, con i maschi colpiti 4-5 volte più frequentemente rispetto alle femmine. In Europa la diffusione varia da Paese a Paese: si passa da una prevalenza di 1 su 160 in Danimarca, a una prevalenza di 1 su 86 in Gran Bretagna.

 

 

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Gli Specialisti rispondono
Le domande della settimana

Educazione di una piccina: quali istruzioni vanno seguite?

27/05/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Angela Raimo

I bambini non sono robot: non ci si può aspettare che basti impartire una semplice dritta per ottenere i comportamenti desiderati.   »

Talco al cambio del pannolino? Meglio di no!

25/05/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

Il talco è un prodotto che non è opportuno usare per la cura dei bambini perché può causare vari problemi.   »

Fertilità della donna dopo i 40 anni: cosa la influenza?

19/05/2020 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Francesco Maria Fusi

L'età anagrafica condiziona fortemente la possibilità di concepire. Ma non solo: altri fattori entrano in gioco e tra questi c'è il peso corporeo.  »

Fai la tua domanda agli specialisti