Perché mio figlio si tocca il pisellino? Cosa fare e come comportarsi

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 22/09/2026 Aggiornato il 22/09/2026

È un comportamento normale legato allo sviluppo. I genitori non dovrebbero colpevolizzare il bambino, ma trasmettere il messaggio che si tratta di un gesto intimo. Solo se il toccarsi diventa eccessivo, è opportuno rivolgersi allo specialista.

autoerotismo infantile

Attorno ai due o tre anni, spesso in concomitanza con l’abbandono del pannolino, i bambini iniziano a esplorare i propri genitali. La risposta alla domanda “perché mio figlio si tocca il pisellino” è quindi semplice: si tratta di una tappa fondamentale dello sviluppo psicosessuale, definita da Freud come fase fallica, in cui il piccolo scopre il piacere fisico proprio toccandosi la zona intima.

È un processo del tutto naturale che interessa sia i maschi sia le femmine. Talvolta questo comportamento risponde a un bisogno emotivo ed è un modo per scaricare la tensione o gestire cambiamenti importanti come l’arrivo di un fratellino, mentre in altri casi può indicare un fastidio fisico legato a infezioni, irritazioni o parassiti.

I genitori dovrebbero reagire senza sgridare, colpevolizzare o punire il bambino per evitare di incutere sensi di colpa che potrebbero condizionarne la crescita emotiva.

È fondamentale mantenere la calma, essere presenti e spiegare con parole semplici il concetto di privacy facendo capire che si tratta di un gesto intimo da riservare ai momenti in cui si è da soli in cameretta o in bagno, raccomandando sempre di lavarsi prima le mani. Se tuttavia l’atteggiamento diventa ossessivo, isola il bambino dal gioco o compaiono arrossamenti e irritazioni, è opportuno consultare il pediatra o uno psicologo infantile.

Scoperta del corpo ed esplorazione: perché è una tappa di sviluppo normale

Non tutti, ma molti lo fanno. I bambini piccoli, già a partire dai due, tre anni, si toccano il pisellino. Cominciano a farlo in genere dopo lo spannolinamento, quando si trovano ad avere a “disposizione” i genitali che prima erano nascosti dal pannolino. Ai genitori viene spontaneo chiedersi perché mio figlio si tocca il pisellino?

Si può rispondere tenendo conto delle tappe dello sviluppo, scomodando Sigmund Freud, il primo a rivelare l’esistenza di una vita sessuale infantile evidenziando la propensione del bambino a raggiungere un piacere fisico attraverso la stimolazione di determinate parti del corpo, le cosiddette “zone erogene”.

Proprio in base alla graduale scoperta di queste zone e all’attenzione loro dedicata, Freud ha definito le tre tappe che scandiscono la maturazione sessuale. Se nella prima, la fase orale, il bimbo attorno all’anno prova piacere dal contatto della bocca con il seno materno, nella seconda, la fase anale, grazie all’acquisizione del controllo degli sfinteri, il piccolo dopo i 18 mesi trova soddisfazione nell’espulsione e nella ritenzione dei prodotti del corpo.

Si arriva così attorno ai tre anni all’ultima fase dello sviluppo sessuale, la fase fallica, in cui il bambino scopre la differenza tra maschi e femmine e avvia la progressiva strutturazione della sua identità sessuale, che andrà definendosi nel corso della pubertà. In questa fase il piacere deriva proprio dalla stimolazione dei genitali che, contrariamente a quanto spesso si pensa, è un gesto che fanno non solo i maschi ma anche le femmine.

Ecco allora la risposta alla domanda “perché mio figlio si tocca il pisellino”: si tratta di un normale passaggio di crescita che non deve destare più di tanta preoccupazione. Ma va comunque monitorato come qualsiasi comportamento infantile: qualora diventasse ossessivo, chiedere il parere di un esperto, pediatra e psicologo infantile, è basilare.

Come reagire nell’immediato

Scoprire che il proprio bambino si tocca il pisellino suscita spesso molto imbarazzo nei genitori, anche perché il piccolo può farlo in momenti che gli adulti ritengono decisamente poco opportuni.

Cosa non si dovrebbe fare

Nella domanda “perché mio figlio si tocca il pisellino”, è in genere insita già la spinta a mettere in atto una serie di contromisure per arginare il gesto. In realtà prima che valutare cosa fare in questi casi, i genitori dovrebbero pensare a cosa non andrebbe fatto:

  • colpevolizzare i piccoli: gli adulti non dovrebbero pensare che il piccolo si tocchi il pisellino per finalità sessuali; i bambini non arrivano infatti all’orgasmo, semplicemente traggono piacere dalla manipolazione di una parte ricca di stimolazioni nervose e pronta quindi ad offrire loro un’immediata soddisfazione
  • attivare meccanismi di censura: demonizzare il gesto del piccolo, sgridandolo, accusandolo di stare facendo qualcosa di male o cercando in tutti i modi di impedirgli di toccarsi, rischia di instillare nel bimbo sentimenti di colpa profondi che in alcuni casi possono persistere fino all’adolescenza o addirittura nell’età adulta. La repressione può rendere difficile instaurare un rapporto positivo con il proprio corpo e, con la crescita, compromettere il vissuto sessuale
  • mettere in atto strategie compensatorie: viene naturale pensare che, offrendogli un’attività alternativa, il piccolo venga distratto e smetta di toccarsi il pisellino. Può essere vero, ma è importante che il genitore scelga cosa proporre non tanto in un’ottica di distrazione momentanea quanto di crescita: non è tanto utile e produttivo dare in mano al piccolo un tablet oppure riempire la giornata di attività, quanto cercare di capire di cosa il piccolo può aver bisogno in quel momento, magari stare di più con il genitore, leggere un libro insieme, fare un puzzle oppure impegnarsi in uno sport.

Cosa si può fare 

L’intervento dei genitori dovrebbe essere rivolto non tanto a bloccare il comportamento del piccolo quanto ad aiutarlo a viverlo il più serenamente possibile. In questa ottica è importante che gli adulti provino a:

  • mantenere il controllo: pur essendo inevitabile un certo disagio di fronte all’autoerotismo infantile, bisognerebbe evitare di adottare il pugno di ferro sgridando, accusando e colpevolizzando il bambino
  • trasmettere tranquillità: è importante che mamma e papà facciano presente al piccolo di essere ben consapevoli di quello che sta facendo e che di questo non sono affatto preoccupati
  • offrire spiegazioni: con un linguaggio comprensibile al piccolo è consigliabile cercare di cogliere il momento opportuno per spiegargli che se si tocca il pisellino non deve turbarsi, in quanto è una fase naturale della sua crescita ed è comune a tutti i bambini.

Igiene e motivi fisici: quando il gesto nasconde un fastidio o un’infezione

Nonostante nella maggior parte dei casi toccarsi il pisellino sia un gesto naturale legato alla scoperta del proprio corpo, può succedere che il comportamento nasconda un fastidio legato a determinate problematiche che interessano l’area genitale.

Il piccolo, infatti, non sapendo ancora esprimere a parole quello che sente fisicamente come prurito, bruciore o dolore, cerca attraverso il toccarsi una soluzione immediata al fastidio. Le cause che possono provocare questo atteggiamento sono in genere la presenza di:

  • balanite: si tratta di un’infiammazione del glande, spesso causata da germi, funghi oppure da un ristagno di smegma o di urina, che si manifesta con arrossamento, gonfiore del pene, soprattutto in punta, a volte con la presenza di secrezioni biancastre o gialline
  • infezioni delle vie urinarie: il piccolo può toccarsi il pisellino perché ha dolore alla minzione. Altri segnali della presenza di un’infezione sono la necessità frequente di fare pipì, l’eventuale presenza di sangue nelle urine e di febbre
  • parassitosi: gli ossiuri migrano spesso di notte nella zona perianale provocando un prurito intenso che si irradia anche verso la zona genitale anteriore, spingendo il piccolo a toccarsi di frequente.

Rivolgersi al pediatra in questi casi è opportuno così che lo specialista possa valutare il problema in tutte le sue manifestazioni e procedere, se necessario, agli accertamenti del caso.

Come spiegare la privacy e i contesti adatti

Se non è assolutamente opportuno colpevolizzare il piccolo quando si tocca il pisellino, è molto importante invece cogliere l’occasione, proprio in riferimento a questo comportamento, per introdurre un tema importante: quello della privacy e del senso del pudore.

Con parole semplici e con discorsi brevi e diretti, i genitori dovrebbero spiegare al bambino che il gesto del toccarsi il pisellino rientra nella sfera dell’intimità, che non c’è nulla di male in quello che sta facendo, ma che è opportuno che lo faccia senza “esibirlo”. Bastano poche parole: “quello che fai va bene, ma cerca di farlo quando sei da solo, in cameretta o in bagno”.

In modo particolare è bene insistere sul fatto che si tocchi il pisellino dopo aver lavato le mani per evitare fastidi di vario genere.

Quando rivolgersi a un esperto

Toccarsi il pisellino nei bambini piccoli è un gesto del tutto normale che va comunque monitorato con attenzione dai genitori.

Occorre infatti tenere presente che, al di là della fisiologica fase di maturazione sessuale, toccare il pisellino può essere anche la risposta a un bisogno, una reazione alla frustrazione o una modalità di autoconsolazione che compare in momenti delicati come l’inserimento alla scuola materna, la nascita di un fratellino, la separazione dei genitori.

In questi casi l’autoerotismo può diventare molto frequente, persino ossessivo, presentarsi in contesti diversi, non solo a casa, e diventare un’occupazione prevalente a scapito del gioco: rivolgersi a uno psicologo dell’età evolutiva in queste situazioni è decisamente opportuno.

È bene anche che i genitori controllino con attenzione la zona genitale. Può succedere infatti che toccandosi il pisellino il piccolo possa provocarsi rossori, irritazioni, persino piccoli taglietti: una visita dal pediatra è consigliabile.

 

Immagine di copertina generata con AI

 
 
 

In breve

I bambini che si toccano il pisellino compiono un gesto naturale di scoperta e di crescita. I genitori dovrebbero sempre evitare di colpevolizzarli, insegnando loro il rispetto della privacy. Qualora il gesto diventi ossessivo o se si ipotizza un’infezione è bene rivolgersi al pediatra o uno psicologo infantile.

 

 

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