A scuola più di un bambino su tre è obeso. È allarme
A cura di “La Redazione”Pubblicato il 28/08/2015Aggiornato il 28/08/2015
I pediatri confermano un peggioramento della situazione già a 9 anni e avvertono: “Chi ha problemi di peso da piccolo rischia di portarseli dietro anche da adulto”
Argomenti trattati
L’obesità è ormai una vera epidemia che comincia a manifestarsi già tra i banchi di scuola, dove più di un bambino su tre è obeso. L’ultima conferma in ordine di tempo arriva da uno studio effettuato su un campione di quasi 3mila bambini di età compresa tra 6 e 13 anni. E la situazione non migliora con l’adolescenza. Anzi!
Il monito dei pediatri
“In questa fascia di età – avvertono i medici – chi ha problemi di peso rischia di portarseli anche nell’età adulta. La questione fondamentale diventa quella di trasferire ai bambini la cultura di una vita salutare, aiutandoli a correggere una cattiva alimentazione e lo stile di vita sedentario”.
Esaminati 3.000 bambini
Sotto la lente di ingrandimento è finito un campione di 2.902 soggetti, maschi e femmine, 1.899 delle scuole elementari e 1.003 delle medie. Lo studio è stato realizzato nell’ambito del progetto pilota per la prevenzione dell’obesità infantile nelle scuole “Health on the move”, promosso dall’Associazione ricerca e terapie oncologiche integrate (Artoi) e condotto nel Lazio da Marina Aimati, membro della Fondazione italiana per la lotta all’obesità infantile, che dice: “Abbiamo trovato riscontri ancora peggiori rispetto ai dati di uno studio svolto di recente dal ministero della Salute”.
Manca la cultura di vita salutare
Negli istituti elementari è stato rilevato che il 29,3% degli allievi è obeso, e il problema aumenta con l’età adolescenziale quando la percentuale sale al 33,6% e riguarda in particolare le ragazze. “Proprio noi che esportiamo la dieta mediterranea – ha proseguito la dottoressa Aimati -, abbiamo un tasso di obesità infantile () quasi pari a quello degli americani. La questione fondamentale diventa allora quella di trasferire ai bambini la cultura di una vita salutare, aiutandoli a correggere una cattiva alimentazione e lo stile di vita sedentario”. In Italia questa strategia costerebbe 17 euro a persona e potrebbe salvare 150 mila persone che ogni anno muoiono per conseguenze legate all’obesità come diabete, malattie cardiovascolari e cancro.
In breve
QUANDO SI RISCHIA DI PIU’
Sono stati individuati quattro periodi della vita particolarmente a rischio di obesità: la gravidanza, il primo anno di vita, i 3-6 anni e l’adolescenza.
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.
In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata. »
Le donne che hanno avuto la placenta previa in una prima gravidanza in effetti hanno maggiori probabilità che la condizione si ripresenti nelle gravidanze successive. Ma, comunque, non è automatico che accada. »
In effetti, in sesta settimana e con un valore delle beta superiore a 5000 l'ecografo dovrebbe visualizzare l'embrione con attività cardiaca. Ma se il ginecologo curante ritiene che la gravidanza sia iniziata più tardi dell'epoca presunta si può ancora sperare che stia andando tutto bene. »
Un valore molto alto del TSH richiede un attento monitoraggio della situazione da parte di uno specialista in endocrinologia, nonché l'assunzione dell' Eutirox. »
Una gravidanza gemellare in cui uno dei due bambini si sviluppa in maniera più che soddisfacente mentre l'altro ha uno scarso accrescimento deve essere seguita con grandissima attenzione, secondo i protocolli delle gestazioni ad alto rischio. »
Quando si comincia a prendere la pillola, si può contare fin da subito sulla sua azione contraccettiva, se si assume a partire dal primo giorno di arrivo delle mestruazione. »
Tutti i FANS (per esempio ibuprofene, acido acetilsalicilico, ketoprofene, nimesulide) sono sconsigliati in gravidanza, in particolare a partire dal secondo trimestre, perché possono provocare un grave danno al cuore del feto: la chiusura prematura del dotto di Botallo. »
Nausea, capogiri e altri sintomi che si manifestano nelle prime settimane successive al concepimento possono anche essere anche dovuti a una ragione diversa dalla gravidanza. »
L'eccessiva sudorazione notturna può essere dovuta a una cena troppo ricca di carboidrati, a un ambiente eccessivamente caldo, ma anche solo a una predisposizione individuale influenzata dalla familiarità. »