Anoressia tra le bambine, crescono le richieste di aiuto

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 18/01/2016 Aggiornato il 18/01/2016

Tra le bambine e le adolescenti colpite da anoressia e da disturbi del comportamento alimentare in genere le richieste di ricovero sono aumentate fino al 40%. In crescita anche l’attività ambulatoriale. Ecco cosa si può fare

Anoressia tra le bambine, crescono le richieste di aiuto

Anoressia, un male che divora corpi di piccole e grandi donne, non fa distinzione e cresce a dismisura il numero di richieste aiuto, tra cui bambine che frequentano appena le scuole elementari. In aumento, infatti, il numero di richieste di ricoveri, fino al 40%, e anche l’attività negli ambulatori dei centri di cura di riferimento, fino al 50%. Perché il fenomeno anoressia – che riduce i corpi a pelle e ossa, con rischi gravissimi di denutrizione, problemi mentali, cardiaci, ossei, vascolari, renali, intestinali, fino alla morte – esiste. Anche se non si vede. A disegnarne contorni ed esperienze sono i medici dell’ospedale Regina Margherita e del Centro pilota regionale dei disturbi del comportamento alimentare della Città della salute di Torino. “Nel nostro reparto le richieste di ricovero e di visite ambulatoriali sono aumentate in maniera esponenziale negli ultimi anni” conferma il professor Giorgio Capizzi della Neuropsichiatria infantile.

Ricoveri e visite ambutolariali

L’incremento è del 30-40% per le richieste di ricovero e del 30-50% per le visite ambulatoriali. “Riguardano bambine e ragazze dai 12 ai 17 anni segnalateci dai medici curanti o dai genitori – spiega la professoressa Anna Peloso della Neuropsichiatria infantile dell’ospedale Regina Margherita-. Quando le condizioni di salute mentale e fisica delle giovani pazienti lo consentono, le visite sono ambulatoriali, hanno cadenza settimanale e coinvolgono psicologi e nutrizionisti. A distanza di 18 mesi di terapia l’80% di loro sta meglio. Quando invece lo stato di salute mentale e fisico è molto avanzato, è necessario il ricovero: le giovani arrivano in reparto con frequenza cardiaca bassa, hanno perso peso rapidamente e hanno alle spalle relazioni familiari difficoltose. L’obiettivo del ricovero, che dura 3-4 mesi, è di riportarle a una condizione di alimentazione e di peso sufficientemente adeguato, e a “bonificare” le relazioni familiari”.

Si abbassa l’età

Il dato che preoccupa maggiormente è l’età sempre più bassa delle pazienti. “Abbiamo visto casi in cui l’anoressia colpisce già a 8-9 anni!” ammette sconcertata Peloso. Al Centro pilota regionale dei disturbi del comportamento alimentare, diretto dal professor Secondo Fassino, si registrano 250 casi di disturbi del comportamento alimentare nell’ultimo anno, 150 nuovi casi l’anno, 50 nuovi casi di anoressia grave e gravissima l’anno, di cui un terzo dai 15 ai 19 anni.

 

 

 
 
 

In breve

CHI RISCHIA DI PIU’

Il dottor Federico Amianto, responsabile dell’ambulatorio del Centro pilota dei disturbi del comportamenti alimentari, spiega: “Sono pazienti con personalità molto perfezioniste e rigide, con tratti narcisistici e ossessivi, molto spesso bravissime a scuola e con pochi amici veri, spesso figlie di genitori immaturi o con personalità disturbate, travolte da una società dell’immagine che richiede prestazioni che non sono in grado di dare. La reazione? Isolamento e distruzione di se stesse”.

 

 

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