Ansia da matematica? Uguale nelle femmine e nei maschi
A cura di “La Redazione”Pubblicato il 15/10/2013Aggiornato il 15/10/2013
Non è vero che le femmine provano più ansia di fronte a un compito di matematica. Lo sostiene uno studio internazionale
Numeri, calcoli e ragionamenti sono cose da uomini. Le ragazze? Sono più portate per lettere e figure. In base a questo stereotipo, sui banchi di scuola le femmine si sono sempre sentite un po’ inferiori ai loro coetanei, alle prese con operazioni e diagrammi. Almeno così si è sempre pensato. Uno studio, infatti, potrebbe confutare una volta per tutte lo storico cliché dell’ansia femminile per la matematica. Sostiene, infatti, che, se è vero le ragazze riferiscono in misura maggiore l’ansia da matematica nei questionari generali, in realtà, durante le lezioni o gli esami, non sono più ansiose dei compagni maschi. Il lavoro è opera di ricercatori svizzeri e tedeschi ed è in via di pubblicazione su Psychological Science, una rivista dell’Association for Psychological Science.
700 ragazzi alle prese con i numeri
Le ricerche condotte finora suggerivano che il gentil sesso è più vulnerabile all’ansia da matematica, nonostante raggiunga gli stessi risultati del “sesso forte”. Ma si limitavano a descrivere la percezione generale degli studenti all’idea di affrontare un compito. Questa indagine invece ha valutato lo stress provato da ragazzi e ragazze di fronte al foglio bianco. Gli scienziati hanno condotto due studi in cui hanno raccolto dati da circa 700 studenti di diverse età e livelli scolastici. I dati ottenuti rivelano che le ragazze, nella vita reale, non sperimentano una maggiore ansia rispetto ai “colleghi” maschi nei confronti della matematica. Secondo gli esperti, è fondamentale lavorare sull’autostima delle adolescenti, per evitare crolli psicologici e ansia da prestazione. Inoltre bisogna eliminare gli stereotipi di genere, che inducono le giovani a rinunciare a un futuro professionale in ambito scientifico.
In breve
STUDENTI SOTTO STRESS
Molti ragazzi, sentendosi pressati da richieste di performance scolastiche particolari, sviluppano un senso di inadeguatezza che li abbatte. I genitori dovrebbero trasmettere ai figli il messaggio che lo studio non è una “prestazione” da portare a termine, ma un’opportunità di conoscenza.
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