Bimbi dislessici: sì ai videogiochi

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 01/09/2017 Aggiornato il 01/09/2017

I bimbi dislessici trovano giovamento dai videogiochi. Un nuovo studio ha evidenziato come, migliorando attenzione visiva e memoria verbale, i videogiochi stimolino le capacità di lettura

Bimbi dislessici: sì ai videogiochi

Per i bimbi dislessici, al contrario di quel che pensano molti genitori, giocare ai videogiochi non è sempre tempo perso, anzi, in alcuni casi può rivelarsi un aiuto prezioso. Di recente i videogiochi sono entrati nei programmi di riabilitazione della dislessia, rivoluzionando in modo divertente i trattamenti tradizionali.

Un gioco istruttivo

I primi studi sul tema risalgono al 2013 e furono effettuati all’Università di Padova: le ricerche dimostrarono l’efficacia dei videogiochi d’azione (che agiscono sui circuiti cerebrali legati alla percezione del movimento) nell’accelerare la lettura e l’attenzione visiva nei bimbi dislessici italiani, potenziando le capacità di percezione e attenzione visiva e favorendo l’estrazione di informazioni dall’ambiente. Al giocatore è richiesta prontezza e agilità nel muovere i comandi del gioco.

Migliorano l’attenzione

I bimbi dislessici imparano a orientare e focalizzare la loro attenzione per ricavare le informazioni rilevanti di una parola scritta in modo più efficiente; circa 12 ore passate ai videogiochi ne migliorano la capacità di lettura più di quanto non ottenga un anno di lettura spontanea o un percorso di lettura tradizionale. Attenzione però: il bambino deve essere al contempo seguito da uno specialista della riabilitazione neuropsicologica. 

Memoria visiva e verbale

Recentemente un nuovo studio, condotto in Australia ma guidato da ricercatori italiani, ha evidenziato come l’uso di particolari videogiochi velocizzi la capacità di lettura anche in bimbi dislessici di madrelingua inglese, migliorandone non solo l’attenzione visiva, ma anche la memoria verbale.

La lingua inglese è più difficile

L’inglese, rispetto all’italiano, richiede regole più complesse di conversione tra lettere e suoni linguistici. I ricercatori hanno scoperto che i miglioramenti nella velocità di lettura sono dovuti a specifiche stimolazioni di circuiti cerebrali coinvolti nel passaggio da uno stimolo visivo a un suono linguistico; in sostanza, la connessione fra una lettera scritta e il suo suono. Un processo fondamentale per imparare a leggere.

 

 

 
 
 

Da sapere

 

CHE COS’È LA DISLESSIA

La dislessia, disturbo specifico dell’apprendimento che impedisce l’automatizzazione della lettura e della scrittura in bambini senza alcuna difficoltà cognitiva e sensoriale, ha un’incidenza del 5% per la lingua italiana (1 bambino su 20) e di oltre il 15% (3 bimbi su 20) per quanto riguarda l’inglese.

 

 

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