Bruxismo nei bambini, non sempre ci si deve preoccupare

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 18/12/2020 Aggiornato il 18/12/2020

Molti piccoli, nel sonno, strofinano tra loro le due arcate dentarie. È il bruxismo nei bambini, che talvolta preoccupa i genitori ma può risolversi da solo con la crescita

Bruxismo nei bambini, non sempre ci si deve preoccupare

I genitori, un po’ preoccupati, si accorgono che il bimbo, durante il sonno, produce strani rumori con i denti, simili a scricchiolii e sfregamenti. In realtà, non è una manifestazione che deve indurre ansia, ma è importante dedicarvi la giusta attenzione. È il bruxismo nei bambini.

Di che cosa si tratta

Lo strofinare tra loro le arcate dentarie, serrando i denti con forza, è un fatto che, come affermano i pediatri della Sipps, riguarda circa tre piccoli su dieci sotto di 12 anni di età, con una concentrazione più elevata all’epoca della scuola primaria. Gli esperti parlano di bruxismo nei bambini, una manifestazione che fa parte delle cosiddette “attività parafunzionali” dell’apparato masticatorio. Ecco che cosa succede. L’apparato masticatorio è costituito dall’osso mascellare nella parte superiore, dalla mandibola inferiormente che si unisce alla mascella attraverso l’articolazione temporo-mandibolare. I muscoli di questa zona coordinano i movimenti di masticazione, con l’ausilio di lingua, denti, palato. La masticazione è definita “attività funzionale”, così come la deglutizione, la respirazione, la fonazione e il linguaggio. Accanto a queste ci sono le “attività parafunzionali”, ossia quelle che vanno al di là delle funzioni naturali: ne fanno parte, per esempio, l’onicofagia (ossia il rosicchiarsi le unghie), il succhiamento e appunto il bruxismo.  

Un movimento involontario

Dal punto di vista non strettamente funzionale, ma neurologico, il bruxismo nei bambini è stato definito come “disturbo del movimento durante sonno” e fino al 2005 è stato considerato parte dei movimenti involontari mentre si dorme, come anche il sonniloquio, ossia il parlare nel sonno. È legato a varie cause, che spesso si combinano tra di loro. Secondo gli esperti si manifesta nel passaggio dal sonno lieve al sonno profondo e viceversa e può essere legato a microrisvegli che provocano l’attivazione di aree cerebrali legate al movimento involontario. Alle cause neurologiche si uniscono ragioni funzionali e muscolari legate alla crescita dei denti, sia decidui sia permanenti e all’instabilità dell’articolazione temporo-mandibolare, che può provocare una occlusione scorretta. Tutto questo fa sì che nel sonno il bambino digrigni i denti, strofinando tra loro le arcate e producendo un rumore molto particolare. Il movimento ha la durata di pochissimi secondi e si verifica due o tre volte nell’arco di una notte.

Lo stress può renderlo più frequente

Il bruxismo, nei bambini, parte da una predisposizione individuale ma può essere scatenato da fattori stressanti, sia fisici sia psicologici. Per esempio il mal di gola, il raffreddore, le forme influenzali provocano uno stato infiammatorio (che può coinvolgere anche tonsille e adenoidi) e rendere più intenso il disagio in bocca e a livello dell’articolazione temporo-mandibolare. Anche un periodo di difficoltà personale a scuola, con i compagni, oppure a casa per la nascita di un fratellino possono favorire la comparsa di bruxismo nei bambini. Per questa ragione, oltre che per il benessere generale, è essenziale garantire al piccolo un clima il più possibile sereno, assicurandogli soprattutto ore tranquille prima di andare a letto, con attività rilassanti, una cena leggera e se ha paura del buio permettere che abbia in camera un po’ di luce soffusa.

Come si può intervenire

A volte i genitori si accorgono che il proprio figlio “bruxa” perché avvertono il particolare rumore prodotto dall’attrito dei denti e lo portano a fare controlli. Ne parlano quindi un po’ preoccupati al pediatra oppure al dentista del bimbo. In altri casi le famiglie non se ne accorgono nemmeno ed è solo durante una visita odontoiatrica che lo specialista può accorgersi di alcuni segnali, per esempio che le superfici dei denti a contatto si presentano usurate. In questo caso solitamente non è necessario fare nulla, a parte controllare periodicamente la dentatura del piccolo. In altri casi, possono presentarsi disturbi più evidenti come mal di testa, dolore nella zona dell’articolazione temporo-mandibolare e delle orecchie, ipersensibilità a contatto con il caldo e il freddo o addirittura denti incrinati fin alla base. L’odontoiatra, come quelli raccolti nella Simso, la Società di medicina del sonno odontoiatrica, potrà allora suggerire l’applicazione di un bite, dispositivo mobile da indossare durante la notte che impedisce lo sfregamento delle arcate e favorisce il rilassamento dei muscoli articolari. Questa soluzione è però adottata raramente nei più piccoli, perché il bruxismo nei bambini si risolve molto spesso spontaneamente, solo con la crescita.

 

Da ricordare

Se il bambino ha problemi di bruxismo non va rimproverato, al contrario gli si deve stare vicini, coccolarlo e ascoltarlo di più. Potrebbe infatti essere un modo con il quale il piccolo manifesta un disagio che sta vivendo.

 

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