Gozzo: colpito 1 bambino su 5 per colpa della carenza di iodio

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 06/07/2015 Aggiornato il 06/07/2015

Almeno il 20% dei bambini italiani soffre di gozzo. Durante l’adolescenza, infatti, la tiroide aumenta e ha bisogno di maggiori quantità di iodio

Gozzo: colpito 1 bambino su 5 per colpa della carenza di iodio

Quando si parla di malattie tiroidee tutti pensano agli adulti. In realtà, anche i più giovani  possono essere soggetti a problemi alla tiroide . In particolare, sono a rischio di gozzo. Lo hanno ribadito gli esperti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.

Il fabbisogno cambia nelle varie fasce d’età

La tiroide è una ghiandola molto importante del nostro organismo che, per lavorare correttamente e produrre ormoni, ha bisogno di iodio. Il fabbisogno giornaliero di questa sostanza è di 90 microgrammi per i bambini fino ai sei anni, di 120 microgrammi per i preadolescenti, di 150 microgrammi per gli adolescenti e gli adulti e di 250 microgrammi per le donne gravide e che allattano. Durante l’adolescenza, la tiroide aumenta di volume: ecco perché i ragazzi hanno bisogno di un maggior quantitativo di iodio.

Perché compare il gozzo

Se lo iodio non è introdotto a sufficienza può comparire il gozzo, ossia un aumento di volume della ghiandola. Nel caso di carenza o mancanza di questo elemento, infatti, la ghiandola tiroidea viene sottoposta a una cronica ed eccessiva stimolazione da parte della tireotropina (THS), un ormone prodotto dall’ipofisi, ghiandola che si trova in una piccola cavità ossea alla base del cranio. Questa stimolazione comporta delle modifiche, tra le quali proprio l’aumento della dimensione della tiroide e la comparsa del gozzo. Col tempo è molto frequente, la comparsa di noduli al gozzo, formazioni di forma solitamente rotondeggiane o ovale.

A rischio il cervello dei bambini

Diversi studi hanno evidenziato che una carenza di iodio in età evolutiva può comportare conseguenze importanti, oltre al gozzo, come problemi di crescita, deficit cognitivi e psicomotori. “Particolarmente sensibile al difetto di questo micronutriente è il cervello in età fetale e neonatale, che ha uno sviluppo incompleto in condizioni di carenza iodica. Durante la gravidanza il fabbisogno di iodio aumenta, passando da 100-150 microgrammi al giorno a circa 200-250 microgrammi giornalieri” ha confermato Marco Cappa, responsabile dell’unità operativa di Endocrinologia del Bambino Gesù.

Via libera al sale iodato

Ecco perché è fondamentale rispettare il fabbisogno giornaliero di iodio. Come? Gli alimenti che ne sono più ricchi sono quelli di origine marina e cioè il pesce e i crostacei. Nei vegetali e nei cibi di origine animale la quantità di questo elemento è in relazione a quella contenuta nel suolo, che è solitamente molto bassa. Il modo migliore per assicurarsi la giusta scorta di iodio consiste nel consumare il sale iodato, che è arricchito con questo elemento. Poiché lo iodio è un elemento volatile, il sale iodato deve essere conservato in un contenitore a tenuta, non deve essere soggetto a luce e umidità e deve essere utilizzato entro sei mesi dall’acquisto.

 

 

 
 
 

In breve

NON SEMPRE SERVONO CURE

In presenza di gozzo, è il medico che deve decidere come intervenire. Nei casi più lievi, ci si può limitare a sorvegliare nel tempo la situazione. Se il quadro è più complesso possono essere necessarie cure farmacologiche.

 

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