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La prospettiva di dover sottoporre i bambini a un intervento chirurgico genera sempre una certa apprensione nei genitori.
Nel caso dell’ipertrofia delle adenoidi, il ricorso all’operazione per eliminare il problema viene suggerito dallo specialista a seguito di un’attenta valutazione che tenga conto della rilevanza dei sintomi e della scarsa efficacia dei farmaci che rappresentano sempre la prima terapia proposta per ridurre il volume delle adenoidi. Non è il caso comunque di preoccuparsi.
Come spiega il dottor Riccardo Gobbi, otorinolaringoiatra presso poliambulatorio medico-odontoiatrico ErreEsse di Ferrara, non si tratta mai di un intervento di urgenza ma di un’operazione che viene programmata solo quando necessario: le tecniche chirurgiche attuali garantiscono precisione nell’asportazione e un post-operatorio rapido e senza eccessivo dolore.
Sintomi preoccupanti
Togliere le adenoidi oppure no? Di fronte a questo dubbio che coglie tutti i genitori è importante innanzitutto saper valutare con attenzione i sintomi che possono essere indicativi di un ingrossamento anomalo delle adenoidi con le conseguenze negative che questo può comportare per la salute infantile.
Sono sette i campanelli d’allarme da monitorare e da non sottovalutare nel bambino:
- respira a bocca aperta di giorno
- russa di notte sempre per via del fatto che dorme a bocca aperta
- ha cronicamente il naso chiuso, senza che sia presente muco e situazioni di congestione dovute a raffreddore o altre malattie da raffreddamento. Altra causa da scartare è la presenza di allergie
- ha una voce nasale
- soffre di otiti ricorrenti
- ha un sonno agitato e non regolare
- presenta difficoltà di alimentazione. Succede in modo particolare nei più piccoli in fase di allattamento.
Cosa fare
I sintomi che possono segnalare la presenza di un ingrossamento delle adenoidi non dovrebbero mai essere sottovalutati: è importante monitorarli e verificare per un breve periodo se persistono. Qualora questo succeda è opportuno che i genitori si rivolgano in primis al pediatra che indirizzerà poi verso l’otorinolaringoiatra per una valutazione specialista.
Apnea notturna e sindrome di OSAS
Ricorrere tempestivamente all’otorinolaringoiatra è più che mai opportuno qualora ci si accorga che il bambino, oltre a russare rumorosamente, va incontro durante la notte a diversi episodi di apnee con pause respiratorie.
L’OSAS, la “sindrome delle apnee ostruttive nel sonno”, è infatti una condizione grave da non sottovalutare dal momento che determina un’alterazione del sonno con conseguenze nell’immediato e anche in età adulta.
- Un sonno disturbato dalle apnee comporta infatti una sonnolenza diurna che a sua volta può generare stanchezza cronica, irritabilità, difficoltà di concentrazione con calo del rendimento scolastico e scarsa propensione al movimento. Si possono registrare anche difficoltà nell’alimentazione e la comparsa di cefalee mattutine
- Le apnee notturne possono essere responsabili di problemi di crescita e della comparsa di disordini neurocognitivi e comportamentali
- Gli strascichi possono arrivare fino all’età adulta determinando problemi a livello respiratorio e cardiaco
Esame di polisonnografia
Per un genitore può risultare complesso rilevare la reale presenza di apnee notturne nei bambini. La valutazione della presenza di OSAS viene affidata quindi ad alcuni esami specifici.
- La saturimetria notturna o pulsossimetria: registra la saturazione di ossigeno nel sangue, un dato utili per valutare se il respiro è regolare o meno durante la notte. Si esegue semplicemente applicando un sensore a forma di pinzetta al dito del bambino prima che si addormenti.
- La poligrafia cardio-respiratoria: si esegue quando la saturimetria notturna ha dato risultati poco certi. Attraverso un maggior numero di sensori si registrano: i movimenti del torace e dell’addome per verificare lo sforzo respiratorio, la saturazione di ossigeno, la frequenza cardiaca e, mediante una cannula nasale, il flusso di aria che passa per il naso. Può essere eseguita a casa oppure in ospedale.
- La video-polissonografia: è un esame più complesso, eseguito in ospedale in apposite stanze chiamate “laboratorio del sonno” (le apparecchiature necessarie sono parecchie), a cui si ricorre qualora i primi due esami abbiano dato esiti poco chiari oppure in presenza di sintomi notturni complessi e di difficile interpretazione. Il bambino viene monitorato tutta notte attraverso una telecamera mentre vengono eseguite una serie di misurazioni (elettroencefalogramma- elettromiografia – rilevazione dei movimenti degli occhi, del torace e dell’addome – misurazione del flusso di aria – registrazione audio del russamento). L’analisi di tutte le misurazioni effettuate consente di arrivare a una diagnosi sicura che nella maggior parte dei casi riporta a una condizione di OSAS.
Cosa è l’ipertrofia delle adenoidi nei bambini
Si possono paragonare le adenoidi a due piccoli cuscini di tessuto immunitario che, invece di rimanere delle sentinelle discrete a difesa dalle infezioni, si gonfiano a dismisura fino a ostruire il passaggio dell’aria. Non si tratta in questo caso di un’infezione delle adenoidi, una condizione temporanea, ma di una crescita eccessiva del tessuto stesso che può diventare permanente.
L’ipertrofia è frequente nei bambini, entro i sei-otto anni di vita, dal momento che in questa fase le adenoidi lavorano a pieno ritmo esposte a virus, batteri e allergeni. Questo “iperlavoro” può portarle a gonfiarsi e a non tornare più, in alcuni casi, alle dimensioni originarie.
Come si cura
La cura delle adenoidi ingrossate, che deve sempre essere impostata dallo specialista al quale ci si rivolge per la valutazione del caso, si articola in una serie di passaggi chiave. Circa l’80% dei casi di ipertrofia delle adenoidi si risolve con la terapia medica che può essere effettuata con diversi farmaci che l’otorino sceglie di volta in volta sulla base di un’attenta anamnesi:
- cortisonici nasali: rappresentano una delle terapie ad oggi più efficaci e insieme sicure, senza particolari effetti collaterali sistemici. Gli spray locali a basso assorbimento assicurano in circa tre mesi di cura una riduzione dal 40 al 60% del volume delle adenoidi
- immunostimolanti: aiutano a rinforzare le difese per ridurre il più possibile le infezioni ricorrenti
- antistaminici: nel 30% dei casi di ipertrofia delle adenoidi si riscontra una componente allergica che gli antistaminici sono in grado di controllare
- lavaggi nasali: rappresentano un prezioso strumento sia di cura che di prevenzione, da adottare quotidianamente dal momento che sono in grado di rimuovere gli allergeni e ridurre lo stimolo infiammatorio.
Dopo 3-6 mesi di terapia, lo specialista rivaluta il piccolo paziente mediante un’endoscopia nasale per verificare l’efficacia della terapia somministrata.
Intervento di adenoidectomia
L’adenoidectomia è l’intervento chirurgico di rimozione delle adenoidi ipertrofiche o infette, effettuato per via orale sotto anestesia generale. Il primo punto da tenere in considerazione è che oggi, in caso di adenoidi ingrossate, si tende ad operare meno rispetto al passato, ma lo si fa meglio e con massime garanzie di risultato e di comfort per il piccolo paziente.
Per di più l’adenoidectomia non è mai un intervento di urgenza, con tutto quanto questo comporta, ma un’operazione che viene programmata quando:
- la terapia medica ha fallito dopo 6 mesi
- ci sono apnee notturne documentate
- il piccolo contrae più di 6 otiti all’anno
- è presente un calo uditivo significativo confermato dall’audiogramma
In ogni caso anche qualora l’otorino suggerisca il ricorso all’intervento, i genitori non devono stare in ansia dal momento che le tecniche moderne consentono di intervenire con precisione millimetrica sulla parte, rimuovendo in maniera selettiva il tessuto in eccesso, con minimo sanguinamento e rapida guarigione.
Come per tutti gli interventi occorre una preparazione preoperatoria con:
- esami del sangue di routine
- visita anestesiologica
- digiuno di sei ore
Recupero post operatorio
Le moderne tecniche di intervento hanno accorciato i tempi e reso più confortevole il periodo dopo l’intervento. Ecco in ogni caso cosa aspettarsi:
- prime 24 ore: sono la fase più critica. È’ normale che il bambino abbia sonnolenza, un lieve mal di gola e una voce ancora nasale. L’alimentazione richiede solo cibi freddi: vanno bene ghiaccioli, gelati, bevande mentre sono da evitare alimenti caldi, acidi e croccanti. Il dolore è lieve e ben controllabile con comuni antidolorifici.
- fase di guarigione: dura in genere da due a sette giorni durante i quali è normale che il bambino abbia alito cattivo dovuto al tessuto che si rimargina. Può essere presente anche una febbricola, attorno ai 37.5°, del tutto normale
- fase di ripresa: due settimane dopo l’intervento la respirazione nasale risulta completamente libera, il sonno riprende ad essere ristoratore grazie all’assenza di russamento e la voce torna normale. Il bambino può quindi ritornare a scuola.
Le statistiche sono decisamente confortanti: il 95% dei genitori registra un netto miglioramento della qualità di vita del bambino dopo un mese dall’intervento anche per la scomparsa delle otiti e delle infezioni ricorrenti.
Nessuna preoccupazione poi sul fatto che togliere le adenoidi possa abbassare le difese immunitarie dal momento che dopo i 3-4 anni le adenoidi hanno giù svolto il loro compito: il corpo si affida ad altre “sentinelle” per controllare le infezioni.
Cosa succede se non ci si opera
L’intervento per eliminare le adenoidi viene fatto in genere in età infantile, già a partire dai tre anni se lo specialista lo ritiene necessario, valutando caso per caso.
Più difficile, anche se possibile, che venga rimandato fino all’età adulta dal momento che la necessità di intervenire viene dettata da ben precise condizioni che peggiorano significativamente la qualità di vita del bambino.
Le adenoidi, per altro, sono strutture che tendono ad atrofizzarsi attorno ai 12 anni: qualora siano presenti in età adolescenziale e adulta episodi ricorrenti di infezioni, otiti, sinusiti, è opportuno valutare con attenzione la causa che possa determinarle.
Qualora lo specialista abbia valutato l’opportunità di un’adenoidectomia, i genitori dovrebbero tenere presente che esistono rischi reali qualora non si intervenga.
Conseguenze a breve termine
- infezioni sempre più frequenti, da 7 a 10 episodi in un anno
- calo del rendimento scolastico: il sonno frammentato può incidere sull’attenzione e la concentrazione
- disturbi comportamentali come irritabilità e iperattività
Danni a medio termine
- ipoacusia trasmissiva cioè un calo uditivo reversibile ma persistente
- alterazioni dello sviluppo facciale con la comparsa della caratteristica “facies adenoidea”
- disturbi del linguaggio con una pronuncia alterata dalle adenoidi ingrossante
Complicanze a lungo termine
- sindrome delle apnee ostruttive con deficit di ossigenazione notturna e rischio più elevato di problemi cardiaci in età adulta
- ritardo nella crescita staturo-ponderale a causa di un’alterazione della produzione dell’ormone della crescita
- danno uditivo permanente dovuto alle sequele di otiti siero-mucose croniche.
Foto di Mikhail Nilov by Pexels
In breve
Le adenoidi ingrossate possono essere causa di problemi di salute anche di una certa importanza come nel caso delle apnee ostruttive del sonno. La valutazione del professionista permette di ponderare con attenzione l’effettiva necessità dell’intervento che in ogni caso oggi è di rapida esecuzione e guarigione.
Fonti / Bibliografia
- Riccardo Gobbi | Medico chirurgo Specialista in OtorinolaringoiatriaMedico chirurgo Specialista in Otorinolaringoiatria
- Polisonnografia e studi del sonno - Ospedale Pediatrico Bambino GesùEsami strumentali necessari soprattutto per diagnosticare la sindrome delle apnee ostruttive del sonno
