Adhd: frammenti di Dna legati alla malattia

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 29/01/2019 Aggiornato il 29/01/2019

Si rafforza l’ipotesi che l'Adhd sia un disturbo con una solida base biologica, dove la genetica ha un peso significativo. Ecco perché

Adhd: frammenti di Dna legati alla malattia

Uno studio internazionale incentrato sull’analisi del genoma di oltre 50mila persone in tutto il mondo ha identificato dodici frammenti specifici di Dna correlati al rischio di sviluppare il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). La ricerca, pubblicata sulla rivista medica Nature Genetics, ha visto coinvolti oltre ottanta autori di diversi centri tra istituti, ospedali e università, e rappresenta il primo studio di associazione sull’intero genoma condotto su vasta scala per questa patologia.

Più comune in bambini e adolescenti

L’ Adhd è uno dei disturbi psichiatrici più comuni nei bambini e negli adolescenti: colpisce circa il 5% dei bambini e il 2,5% negli adulti. È rappresentato da deficit di attenzione, iperattività e comportamento impulsivo, e limita le capacità personali e sociali di chi ne soffre.

Il ruolo dei geni

Lo studio pubblicato su Nature Genetics è il più grande a scala genomica sull’ Adhd eseguito fino a ora, e si concentra sul ruolo delle varianti genetiche comuni nella popolazione generale. Diversi studi precedentemente condotti su gemelli avevano già dimostrato che il 75% del disturbo può essere spiegato con fattori genetici: questo nuovo studio, spiegano i ricercatori, ha identificato circa dieci geni specifici che contribuiscono alla vulnerabilità della malattia, iniziando a definire in modo più specifico il panorama genetico dell’ Adhd. Secondo Bru Cormand, capo del gruppo di ricerca sulla Neurogenetica della facoltà di Biologia dell’Università di Barcellona, “questo studio rafforza, contro i negazionisti, l’idea che l’ Adhd sia un disturbo con una solida base biologica, dove la genetica significa molto”.

 

 

Da sapere!

L’origine dell’ Adhd è ancora incerta, ma ormai la comunità scientifica è concorde nell’affermare che sia il risultato della combinazione di fattori ambientali (tossicologici, psicologici, sociali) con una base ereditaria che interessa più geni.

 

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