Bambini difficili a tavola, quanto conta il ruolo dello svezzamento

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 03/02/2021 Aggiornato il 03/02/2021

È essenziale proporre ai piccoli, durante lo svezzamento, anche alimenti solidi. Così si combatte il disturbo dei picky eaters, ossia i bambini difficili a tavola

Bambini difficili a tavola, quanto conta il ruolo dello svezzamento

I bambini difficili a tavola si riconoscono subito: osservano con diffidenza il piatto, piluccano e rifiutano sistematicamente alcuni alimenti, solitamente ortaggi. Secondo gli esperti della Società Italiana di pediatria preventiva e sociale, non è colpa della cattiva educazione o dei gusti personali che, comunque, anche i più piccoli avvertono. Si tratterebbe, invece, di qualche errore commesso durante lo svezzamento, sempre a fin di bene, che può però condizionare l’approccio dei più piccoli al cibo.

Nuovi disturbi alimentari

Gli esperti hanno un nome per i bambini difficili a tavola, inappetenti e super selettivi con i cibi. Li chiamano ‘picky eaters’, ossia mangiatori schizzinosi, che rifiutano a priori molti alimenti senza nemmeno assaggiarli. Il picky eating è anch’esso un disturbo del comportamento alimentare o Dca  che sembra essere in continuo aumento, complicando la vita di molti bambini. Secondo i pediatri in Italia mancano ancora dati di incidenza precisi, ma in Stati Uniti, Inghilterra e Francia le prevalenze variano dal 3 al 25% dei più piccoli, ovvero riguardano fino a 1 bambino su 4. Il picky eating si aggiunge ai disturbi del comportamento alimentare più seri, come anoressia, bulimia e obesità che richiedono l’intervento di una équipe multidisciplinare che includa anche il supporto neuropsichiatrico e psicologico, in quanto si tratta di disturbi che coinvolgono corpo, anima, cuore e mente.

Perché il bambino è tanto selettivo

Dietro al fatto di essere schizzinosi a tavola ci sarebbe uno svezzamento fin troppo prudente. Gli esperti sostengono che i piccolissimi divengono bambini difficili a tavola perché alimentati con cibi morbidi in una fase in cui lo sviluppo masticatorio dovrebbe allenarsi con sostanze più consistenti. Mandibola e mascella raddoppiano le dimensioni tra i sei mesi e l’anno di vita e questa crescita viene favorita dall’uso di cibi semi-duri. Se, però, i genitori propongono solo alimenti morbidi o semiliquidi non si favorisce la crescita delle parti interessate, perché non si riescono ad allenare i tessuti osteo-muscolari deputati alla masticazione.

Troppa prudenza non fa bene

Queste scelte spesso vengono operate a fin di bene, perché i genitori temono che un cibo consistente possa non essere ingerito correttamente e quindi esporre a rischio di soffocamento. Con il passare del tempo, però, un bambino avrà difficoltà a sminuzzare con i denti cibi ricchi di nerbo come carne, verdura e perfino frutta. Verso i sette anni, quando le strutture masticatorie dovrebbero essere ben sviluppate, il bambino potrebbe avere problemi a sminuzzare il cibo con i denti, a causa della minore forza. Inoltre, se la mandibola non si è sviluppata bene, ci sarà la necessità di ricorrere a un apparecchio per i denti.

 

 

 

 
 
 

Da sapere!

Gli alimenti semi-duri dovrebbero essere offerti al bambino a partire dai sei mesi, in pezzi abbastanza grossi per spingerlo a mordere con gli incisivi, anche portandolo lui stesso alla bocca con le manine. Naturalmente va sempre controllato. Il resto della pappa può contenere pezzetti non pericolosi, ma sminuzzati, non frullati od omogeneizzati, per stimolare l’istinto masticatorio che inizia a comparire attorno ai sette-otto mesi di vita.

 

Fonti / Bibliografia

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