Dieta vegana nei bambini può causare danni irreversibili al cervello
A cura di Silvia CamardaPubblicato il 15/11/2019Aggiornato il 15/11/2019
In età evolutiva, per crescere bene, sono necessari tutti i nutrienti presenti negli alimenti di origine vegetale e animale. Si sconsiglia perciò, la dieta vegana, che è priva di alimenti animali
La dieta vegana è caratterizzata dall’esclusione di tutti gli alimenti di origine animale. Ciò può portare a una carenza dei nutrienti contenuti proprio in questi alimenti, come vitamina B12, ferro e vitamina D, in particolar modo nei bambini con gravi conseguenze alla sua salute, comea lterazioni dello sviluppo neurologico e gravi anemie. Ecco perché l’ADI, l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica raccomanda di non proporre questo regime alimentare in età pediatrica, richiamando il caso del bambino vegano di circa due anni ricoverato a Nuoro per denutrizione.
No al fai da te
Durante l’età evolutiva i bambini hanno bisogno di tutti i nutrienti per crescere sani, in particolar modo di quelli essenziali, cosiddetti perché l’organismo non è in grado di produrli, ma deve necessariamente introdurli con l’alimentazione, come vitamina B12 e ferro. Se mamma e papà sono vegani e decidono di alimentare i loro figli senza alimenti di origine animale, devono farsi seguire da personale esperto e competente, proprio per evitare gravi carenze nutritive.
In gravidanza è possibile, ma va integrata
Se la futura mamma decide di seguire la dieta vegana deve integrare tutti i nutrienti mancanti ed essere monitorata costantemente dal medico durante tutti i nove mesi. Gli esperti dell’ADI riferiscono che è compito del personale sanitario informare le donne gravide vegane sui rischi cui possono andare incontro loro stesse e il feto, specificando che i rischi possono permanere anche nelle fasi successive di allattamento e svezzamento del bebè.
Lo sapevi che?
La vitamina B12 (o cianocobalamina) si trova solo negli alimenti di origine animale: carne, fegato, frattaglie, pesce e latte.
Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.
In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata. »
Le donne che hanno avuto la placenta previa in una prima gravidanza in effetti hanno maggiori probabilità che la condizione si ripresenti nelle gravidanze successive. Ma, comunque, non è automatico che accada. »
In effetti, in sesta settimana e con un valore delle beta superiore a 5000 l'ecografo dovrebbe visualizzare l'embrione con attività cardiaca. Ma se il ginecologo curante ritiene che la gravidanza sia iniziata più tardi dell'epoca presunta si può ancora sperare che stia andando tutto bene. »
Un valore molto alto del TSH richiede un attento monitoraggio della situazione da parte di uno specialista in endocrinologia, nonché l'assunzione dell' Eutirox. »
Una gravidanza gemellare in cui uno dei due bambini si sviluppa in maniera più che soddisfacente mentre l'altro ha uno scarso accrescimento deve essere seguita con grandissima attenzione, secondo i protocolli delle gestazioni ad alto rischio. »
Quando si comincia a prendere la pillola, si può contare fin da subito sulla sua azione contraccettiva, se si assume a partire dal primo giorno di arrivo delle mestruazione. »
Tutti i FANS (per esempio ibuprofene, acido acetilsalicilico, ketoprofene, nimesulide) sono sconsigliati in gravidanza, in particolare a partire dal secondo trimestre, perché possono provocare un grave danno al cuore del feto: la chiusura prematura del dotto di Botallo. »
Nausea, capogiri e altri sintomi che si manifestano nelle prime settimane successive al concepimento possono anche essere anche dovuti a una ragione diversa dalla gravidanza. »
L'eccessiva sudorazione notturna può essere dovuta a una cena troppo ricca di carboidrati, a un ambiente eccessivamente caldo, ma anche solo a una predisposizione individuale influenzata dalla familiarità. »