Emotional eating: attenzione ai rischi nei bambini

Silvia Finazzi A cura di Silvia Finazzi Pubblicato il 14/03/2019 Aggiornato il 18/03/2019

Chi non ha mai promesso al proprio figlio un gelato o una caramella come ricompensa per uno sforzo fatto o una meta raggiunta? Non c’è nulla di male, purché si tratti di un’eccezione. Se ripetuto, infatti, questo comportamento può favorire la nascita di disturbi del comportamento alimentare

Emotional eating: attenzione ai rischi nei bambini

Se i genitori soffrono di emotional eating, anche i bambini possono sfogare negli alimenti le loro frustazioni, andando incontro a disturbi del comportamento alimentare. La conferma arriva da uno studio condotto da un team di ricercatori dell’University College London (UCL), secondo cui usare il cibo come premio può aumentare il rischio nei bambini di emotional eating, ossia di fame emotiva.   

Quando il cibo diventa una valvola di sfogo

Si parla di emotional eating quando il cibo viene usato per gestire emozioni che non si sa come affrontare. Per esempio, per consolarsi in caso di tristezza, per sfogarsi quando si è arrabbiati, per calmarsi quando si è ansiosi, per distrarsi quando si è annoiati. A tutti può capitare di abbuffarsi in un momento difficile, ma solo se questa abitudine si ripete con una certa frequenza si è in presenza di un disturbo alimentare vero e proprio. 

Uno studio su circa 400 gemelli

La ricerca ha coinvolto 398 gemelli britannici di quattro anni. Metà di loro aveva genitori obesi per cui, già solamente per questa ragione, presentava a sua volta un rischio maggiore di obesità. Gli altri gemellini, invece, erano figli di genitori normopeso. Gli autori hanno chiesto a mamme e papà di rispondere a una serie di questionari sulle abitudini alimentari della famiglia e i rapporti fra i vari membri. Inoltre, hanno osservato i bambini e il loro rapporto con il cibo.

Usare il cibo in chiave “psicologica” è molto rischioso

Analizzando tutti i dati raccolti, gli autori hanno raggiunto diverse conclusioni. Innanzitutto, hanno visto che quando i genitori soffrivano di emotional eating, anche i figli tendevano ad avere un rapporto malsano con il cibo. Inoltre, hanno osservato che fra gemelli identici e gemelli eterozigoti c’erano pochissime differenze in fatto di abitudini alimentari. Infine, hanno scoperto che i bambini che venivano consolati attraverso l’alimentazione presentavano maggiori probabilità di diventare obesi.

Molto meglio le coccole

Alla luce di ciò, hanno concluso che la fame emotiva non è ereditaria, come molti credono, ma sicuramente è favorita dall’ambiente famigliare. “Usare il cibo come mero rinforzo positivo per consolare i bambini, il comfort food, o ricompensarli per un certo comportamento comporta dei rischi, sia sul piano nutrizionale sia su quello psicologico-emotivo” ha confermato Roberto Sacco, psicologo del Campus Biomedico di Roma. Per questa ragione, è importante che mamma e papà non utilizzino mai gli alimenti in chiave “psicologica”: devono, invece, incentivare il dialogo costruttivo, il gioco, le carezze e il contatto fisico.

 

 
 
 

In breve

un consiglio

Se il figlio soffre già di emotional eating è importante fargli capire il legame che sussiste fra cibo ed emozioni e come i comportamenti alimentari siano influenzati dalle emozioni. Se necessario, anche con l’aiuto di un esperto.

 

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