La dieta degli adolescenti è peggiorata con la pandemia

Pamela Franzisi A cura di Pamela Franzisi Pubblicato il 21/10/2021 Aggiornato il 21/10/2021

La dieta degli adolescenti è cambiata durante questo periodo di pandemia e non in bene. Per molti ormai ci sono colazioni fugaci o assenti e momenti di noia allontanati con snack spazzatura

La dieta degli adolescenti è peggiorata con la pandemia

La dieta degli adolescenti è peggiorata durante questo lungo periodo di pandemia. È quanto emerge dai risultati  dell’indagine «Adolescenti un anno dopo» realizzata dall’Associazione laboratorio adolescenza e l’Istituto di ricerca Iard.

Interpellati più di 10mila ragazzi

Una delle conseguenze dei mesi di isolamento in casa e didattica a distanza la possiamo ritrovare  nel rapporto tra gli adolescenti e il cibo «L’indagine — spiega Carlo Buzzi, sociologo dell’università di Trento e direttore scientifico del progetto — ha coinvolto un campione nazionale rappresentativo di oltre 10.500 studenti di età compresa tra i 13 e i 19 anni e ci ha consentito, grazie al patrimonio storico di dati raccolti da Laboratorio adolescenza, di mettere in evidenza se e dove gli effetti della pandemia abbiano prodotto modifiche evidenti nelle abitudini di vita degli adolescenti»

Colazione per lo più assente

La prima colazione, già prima dello scoppio della pandemia, era saltata da molti adolescenti per “mancanza di tempo” la mattina prima della scuola. Nel 2015 il 66,2% dei ragazzi di terza media faceva la prima colazione tutti i giorni (o quasi) rispetto all’attuale 52%.

Poco cambia tra gli studenti delle superiori: nel 2018 il 61,5% faceva colazione tutti i giorni, mentre oggi la fa solo il 50,5%.

Alimentazione “on demand”

Stare a casa con le famiglie per molti mesi non ha migliorato la dieta degli adolescenti nei pasti principali. Il 56% delle femmine e il 50% dei maschi ha dichiarato di aver mangiato in modo più sregolato del solito. «Una sorta di dannosissima nutrizione “on demand” (quando ho fame, mangio qualcosa), dove ad aggravare la situazione — commenta Margherita Caroli, componente del consiglio direttivo dell’European Childhood Obesity Group e coordinatrice del gruppo di studio sulla nutrizione di Laboratorio adolescenza — è che questa “fame” è molto spesso “noia” che si tenta di allontanare con la gratificazione prodotta dai dannosi quanto accattivanti snack spazzatura».

Più snack e meno attività fisica

Gli snack, consumati abitualmente dal 78,4% degli adolescenti fino al 2018, ora vengono abusati  dall’82%.

È cresciuta la sedentarietà, anche per la sospensione delle attività sportive: il 32% ha dichiarato di aver fatto molto meno movimento rispetto al solito, il 38,4% non ne ha fatto proprio e il 15% degli adolescenti non praticava sport neanche prima della pandemia.

 
 

Riflessione

La sedentarietà durante i vari lockdown è stata subìta e non voluta. Vero è che non c’è comunque un buon rapporto tra adolescenti e attività sportiva. Manca la cultura dello sport come piacere e stile di vita. Lo sport viene vissuto in ottica competitiva, per cui se non ci sono risultati importanti lo si abbandona.

Fonti / Bibliografia

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