Mangiare è uno stress per 1 bambino su 4. Colpa dei genitori?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 19/11/2019 Aggiornato il 20/11/2019

Il 25% dei bambini al di sotto dei sei anni vive con stress lo stare a tavola durante i pasti, tanto che i sintomi somigliano a quelli dei disturbi alimentari dei bambini più grandi. E spesso la colpa è dei genitori. Ecco gli errori da non fare

Mangiare è uno stress per 1 bambino su 4. Colpa dei genitori?

Scientificamente vengono definiti Nofed  (Non organic feeding disorders) quei disturbi alimentari legati alla sfera psicologica che riguardano il 25% dei bambini sani e l’80% di quelli che hanno qualche problema di sviluppo. I bambini che ne sono colpiti mostrano  un’avversione al cibo tanto che spesso vanno rincorsi con il piatto in mano pur di farli mangiare un po’.

“Picky eaters”: tra i 3 e i 6 anni

È la forma più frequente di disturbo della condotta alimentare di tipo non organico. In questa situazione i bambini assumono spontaneamente ridotte porzioni di cibo nel corso della giornata, ma “soffrono”, nel frattempo, di un’avversione verso il cibo oppure non provano alcun “piacere” a tavola. Generalmente sono bambini vivaci e svolgono la loro attività regolarmente. Tocca al pediatra rassicurare la famiglia che tendenzialmente considera questo comportamento alimentare come espressione di una condizione patologica. Infatti, il comportamento dei genitori è fondamentale per riuscire a eliminare questo problema, che pur di assicurare un’alimentazione adeguata, sono disposti a tutto come:

  • offrire latte di notte durante il sonno, quando i bambini sono piccoli (2-3 anni);
  • assumere un atteggiamento persecutorio rispetto al cibo, associato spesso a forzature, quando il bambino diventa un po’ più grande;
  • permettere “distrazioni” durante il pasto come giocare o guardare la televisione, invece che far consumare il pasto seduti a tavola.

Le cause del problema

Lo svezzamento potrebbe essere un momento “di difficile” gestione da parte dei genitori e quindi una concausa. Per provare a ridurre questo rischio può essere utile offrire:

·      alimenti dal “forte gusto” come verdure, pomodori e agrumi prima dei 9 mesi ;

·      seguire un’alimentazione da “adulto” e senza limiti dal 10° mese, rispettando però i gusti del bambino (alimentazione responsiva).

Sembra, infatti, che uno svezzamento “rallentato” e una tardiva introduzione dei “gusti forti” possa favorire l’instaurarsi di un “comportamento alimentare di tipo neofobico, in cui alimenti nuovi vengono rifiutati”.

 

In breve

QUANDO PREOCCUPARSI

Approfondimenti diagnostici per escludere disturbi del comportamento alimentare di natura organica devono essere svolti qualora si dovessero manifestare sintomi clinici di tipo gastrointestinale (come vomito o diarrea), arresto della crescita, perdita di peso o anche sintomi extragastrointestinali come ritardo dello sviluppo psicomotorio del linguaggio o della deambulazione.

 

 

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