Mangiare è uno stress per 1 bambino su 4. Colpa dei genitori?

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 29/07/2015 Aggiornato il 29/07/2015

Attenzione genitori: il vostro atteggiamento può influenzare il comportamento dei figli a tavola. I consigli dei pediatri per non sbagliare

Mangiare è uno stress per 1 bambino su 4. Colpa dei genitori?

Il 25% dei bambini al di sotto dei sei anni vive con stress stare a tavola durante i pasti, tanto che i sintomi somigliano a quelli dei disturbi alimentari dei bambini più grandi. Si tratta di quei bambini che hanno un’avversione al cibo o che vanno rincorsi con il piatto in mano per far si che assumano qualche boccone.  A sostenerlo è un gruppo di esperti pediatri al Convegno di Pediatria tenutosi recentemente a Roma. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, si risolve abbastanza facilmente.

È colpa dei Nofed (Non organic feeding disorders)

Scientificamente vengono definiti Nofed quei disturbi che riguardano il 25% dei bambini sani e l’80% di quelli che hanno qualche problema di sviluppo. Nel 15-30% dei casi a causarli sono problemi organici, mentre per l’80% si tratta di disturbi della sfera psicologica.

“Picky eaters”: tra i 3 e i 6 anni

È la forma più frequente di disturbo della condotta alimentare di tipo non organico. In questa situazione i bambini assumono spontaneamente ridotte porzioni di cibo nel corso della giornata, ma “soffrono”, nel frattempo, di un’avversione verso il cibo oppure non provano alcun “piacere” a tavola. Generalmente sono bambini vivaci e svolgono la loro attività regolarmente. Tocca al pediatra rassicurare la famiglia che tendenzialmente considera questo comportamento alimentare come espressione di una condizione patologica. Infatti, il comportamento dei genitori è fondamentale per riuscire a eliminare questo problema, che pur di assicurare un’alimentazione adeguata, sono disposti a tutto come:

  • offrire latte di notte durante il sonno, quando i bambini sono piccoli (2-3 anni);
  • assumere un atteggiamento persecutorio rispetto al cibo, associato spesso a forzature, quando il bambino diventa un po’ più grande
  • permettere “distrazioni” durante il pasto come giocare o guardare la televisione, invece che far consumare il pasto seduti a tavola.
Le cause del problema

Lo svezzamento potrebbe essere un momento “di difficile” gestione da parte dei genitori e quindi una concausa. Il suggerimento del dottor Claudio Romano, pediatra dell’Università di Messina, per provare a ridurre questo rischio è offrire:

·      prima dei 9 mesi anche alimenti dal “forte gusto” come vegetali, pomodoro e agrumi;

·      dal 10° mese in poi un’alimentazione da “adulto” e senza limiti, rispettando però i gusti del bambino (alimentazione responsiva).

Sembrerebbe, infatti, che uno svezzamento “rallentato” e una tardiva introduzione dei “gusti forti” possa favorire l’instaurarsi di un “comportamento alimentare di tipo neofobico, in cui alimenti nuovi vengono rifiutati”.

 

In breve

Quando preoccuparsi

Approfondimenti diagnostici per escludere disturbi del comportamento alimentare di natura organica devono essere svolti qualora si dovessero manifestare sintomi clinici di tipo gastrointestinale (come vomito o diarrea), arresto della crescita (), perdita di peso o anche sintomi extragastrointestinali come ritardo dello sviluppo psicomotorio del linguaggio o della deambulazione.

 

 

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