Mensa scolastica: in calo la qualità (e la quantità)?

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 11/04/2013 Aggiornato il 11/04/2013

 Con la crisi e la necessità di riduzione dei costi potrebbe diminuire la qualità della mensa scolastica dei nostri figli. E a volte, come sembra a Milano, anche la quantità…

Mensa scolastica: in calo la qualità (e la quantità)?

Il pericolo esiste. Un certo collegamento fra crisi economica e mensa scolastica dei bambini è possibile, se non probabile. La riduzione dei costi imposta ai Comuni può ripercuotersi anche sulla scelta dei menù e delle materie prime che vanno a comporre i piatti della mensa scolastica dei nostri figli. I comitati dei genitori sono già all’attacco e non mancano segnali non proprio incoraggianti.

Meno biologico

Un primo dato certo è la riduzione nei menù della mensa scolastica dei prodotti biologici. Se si osserva che cosa succede nelle scuole di Roma, che fino a poco tempo fa erano all’avanguardia per menù biologici, si trova che i prodotti bio sono diminuiti notevolmente. A oggi grana, riso e burro non sono più biologici e forse tra poco non lo saranno nemmeno olio, pomodoro e pasta. Alla base di questo cambiamento c’è probabilmente il fatto che i prodotti biologici costano un po’ di più.

Effetto da spending review

Non si hanno informazioni a livello nazionale. Si possono però fare delle previsioni, partendo da alcuni dati certi. Ilaria Perotto, presidente dell’Angem, l’associazione nazionale delle imprese della ristorazione collettiva, spiega che “Il rischio che a fare le spese della riduzione dei costi imposta dalla spending review siano i bambini è elevato, ma non è possibile avere un quadro generale perché i contratti vengono fatti dalle singole aziende. La spending review ha chiesto alle aziende appaltatrici dei servizi una riduzione dei costi a parità di prestazione che, inizialmente del 5%, è arrivata al 10%. Per arrivare a questo ‘taglio’, se parliamo di ristorazione, si può agire solo su due fattori: la composizione dei menù e l’organizzazione del lavoro”.

Tagli non significa meno qualità

C’è però chi dice che la necessità di risparmio non significa calo della qualità complessiva. “L’abbassamento dei costi”, precisa Valeria del Balzo, dell’unità di ricerca di Scienza dell’alimentazione dell’università Sapienza Roma “non vuol dire necessariamente abbassamento della qualità. Si possono, infatti, sostituire dei prodotti di costo minore, senza che questo pesi in maniera negativa sul livello nutrizionale”. E poi la conclusione che rassicurerà senz’altro i genitori: “i pasti offerti a scuola sono di buona qualità. I problemi di cattiva alimentazione sono più frequenti a casa”. Quindi, controlliamo bene che cosa i bambini mangiano a scuola, ma anche che cosa consumano tra le mura domestiche, per qualità e quantità.

In breve

A MILANO PIATTI TROPPO SCARSI?

Tutto è partito da un’insegnante, che ha fotografato quanto è stato dato ai suoi alunni di quinta elementare come primo piatto: solo 7 ravioli. Il Codacons, un’associazione di consumatori, ha promesso di portare la questione in tribunale, dove già aspetta di incontrare Milano Ristorazione, l’azienda responsabile delle mense scolastiche milanesi, per un’azione collettiva depositata già da tempo. Il problema risiede nel fatto che Milano Ristorazione applica le stesse porzioni di cibo ai bambini indipendentemente dall’età, dalla scuola dell’infanzia fino all’ultimo anno di primaria.

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