Pasta e felicità: un binomio inscindibile

Silvia Camarda A cura di Silvia Camarda Pubblicato il 11/06/2021 Aggiornato il 11/06/2021

Un piatto di pasta aiuta il buonumore. Oltre ad essere un alimento ricco di nutrienti essenziali per il nostro organismo, favorisce la felicità. A dirlo è la scienza

Pasta e felicità: un binomio inscindibile

Durante la pandemia, in tutto il mondo è aumentato il consumo di pasta per almeno 1 persona su 4 in quanto considerata: buona, sana, pratica e sostenibile, in sintesi il “piatto del cuore”! È quanto emerge da una ricerca Doxa per UIF e Agenzia Ice.

“Nutriente” per il corpo e per la mente

Su un forum online promosso da 3 esperti (Elisabetta Bernardi, Erminio Monteleone e Maria Rescigno) e il Gruppo Barilla si legge che “le nostre papille gustative sono programmate per amare piatti a base di pasta come carbonara o spaghetti al pomodoro. Inoltre una forchettata di pasta attiva gli ormoni del benessere che ci danno felicità”.

Contiene amido, proteine, vitamina B1, potassio e triptofano

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients e presentato all’ultimo congresso SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana)  ha ricordato il suo ricco profilo nutrizionale:

·      70-75% di amido;

·      12-13% di proteine;

·      Vitamine del gruppo B, in particolare B1 che contribuisce al processo di conversione del glucosio in energia;

·      Potassio;

·      Grassi in minime quantità (0,3-2 grammi);

·      Triptofano, l’amminoacido precursore della serotonina, il neurotrasmettitore che regola la sensazione di benessere, rendendoci più felici.

Buonumore: il merito è del triptofano

Anche se il triptofano si trova nella carne e nel pesce, solo quello della pasta favorisce il buonumore. Infatti, a differenza degli alimenti proteici in cui il triptofano compete con altri amminoacidi di grandi dimensioni per essere assorbito dal cervello, quello contenuto nella pasta può andare velocemente al cervello grazie all’azione dell’insulina, mentre gli altri amminoacidi sono assorbiti dalle cellule dei tessuti.

Più digeribile se è al dente

Per renderla più digeribile, gli esperti consigliano di mangiarla al dente. Sia la pasta tradizionale che quella integrale hanno un basso indice glicemico, che si riduce ulteriormente se vengono cotte al dente.

Il rallentato assorbimento del glucosio, elemento base dell’amido, permette perciò di poter inserire la pasta anche nelle diete ipocaloriche e per diabetici e anche nello svezzamento.

Efficace anche nelle diete dimagranti

Lo ha dimostrato un recente studio dell’Università di Parma, pubblicato sulla rivista scientifica “Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases”.

I risultati raggiunti dai soggetti dello studio, in sovrappeso e obesi, che avevano seguito una dieta ipocalorica che prevedeva il consumo della pasta, sono stati:

·      Maggior perdita di peso, oltre che maggior mantenimento anche dopo la fine del trattamento;

·      Maggiori benefici anche sulla qualità della vita e sulla salute fisica percepita.

Da sapere

COMFORT FOOD

 “La pasta è un alimento gratificante e mai punitivo – riferisce la dottoressa Bernardi, nutrizionista dell’Università di Bari – un comfort food ante litteram, che, specie se consumato nel quadro di un’alimentazione mediterranea, può essere il veicolo per rendere la nostra alimentazione completa ed equilibrata”.

 

Fonti / Bibliografia

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