Apnee notturne: cosa fare quando il bimbo smette di respirare

Francesca La Rana A cura di Francesca La Rana Pubblicato il 20/08/2026 Aggiornato il 20/08/2026

Mantenere la calma, osservare attentamente la situazione e verificare se la respirazione riprende spontaneamente sono le prime cose da fare. Se il bambino non torna a respirare normalmente, è indispensabile allertare i soccorsi.

apnee notturne bambini cosa fare

Le apnee notturne nei bambini rappresentano una condizione che può destare forte preoccupazione nei genitori. Vedere un bambino che smette di respirare nel sonno, anche solo per pochi secondi, è un evento che richiede attenzione e una corretta valutazione medica.

Sapere come comportarsi, quando è necessario rivolgersi al pediatra e in quali situazioni occorre richiedere un intervento urgente è fondamentale per ogni genitore. Un riconoscimento tempestivo dei sintomi permette, infatti, di arrivare rapidamente alla diagnosi e al trattamento più appropriato.

Come capire se il bambino smette di respirare nel sonno

Non sempre le apnee notturne nei bambini sono facilmente riconoscibili. Molti episodi si verificano durante il sonno profondo e possono passare inosservati, se non si osserva attentamente il piccolo.

Le pause respiratorie durano generalmente alcuni secondi e sono spesso seguite da un respiro rumoroso o da un piccolo risveglio, che interrompe il normale ciclo del sonno. Anche quando il bambino sembra continuare a dormire, questi continui micro-risvegli compromettono la qualità del riposo.

Quando un bambino smette di respirare nel sonno in maniera ripetuta, il cervello interviene per riattivare la respirazione provocando un breve risveglio. Il risultato è un sonno frammentato che può avere conseguenze anche durante il giorno.

I sintomi principali

I sintomi più frequenti della OSAS, ossia la sindrome delle apnee ostruttive del sonno in età pediatrica, possono comparire sia durante la notte sia nelle ore diurne.

Durante il sonno è possibile osservare:

  • russamento intenso e quasi quotidiano, spesso presente per gran parte della notte
  • pause respiratorie evidenti, durante le quali il torace sembra fermarsi per alcuni secondi prima che il bambino riprenda a respirare
  • sonno agitato, con frequenti cambi di posizione, movimenti continui o sudorazione abbondante
  • respirazione con la bocca aperta, anche quando non sono presenti raffreddore o congestione nasale
  • risvegli frequenti, talvolta accompagnati da pianto o sensazione di soffocamento.

Nel corso della giornata, invece, possono comparire altri segnali riconducibili alla OSAS pediatrica, tra cui:

  • stanchezza persistente
  • difficoltà di concentrazione
  • iperattività o irritabilità
  • cefalea mattutina
  • scarso rendimento scolastico
  • sonnolenza nei casi più importanti.

Non tutti i bambini presentano gli stessi sintomi. Alcuni appaiono particolarmente vivaci e irrequieti proprio perché il sonno notturno non è realmente ristoratore.

Leggi come cambia il sonno dei bambini in estate e i consigli dell’esperta 

Le cause più comuni delle apnee notturne infantili

Le cause delle apnee notturne nei bambini possono essere diverse. Nella maggior parte dei casi si tratta di un’ostruzione delle vie aeree superiori durante il sonno, ma esistono anche condizioni anatomiche o neurologiche che favoriscono la comparsa del disturbo.

Adenoidi e tonsille ipertrofiche

La causa più frequente delle apnee notturne nei bambini è rappresentata dall’ingrossamento di adenoidi e tonsille.

Quando queste strutture aumentano di volume restringono il passaggio dell’aria, soprattutto durante il sonno, quando la muscolatura della gola tende naturalmente a rilassarsi. Il bambino fatica quindi a respirare, russa e può andare incontro a ripetute pause respiratorie.

L’ipertrofia adenotonsillare è particolarmente frequente tra i 2 e gli 8 anni ed è spesso la principale responsabile della sindrome delle apnee ostruttive pediatriche.

Altre cause fisiologiche o anatomiche

Oltre alle adenoidi e alle tonsille ingrossate, possono contribuire allo sviluppo delle apnee notturne anche altre condizioni.

Tra le più comuni rientrano l’obesità infantile, che aumenta il tessuto adiposo intorno alle vie respiratorie, alcune malformazioni cranio-facciali, la mandibola particolarmente piccola (micrognazia), deviazioni importanti del setto nasale e patologie neuromuscolari, che riducono il tono dei muscoli coinvolti nella respirazione.

Anche alcune sindromi genetiche, come la sindrome di Down, aumentano il rischio di sviluppare la OSAS pediatrica e richiedono controlli periodici dedicati.

Nei neonati e nei bambini molto piccoli, invece, la valutazione deve essere ancora più accurata, poiché esistono forme di apnea legate all’immaturità del controllo respiratorio o ad altre condizioni cliniche specifiche.

Scopri qui come trattare l’asma nei bambini

Cosa fare subito se il bambino ha un’apnea nel sonno

Assistere a un episodio in cui il bambino smette di respirare nel sonno può essere molto preoccupante. Tuttavia, mantenere la calma consente di valutare correttamente la situazione e di intervenire nel modo più appropriato.

Il primo passo consiste nell’osservare attentamente il bambino per verificare se la pausa respiratoria si interrompe spontaneamente. Nelle forme ostruttive il respiro riprende spesso dopo pochi secondi, generalmente con un’inspirazione profonda o un rumore improvviso.

Se il bambino continua a dormire ma presenta pause respiratorie ripetute nel corso della notte, è opportuno annotare la frequenza degli episodi, la loro durata approssimativa e la presenza di russamento o altri sintomi. Queste informazioni saranno molto utili durante la visita pediatrica.

Può essere utile cambiare delicatamente la posizione del bambino, soprattutto se dorme completamente supino, poiché in alcuni casi una diversa posizione favorisce il passaggio dell’aria. È importante evitare manovre brusche o tentativi di introdurre oggetti nella bocca.

Qualora il bambino si risvegli spontaneamente, è consigliabile rassicurarlo e verificare che la respirazione sia tornata normale.

Dopo un episodio sospetto è sempre opportuno contattare il pediatra, soprattutto se gli episodi tendono a ripetersi nel tempo o se il russamento è presente quasi ogni notte.

Il medico potrà valutare l’opportunità di una visita specialistica otorinolaringoiatrica oppure presso un centro di medicina del sonno pediatrica, dove potranno essere eseguiti esami specifici, come la polisonnografia, considerata il principale test diagnostico per confermare la presenza della sindrome delle apnee ostruttive.

Una diagnosi precoce consente di individuare il trattamento più indicato, che può variare dalla semplice osservazione clinica fino alla terapia chirurgica nei casi di ipertrofia adenotonsillare significativa o ad altri trattamenti specialistici quando necessario.

La nostra guida alla gestione della regressione del sonno

Quando chiamare i soccorsi

Nella maggior parte dei casi le apnee ostruttive pediatriche non costituiscono un’emergenza immediata, ma esistono situazioni in cui è indispensabile richiedere assistenza urgente.

È necessario chiamare immediatamente il 112 o il 118 quando il bambino:

  • non riprende a respirare spontaneamente dopo pochi secondi
  • diventa cianotico, con labbra o viso che assumono una colorazione blu o violacea
  • perde conoscenza o non risponde agli stimoli
  • presenta grave difficoltà respiratoria, con evidente sforzo per respirare
  • ha una crisi respiratoria associata a convulsioni
  • continua ad avere episodi prolungati senza recupero della respirazione normale.

In attesa dei soccorsi è fondamentale seguire le indicazioni fornite dall’operatore della centrale operativa. Se il bambino non respira e non mostra segni di vita, potrebbe essere necessario iniziare le manovre di rianimazione cardiopolmonare, qualora si sia adeguatamente formati o seguendo le istruzioni telefoniche ricevute.

È importante ricordare che un singolo episodio osservato durante il sonno non equivale automaticamente a una situazione di emergenza, ma la presenza di sintomi ricorrenti non deve mai essere sottovalutata.

 
 
 

In breve

Una corretta valutazione specialistica permette, nella maggior parte dei casi, di individuare la causa del problema e migliorare significativamente la qualità del sonno e la salute del bambino.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Le domande della settimana

Risvegli frequenti in una bimba di nove mesi: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Giulia Zannoni consulente del sonno

Se il sonno notturno è caratterizzato da numerosi risvegli, a volte può aiutare a risolvere la situazione ridurre la durata dei sonnellini diurni.  »

Bimbo di 9 mesi che non sempre si gira quando viene chiamato e non gattona: come stimolarlo?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Giorgio Rossi

Non tutti i bambini gattonano, ce ne sono alcuni che muovono direttamente i primi passi. E se sono concentrati su qualcosa è ovvio che non reagiscano quando vengono chiamati per nome. Nulla di questo preoccupa.   »

Pipì a letto di notte a 4 anni: che fare?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Leo Venturelli

Può capitare che nel periodo di vacanza ci siano regressioni rispetto al controllo notturno della vescica, ma in genere tutto si risolve con il ritorno alla normale routine quotidiana.   »

Massaggiatore elettrico vibrante: si può usare in gravidanza?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Il massaggiatore elettrico è controindicato in gravidanza, perché può causare problemi anche importanti. Tuttavia, un uso occasionale per brevissimo tempo non dovrebbe provocare conseguenze.   »

Si può andare in montagna col pancione?

Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

Durante la gravidanza, l'altitudine ideale per chi sceglie una vacanza in montagna è intorno ai 1000 metri e non superiore ai 1500.   »

Problemi con un piercing: ci sono rischi per la gravidanza?

Gli Specialisti Rispondono di Professore Piergiacomo Calzavara Pinton

Nel caso in cui per risolvere un problema dovuto al piercing sia sufficiente medicare il lobo dell'orecchio e, quindi, ricorrere solo a cure locali, non ci sono problemi per la gravidanza.   »

Possono arrivare le mestruazioni a tre mesi dal parto mentre si allatta?

Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elsa Viora

Durante l'allattamento, anche esclusivo, possono sia ritornare le mestruazioni sia verificarsi episodi di spotting (lievi sanguinamenti occasionali).  »

Fai la tua domanda agli specialisti