Apnee notturne nei bambini: come riconoscerle e curarle

Alberta Mascherpa A cura di Alberta Mascherpa Pubblicato il 20/02/2026 Aggiornato il 20/02/2026

Ostruzione nasale, pause nel respiro durante il sonno e spossatezza mattutina sono solo alcuni dei sintomi dell’OSAS, la sindrome da apnee ostruttive del sonno. Si tratta di una condizione da non sottovalutare per i possibili effetti negativi sulla salute presente e futura del bambino

Apnee notturne nei bambini

Le apnee notturne dei bambini costituiscono una vera e propria patologia che va sotto il nome di OSAS, sindrome da apnee ostruttive del sonno. Ad essere interessate sono le vie aree superiori che, ostruite in modo completo oppure parziale, causano pause nel respiro durante il riposo notturno determinando non solo bruschi risvegli ma anche una riduzione della concentrazione di ossigeno nel sangue. A soffrirne sono, secondo i dati a disposizione, dal 2 al 5% dei bambini di ogni età con un picco tra i 2 e i 6 anni. La causa principale che le determina in genere è rappresentata dalle adenoidi ingrossate che si possono curare in primis con i farmaci oppure, se questi non danno risultato in sei mesi, ricorrendo all’intervento di asportazione, l’adenoidectomia. Si tratta in ogni caso di una condizione grave, da non sottovalutare e da riferire immediatamente al pediatra, dal momento che non ha solo effetti immediati ma anche a lungo termine: le apnee notturne possono causare infatti sonnolenza diurna, irritabilità, calo del rendimento scolastico e cefalee. Possono inoltre compromettere la crescita e favorire disturbi neurocognitivi. Se trascurate, le conseguenze si protraggono fino all’età adulta, aumentando il rischio di patologie respiratorie e cardiache. 

Sintomi e come accorgersene

Accorgersi che un bambino soffre di apnee notturne del sonno è piuttosto facile.

  • L’ostruzione nasale provoca infatti un russamento più o meno intenso e persistente dovuto al fatto che il piccolo è costretto a dormire a bocca aperta.
  • La certezza della presenza di OSAS nasce dal fatto che osservando il bambino mentre dorme si notano pause nel respiro che possono essere più o meno lunghe in base al grado di ostruzione nasale.
  • All’osservazione attenta si può notare che i movimenti di torace e addome, normalmente coordinati durante il sonno, non lo sono e questo segnala una difficoltà nella respirazione.
  • Il riposo, quello notturno in modo particolare, ma anche quello diurno, diventa così frammentato e agitato, i risvegli sono frequenti e si possono presentare situazioni di agitazione che possono determinare sudorazione e anche anuresi notturna.
  • La rilevazione della presenza della OSAS può essere fatta non solo di notte ma anche di giorno. Il bambino, oltre a respirare a bocca aperta, ha una voce nasale e presenta una condizione di spossatezza mattutina dovuta al riposo notturno disturbato.
  • Nel tempo il livello di rendimento si abbassa a seguito di una difficoltà di concentrazione e anche la crescita può risultarne compromessa.

Il controllo dall’otorino

La presenza di apnee notturne, anche se sporadiche, non deve mai essere sottovalutata. Il problema va sottoposto innanzitutto all’attenzione del pediatra che indirizzerà verso lo specialista di riferimento che in genere è l’otorino. Nella maggior parte dei casi, infatti, le apnee notturne sono legate all’ipertrofia delle adenoidi che nei primi anni di vita del bambino facilmente si ingrossano, perché costrette a lavorare a pieno ritmo per arginare virus, batteri e allergeni. Qualora l’otorino con la visita non riscontri una problematica legata all’ingrossamento delle adenoidi, occorre procedere con ulteriori controlli.
Le apnee notturne, infatti, possono essere legate anche a:

  • obesità, dopo l’ipertrofia delle adenoidi, il maggior fattore di rischio per le apnee
  • malformazioni cranico-facciali che possono essere rilevate da specialisti come i chirurghi maxillo-facciali
  • malattie neuromuscolari che richiedono la valutazione del neurologo

Operare sì o no?

Nel caso in cui si riscontri una ipertrofia delle adenoidi il primo approccio, che si rivela per altro risolutivo nell’80% dei casi, è la terapia medica. In base alla valutazione della situazione, l’otorino può procedere con:

  • cortisonici nasali: sono spray locali efficaci nel ridurre il volume delle adenoidi fino al 60% in tre mesi.
  • immunostimolanti: utili per rinforzare le difese e limitare le infezioni ricorrenti.
  • antistaminici: indicati quando l’ipertrofia è legata a componenti allergiche.

Dopo un periodo di 3-6 mesi, l’efficacia delle cure viene verificata per decidere se proseguire con la terapia o considerare la possibilità di intervento per eliminare le adenoidi ingrossate.
L’adenoidectomia è l’intervento chirurgico di rimozione delle adenoidi, eseguito oggi con tecniche moderne, precise e dalle minime complicanze. Non si tratta mai di un’operazione che viene fatta in urgenza, ma che viene programmata se la terapia medica fallisce dopo 6 mesi o comunque in presenza di:

  • apnee notturne documentate.
  • oltre 6 episodi di otite all’anno.
  • calo uditivo significativo confermato dall’audiogramma.

L’operazione avviene in anestesia generale: grazie alla chirurgia selettiva, il sanguinamento è ridotto e la guarigione rapida, garantendo serenità ai genitori e comfort al bambino. La necessità di intervenire, soprattutto in presenza di OSAS, non deve quindi essere vissuta con ansia dalla famiglia: al contrario il 95% dei genitori registra un netto miglioramento della qualità di vita del bambino dopo un mese dall’intervento.

Polisonnografia bambini

Se in alcuni casi può essere abbastanza semplice per i genitori verificare la presenza di apnee notturne, in altri diventa piuttosto complesso. In ogni caso è sempre opportuno ricorrere a un esame clinico per arrivare a una diagnosi certa di OSAS:

  • saturimetria notturna: tramite un sensore al dito, vengono misurati i livelli di ossigeno nel sangue per rilevare irregolarità respiratorie durante il sonno che comportano una scarsa ossigenazione.
  • poligrafia cardio-respiratoria: utilizzata per casi che presentano dubbi dopo la saturimetria, monitora lo sforzo toracico, la frequenza cardiaca e il flusso d’aria nasale tramite appositi sensori che possono essere applicati anche a casa.
  • video-polissonografia: l’esame più approfondito, eseguito in ospedale in una stanza chiamata laboratorio del sonno, è in grado di registrare i parametri cerebrali, muscolari e oculari insieme a video e audio del russamento notturno del bambino. La rivelazione di tutti questi parametri notturni consente di ottenere una diagnosi certa di OSAS.

 

 
 
 

In breve

La presenza di apnee notturne nei bambini non deve mai essere sottovalutata perché può avere conseguenze negative non solo nell’immediato ma anche in prospettiva futura. Una visita dall’otorino e la conseguente prescrizione di esami specialistici permette di arrivare a una diagnosi certa e stabilire un piano di cure farmacologiche, optando per l’intervento di adenoidectomia qualora dopo sei mesi non diano risultato.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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