Asma: nel 13% dei casi la colpa è dello smog da traffico

Silvia Finazzi
A cura di Silvia Finazzi
Pubblicato il 13/06/2019 Aggiornato il 13/06/2019

L’esposizione allo smog da traffico danneggia le vie respiratorie, aumentando il rischio di asma. A confermarlo un ampio studio condotto sulla popolazione mondiale

Asma: nel 13% dei casi la colpa è dello smog da traffico

Lo smog da traffico può essere fra le cause dell’asma? Assolutamente sì: l’inquinamento può essere uno dei fattori di rischio di questa malattia respiratoria sempre più diffusa nei bambini. L’ultima conferma arriva da uno studio condotto da un’equipe di ricercatori statunitensi, della George Washington University, e pubblicato sul Lancet planetary health journal, secondo cui il 13% delle nuove diagnosi nel mondo sono riconducibili proprio all’inquinamento atmosferico da emissioni di veicoli a motore.

Lo smog irrita e danneggia le vie respiratorie

L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree molto comune nei bambini. Si manifesta con veri e propri attacchi, detti anche crisi: episodi improvvisi o graduali, in cui la mucosa dei bronchi si ispessisce, la loro muscolatura si contrae e il passaggio dell’aria è reso più difficoltoso. La persona, di conseguenza, è soggetta a crisi respiratorie, respiro sibilante, senso di costrizione toracica e tosse. Fra i fattori che possono favorire la comparsa della malattia c’è anche lo smog: infatti, può irritare e danneggiare le mucose delle vie respiratorie e innescare il processo infiammatorio alla base dell’asma. Sono diversi gli inquinanti dannosi per l’apparato respiratorio, ma secondo l’Epa, l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, e l’Health Canada, l’agenzia governativa per la salute, un ruolo particolarmente negativo è giocato dal biossido di azoto, un gas tossico che deriva soprattutto dal traffico automobilistico. L’esposizione a lungo termine a questa sostanza, infatti, sembra aumentare sensibilmente il rischio di asma.

Un’analisi su vari dati

Gli autori dello studio hanno esaminato diversi dati. Innanzitutto quelli relativi alla distribuzione della popolazione mondiale (di 194 Paesi), poi quelli riguardanti la presenza e i livelli di biossido di azoto nelle diverse zone del mondo e, infine, quelli sull’incidenza di asma. Lo scopo era stabilire quanti nuovi casi di asma siano correlati allo smog in soggetti da uno a diciotto anni di età.

Il Kuwait è il paese più a rischio

Analizzando tutti i dati, gli esperti hanno osservato che, in media, a livello mondiale, in oltre un bambino su dieci la comparsa dell’asma è stata favoriva dall’esposizione allo smog da scarichi veicolari. “L’inquinamento da biossido d’azoto sembra essere un rilevante fattore di rischio per l’incidenza dell’asma infantile sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati, specialmente in aree urbane” hanno affermato. A vantare il più elevato tasso di diagnosi di asma associato allo smog è il Kuwait, con 550 casi ogni 100mila bambini e ragazzi. Seguono Emirati Arabi Uniti e Canada, rispettivamente con 460 e 450 casi su 100mila individui. In valori assoluti il maggior numero di casi si verificano in Cina (760 mila), India (350 mila) e Usa (240 mila).

Maggiore attenzione alla qualità dell’aria

Gli studiosi hanno spiegato che la loro ricerca potrebbe avere due limiti. Il primo è che i livelli biossido di azoto sono stati rilevati prevalentemente in aree urbane, quindi potrebbero essere sovra stimati. Il secondo è che i dati su popolazioni e asma risalgono al 2015, mentre quelli sullo smog al biennio 2010-12 e potrebbero non rispecchiare le variazioni degli ultimi anni (la presenza di livelli di biossido d’azoto è diminuita in Europa e Stati Uniti mentre è aumentata in Asia). Tuttavia, i ricercatori hanno affermato che è innegabile che fra asma e smog ci sia una forte correlazione e che per questo occorrono nuove politiche per diminuire i livelli di biossido di azoto nell’aria.

Da sapere

A Milano e Napoli

Dallo studio, è emerso che a Milano le diagnosi di asma correlate all’esposizione al biossido di azoto sono di poco superiori a 200 ogni 100mila soggetti, mentre a Napoli sono circa la metà.

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