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Il caso del bambino operato al cuore a Napoli ha occupato le cronache e coinvolto tutti, perché si è trattato di un evento particolarmente doloroso. Il piccolo soffriva dalla nascita di una cardiomiopatia, una cardiopatia congenita che riduce l’efficienza del cuore. Era da tempo in lista per un trapianto e, a dicembre 2025, l’organo compatibile era arrivato da Bolzano. Nella rigorosa trafila che regola il trasporto e l’impianto, però, qualcosa stavolta non ha funzionato. Il cuore, una volta estratto dal contenitore, presentava lesioni simili a bruciature, dovute presumibilmente al contatto dell’organo con ghiaccio secco, che raggiunge temperature molto basse, utilizzato per la refrigerazione al posto del normale ghiaccio tritato.
Cuore impiantato anche se danneggiato
L’équipe chirurgica dell’ospedale napoletano ha proceduto all’impianto nonostante questa anomalia, informando la famiglia dell’errore soltanto diverse settimane dopo, quando il piccolo ha iniziato a manifestare problemi dovuti proprio al fatto che il cuore impiantato, danneggiato dal contatto con temperature troppo basse, non funzionava bene. La procura di Napoli ha quindi aperto un’inchiesta per accertare le responsabilità di quanto accaduto. Il piccolo purtroppo non potrà più essere operato perché le sue condizioni generali sono ormai compromesse. Questo fatto, oltre a colpire per la sorte del bimbo e per il fatto che è stato sprecato un cuore donato, molto prezioso, rischia di creare nell’opinione pubblica una forma di sfiducia nel sistema dei trapianti in Italia.
La situazione del trapianto di organi in Italia
È essenziale accertare che cosa è accaduto nella vicenda del bambino operato a Napoli, perché la trafila che regola i trapianti di organo (e, in modo particolare, quella di organi salvavita come il cuore) è molto rigida, come testimoniano i dati del Centro nazionale trapianti del Ministero della Salute, che riportano elevate percentuali di successo e di sopravvivenza. In Italia nel 2025 sono stati effettuati 3.754 trapianti di organo, di cui 347 di cuore. Tra il 2000 e il 2021 sono stati eseguiti oltre 6.000 trapianti di cuore e di questi, l’8,5% ha riguardato bambini. Tra il 2011 e il 2021, sono stati eseguiti quasi 2.700 interventi, in diminuzione rispetto ai 3.539 del decennio precedente 2001-201. L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma è il primo centro in Italia per numero di interventi (179 tra il 2000 e il 2021). Seguono Bergamo e Torino, con 78 e 53 trapianti rispettivamente.
Negli ultimi anni sono state introdotte nella pratica medica innovazioni tecnologiche come il Vad (Ventricular assist device) un dispositivo che può essere utilizzato come trattamento permanente per le persone che non sono candidabili all’impianto di un cuore. Sempre secondo i dati, la sopravvivenza dopo trapianto d’organo è in aumento. Negli adulti, la sopravvivenza dopo un anno dal trapianto è pari all’81.4%, mentre è dell’86% per gli interventi eseguiti nei bambini. È un po’ più bassa per il cuore, organo salvavita per definizione, collocandosi tra il 78% fino al 71.7% per chi riceve il cuore in condizioni di urgenza.
La procedura e le cause dell’errore
L’iter di espianto, trasporto e impianto di cuore è rigoroso e segue procedure riconosciute a livello nazionale, secondo un protocollo che permette di effettuare migliaia di trapianti ogni anno. Vediamo come avviene il processo.
La preparazione del cuore
Quando viene segnalata la presenza di un possibile donatore, il primo malato compatibile con le caratteristiche del donatore viene contattato ed entra in ospedale per prepararsi alla possibile operazione, mentre nell’altro ospedale vengono valutate le caratteristiche dell’organo donato.
Una volta accertata la compatibilità, l’equipe chirurgica inizia l’asportazione del cuore che deve essere espiantato, mentre nell’altro ospedale i medici lavorano in stretto contatto per preparare il ricevente.
Il cuore del donatore viene preparato con una soluzione fisiologica fredda, quindi è avvolto in alcuni strati di involucro sterile e refrigerato solitamente con ghiaccio tritato. Quindi è sottoposto a un trattamento che riduce il metabolismo delle cellule del cuore stesso, per rallentarne l’attività. A questo punto, l’organo è trasferito in un apposito contenitore, in grado di conservarlo in condizioni ottimali per alcune ore e viene trasferito con il mezzo più veloce possibile nell’ospedale dove deve essere impiantato.
L’impianto del cuore
Nell’ospedale del ricevente, si avvisa il candidato all’intervento o i suoi genitori nel caso di un bambino. L’intervento di impianto dura poco più di un’ora. Si esegue in circolazione extracorporea: la persona è cioè collegata a macchinari che consentono la circolazione “esterna” del sangue mentre si interviene sui grossi vasi sanguigni. L’intervento consiste nel ricollegare il cuore nuovo, all’interno del torace del ricevente, suturando tra loro le grosse arterie e gli atri del cuore (atrio destro, atrio sinistro, arteria polmonare e aorta). Una volta terminata l’operazione, la persona viene trasferita nell’unità di terapia intensiva per le cure post-operatorie.
Dopo il trapianto, il paziente resta nella struttura per circa tre o quattro settimane, durante le quali si effettuano prelievi del sangue ed elettrocardiogrammi per vagliare la funzionalità del nuovo organo, oltre che per valutare se si verificano reazioni di rigetto.
Che cosa può non aver funzionato
All’interno di questo iter, sono due i punti che dovranno essere chiariti. Il primo è per quale motivo il cuore espiantato a un bambino deceduto, che avrebbe dovuto salvarne un altro, sia entrato in contatto con una sostanza che, a causa della bassissima temperatura, ha provocato lesioni irrevesibili, in grado di danneggiare in modo permanente le cellule e, quindi, l’attività contrattile di un cuore prima sano. Sembra, infatti, che sia stato utilizzato non del normale ghiaccio tritato, ma ghiaccio secco, ossia anidride carbonica congelata che raggiunge e supera i -70 gradi.
Il secondo errore si è presumibilmente verificato all’ospedale di Napoli dove si trovava il bimbo in attesa di trapianto. Secondo le procedure standard, il cuore malato può essere espiantato solo una volta che l’organo donato viene valutato come idoneo all’impianto. Non deve presentare quindi alterazioni o anomalie all’ispezione dei chirurghi che valutano colore, consistenza, temperatura.
I tempi sono stretti perché il cuore deve restare all’esterno del corpo per il minore tempo possibile, ma l’apertura del torace del ricevente, l’asportazione dell’organo malato e il collegamento con il macchinario per la circolazione extracorporea possono avvenire solo una volta che il cuore è ritenuto idoneo, in modo che, se questo è danneggiato, si può tornare indietro.
In questa circostanza, le procedure si erano spinte già troppo avanti e il cuore è stato impiantato nel torace del piccolo anche se era compromesso, perché non era più possibile tornare indietro.
Le indagini dovranno accertare quali sono stati gli errori che hanno portato a questo evento. È però importante che le persone continuino ad avere la consapevolezza dell’importanza dei trapianti di organo, che si basano su donazioni altruistiche. Purtroppo, a fronte di diversi milioni di dichiarazioni di consenso, stanno aumentando anche le opposizioni, ossia la non disponibilità all’espianto di organi. Un singolo individuo può, con i suoi organi, salvare altre 7-9 persone. Episodi come quello del bambino operato a Napoli sono rari, fortunatamente. Ci si augura che non si ripetano e che non danneggino la fiducia nel sistema dei trapianti in Italia.
photo by epicioci for pixabay
In breve
Nel caso del bambino operato a Napoli per un trapianto di cuore, si sono verificati errori che hanno avuto conseguenze irreversibili e che saranno oggetto di indagine. Tuttavia, è bene continuare a donare gli organi, che possono salvare molte vite.

