Celiachia nei bambini: sintomi, come si manifesta e cosa fare

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 09/12/2023 Aggiornato il 09/12/2023

Crescita rallentata, scarso peso, disturbi gastrointestinali possono essere sintomi di celiachia nei bambini. Ecco come scoprirlo

Celiachia nei bambini: sintomi, come si manifesta e cosa fare

La celiachia nei bambini è una malattia abbastanza diffusa, che è bene non sottovalutare perché può creare malessere quotidiano e interferire con la crescita. Si può tenere sotto controllo a patto di evitare l’assunzione di glutine, la proteina che scatena il disturbo.

Che cos’è la celiachia nei bambini

La celiachia, o malattia celiaca, viene anche definita intolleranza al glutine. Si tratta di una condizione permanente, in cui l’organismo innesca una reazione a contatto con il glutine, una proteina che si trova nel grano e in altri cereali. Vediamo nel dettaglio che cosa avviene.

Quando una persona predisposta ingerisce glutine attraverso alimenti (o anche farmaci), compare una reazione di difesa da parte dell’organismo. I linfociti, ossia le cellule responsabili della reazione immunitaria, presenti nell’intestino, si attivano producendo le citochine. Questi mediatori attaccano, come se fossero corpi estranei, i villi intestinali, cioè le sporgenze presenti sulla superficie interna della mucosa dell’intestino con la funzione di aumentarne la superficie, in modo di assorbire al meglio le sostanze nutritive.

Che cosa succede nell’organismo

Durante questa reazione immunologica, si producono autoanticorpi, sostanze che attaccano le strutture stesse dell’organismo al quale appartengono, percependole come nemiche. In particolare, gli autoanticorpi si dirigono verso un antigene, la transglutaminasi tissutale, presente in tutte le cellule che compongono l’intestino oltre che in altri tessuti dell’organismo.

La reazione autoimmune provoca una condizione di infiammazione cronica che modifica la struttura della mucosa. Questa modifica è responsabile dei disturbi legati alla celiachia. Infatti, in condizioni normali, l’intestino tenue ha una struttura simile alla superficie di un tappeto, con migliaia di minuscole sporgenze digitiformi, i villi intestinali appunto. La funzione di queste strutture è aumentare la superficie interna dell’intestino, in modo che possa assorbire la maggiore quantità possibile di sostanze nutritive introdotte con i cibi. Poiché in caso di celiachia i villi si appiattiscono, la superficie assorbente si riduce notevolmente e questo limita la possibilità che l’organismo in crescita si procuri adeguatamente le sostanze nutritive.

A che età si diventa celiaci?

La celiachia nei bambini insorge solitamente durante l’infanzia o l’adolescenza, in un periodo compreso tra uno e 18 anni circa. Qualche volta può comparire più tardi. Le cause sono ancora in parte da individuare. È certo che alla base della malattia c’è una predisposizione genetica: sono soggette a intolleranza al glutine le persone che hanno i geni HLA DQ2 e DQ8. Non in tutti questi soggetti, però, la malattia diventa evidente. La comparsa della celiachia può essere scatenata da eventi stressanti, come, nel caso dei bambini:

  • un intervento chirurgico
  • un incidente
  • un forte stress psicofisico
  • infezioni intestinali virali, batteriche o causate da protozoi
  • il contatto con il Rotavirus, un microrganismo responsabile di forme di diarrea molto serie nei bambini.

È bene precisare che le persone non predisposte geneticamente non rischiano di diventare celiache nonostante le infezioni e gli eventi stressanti.

Sintomi celiachia bambini

La celiachia nei bambini non si presenta con sintomi ben precisi. Spesso compaiono diarrea intermittente, dolori addominali, meteorismo. Questi segnali, soprattutto nei più piccoli, possono simulare altre malattie, come intolleranze alimentari oppure infezioni all’intestino dovute ai parassiti. La differenza è che, nel caso della celiachia, si verifica malassorbimento, cioè incapacità dell’intestino di assorbire in quantità sufficiente gli elementi nutritivi. I sintomi del malassorbimento sono:

  • perdita di peso
  • crampi addominali
  • presenza di gas addominale
  • debolezza generale
  • feci maleodoranti, grigiastre e di aspetto “oleoso”.

Inoltre i bambini possono mostrare:

  • scarsa crescita ponderale
  • statura inferiore alla media dei coetanei perché la celiachia impedisce l’assorbimento del calcio
  • debolezza perché l’intestino non assorbe a sufficienza zuccheri e grassi
  • pallore perché manca una quantità sufficiente di ferro e acido folico, sostanze presenti nelle carni e nei vegetali verdi e necessarie per formare i globuli rossi del sangue.

Come si scopre la celiachia nei bambini

La diagnosi di celiachia si effettua con un prelievo del sangue, che è analizzato in laboratorio per scoprire la presenza di anticorpi che l’organismo produce solo in presenza di celiachia. Questi anticorpi si chiamano AGA (ossia anticorpi anti-gliadina di classe IgA e IgG, attualmente utilizzati per la diagnosi in età inferiore ai due anni) ed EMA (anticorpi anti-endomisio di classe IgA). Il test più importante è rappresentato dagli anticorpi anti-transglutaminasi di classe IgA, che consentono di identificare fino al 98 per cento delle persone con sospetta celiachia.

Quando occorre la biopsia

Per la diagnosi definitiva è necessario effettuare la biopsia dell’intestino tenue. Si preleva un frammento di mucosa intestinale e lo si analizza in laboratorio, per individuare la caratteristica tipica della celiachia, cioè l’atrofia più o meno severa dei villi intestinali. Il prelievo si ottiene per via endoscopica in gastroscopia, inserendo attraverso la bocca un endoscopio che attraversa esofago e stomaco, fino a raggiungere l’intestino, dove asporta un campione di tessuto. L’esame si effettua somministrando dei farmaci sedativi, che riescono cioè a indurre uno stato di calma e sonnolenza necessaria per l’esecuzione dell’esame, fastidioso soprattutto per i bambini.

Cosa fare se il bambino è celiaco

La celiachia nei bambini può essere tenuta efficacemente sotto controllo evitando il glutine nell’alimentazione quotidiana. Una volta che il glutine è eliminato dalla dieta, la mucosa intestinale presenta una progressiva ricrescita dei villi con miglioramento della sua funzione nel giro di alcuni mesi e pieno recupero entro un anno. In questo periodo, può essere necessario che il bambino assuma, dietro controllo del pediatra, integratori di vitamine e minerali per compensare le eventuali carenze alimentari. Oggi è possibile ricorrere a specifici test che aiutano i medici e la famiglia a capire se la dieta sta funzionando.

Che cosa eliminare dalla dieta

Per seguire l’alimentazione corretta occorre rivolgersi a un esperto in nutrizione pediatrica, che, insieme con il pediatra, insegna a riconoscere gli alimenti “innocui” e quelli pericolosi. Vanno eliminati tutti i cibi e gli ingredienti derivati da:

  • grano
  • orzo
  • segale
  • avena.

L’avena  è scarsamente tossica per il malato di celiachia, ma è bene evitarla perché i prodotti a base di avena spesso sono contaminati da farine degli altri cereali nocivi.
Non è possibile nemmeno consumare:

  • farro
  • kamut
  • cous cous
  • bulgur.

Vanno quindi eliminati pane, cereali, crackers, grissini, pasta, biscotti, torte, brioche, dolci di tutti i tipi, pesce e carne impanati. È invece possibile consumare questi prodotti se si è certi che siano preparati con farina di riso o di mais (entrambi naturalmente privi di glutine) o che comunque sono preparati con farine prive di glutine. Questi prodotti, dedicati espressamente ai celiaci, sono facilmente riconoscibili sui banconi dei negozi e dei supermercati grazie al simbolo della “spiga barrata”.

Cosa devono ricordare i genitori

Convivere con la celiachia non è semplice per i più piccoli, che si confrontano quotidianamente con i coetanei e quindi possono facilmente sentirsi un po’ “diversi”. Un po’ di attenzione e soprattutto un’educazione adeguata del bambino possono aiutare a superare il disagio. Il primo ambito di confronto è con i famigliari: è quindi importante che non solo il bimbo, ma tutta la famiglia si privi dei cibi che contengono glutine, scegliendo solo gli alimenti permessi e combinandoli in ricette sfiziose, che il piccolo impari ad apprezzare. Inoltre è bene parlare del problema con gli insegnanti, preziosi collaboratori che aiutano il bambino a sopportare il peso psicologico della malattia.

Attenzione fuori casa

Il maggiore rischio per chi è soggetto a celiachia viene dalla contaminazione degli alimenti da parte del glutine, soprattutto nell’alimentazione fuori casa per i pasti consumati in ristoranti e altri esercizi pubblici. Oggi però esistono ovunque locali, ristoranti e pizzerie certificati nella cucina senza glutine anche per i più piccoli. 

Foto di Rachel Bostwick da pixabay

 
 
 

In breve

La celiachia nei bambini è un disturbo abbastanza frequente, dovuto a una reazione autoimmune scatenata dall’ingestione di glutine. I sintomi come diarrea, dolori addominali, scarsa crescita si risolvono eliminando il glutine dalla dieta del bambino, con l’aiuto del pediatra e del nutrizionista.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Le domande della settimana

Cerchiaggio preventivo: si deve stare sempre a letto?

11/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Nei primi giorni successivi all'intervento di cerchiaggio è possibile che venga raccomandato il riposo, dopodiché si possono riprendere le normali attività quotidiane, evitando comunque ogni eccesso per quanto riguarda l'impegno fisico.   »

Larva inghiottita con la marmellata: ci sono rischi per la gravidanza?

11/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

Le larve che possono essere presenti nella marmellata non sono velenose quindi la loro assunzione accidentale (per quanto possa essere poco piacevole dal punto di vista psicologico) non espone a rischi.   »

Paroxetina in gravidanza: può danneggiare il bambino?

06/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La paroxetina va senza dubbio assunta in gravidanza, se ve ne è indicazione, visto che aiuta a controllare il disturbo dell'umore da cui è interessata la futura mamma senza causare danni al feto.  »

40 anni e non rimango incinta dopo due mesi di tentativi: devo preoccuparmi?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

In età matura, le probabilità di concepire per ciclo mestruale sono piuttosto basse, quindi non stupisce che dopo appena due mesi di tentativi la gravidanza non sia ancora iniziata. E questo vale anche in caso di riserva ovarica ancora soddisfacente.   »

Qual è il momento migliore per concepire una bambina?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Castagna

Poiché gli spermatozoi X sono più lenti, è possibile (!) che un rapporto sessuale affrontato uno-due giorni prima dell'ovulazione porti al concepimento di una femminuccia. Ma di questo non vi è alcuna certezza.   »

Megavescica del feto alla 13^ settimana di gravidanza: cosa aspettarsi?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

La megavescica individuata nel feto è un segno ecografico prenatale che può sottendere un ampio spettro di cause e di conseguenze. La situazione va dunque tenuta monitorata tramite controlli ecografici seriati.   »

Cardioaspirina in gravidanza: sì o no?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Augusto Enrico Semprini

Ci sono dei casi in cui piccole dosi di aspirina possono favorire il buon proseguimento di una gravidanza: se il ginecologo curante la prescrive è più che opportuno dargli ascolto.   »

24 ore senza pillola: sono ancora protetta?

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Gaetano Perrini

In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata.   »

Fai la tua domanda agli specialisti