Cosa fare se i bambini si mangiano le unghie?

Elisa Carcano A cura di Elisa Carcano Pubblicato il 29/03/2022 Aggiornato il 29/03/2022

In termini medici questo vizio è definito onicofagia. E non determina solo un danno estetico alla mani, ma può essere il veicolo di numerose infezioni. Ecco che cosa fare se i bambini si mangiano le unghie

Cosa fare se i bambini si mangiano le unghie?

L’onicofagia fa parte dei vizi comportamentali compulsivi (definiti anche  tic nervosi), come per esempio, arrotolarsi e strapparsi i capelli (tricotillomania)  e digrignare i denti, soprattutto di notte (bruxismo). È molto frequente nei bambini, quando di solito compare verso i 5-6 anni, e in genere si protrae per tutta l’adolescenza. Non è raro comunque che il vizio perduri anche in età adulta. Ecco che cosa fare se i bambini si mangiano le unghie.

Perché i bambini si mangiano le unghie?

All’origine di questo vizio c’è quasi esclusivamente un disagio psicologico che trova origine in uno stato d’ansia vissuto dal bambino in seguito a un evento vissuto da lui come traumatizzante (per esempio, la separazione dei genitori, ma anche la nascita del fratellino o l’inizio della scuola), che suscita in lui insicurezza o il timore di non essere più amato da mamma e papà. Il bimbo trova quindi nel mangiarsi le unghie un modo per scaricare la sua ansia e vi ricorre ogni qual volta il suo disagio si acuisce. Ed è proprio questo che genera la compulsività del comportamento: il bimbo non può proprio farne a meno. Pur dandogli la sensazione di un temporaneo sollievo, il mangiarsi le unghie non elimina il suo malessere e questo genera il bisogno di ricorrervi sempre più spesso, in maniera compulsiva, appunto.

Cosa succede se i bambini si mangiano le unghie?

Purtroppo, oltre a non risolvere il disagio psicologico che ne è all’origine, mangiarsi le unghie rischia di innescare una serie di problematiche non indifferenti per denti e gengive. Come spiega il dottor Rodolfo Gianserra, vicepresidente della Società  italiana di paradontologia e implantologia (SidP) “mangiarsi le unghie può arrivare a compromettere la corretta formazione delle ossa facciali e determinare delle malocclusioni dentali, con conseguenze su tutto l’organismo: dalla postura al mal di testa”. E non solo. Prosegue Gianserra: ”Mangiarsi le unghie espone anche al rischio di infezioni batteriche, virali e fungine, oltre che a parassitosi”. I più comuni nei bambini sono gli ossiuri (le cui uova si annidano proprio sotto le unghie) che facilmente “passano” dalle manine “rosicchiate” all’interno dell’organismo. Conseguenze ci sono anche per le gengive, spesso soggette a infiammazioni (gengiviti) e infezioni con rischio di retrazione gengivale.

Come togliere il vizio di mangiare le unghie nei bambini?

La prima cosa da fare è evitare di punire il bambino: sgridarlo – o peggio ancora dargli uno sberlotto quando si mette le mani in bocca – non farebbe altro che acuire il suo senso di insicurezza e quindi accentuare il bisogno di mangiarsi le unghie. Molto più utile è invece osservare quando il bambino si mangia le unghie, in modo da capire quali sono le situazioni che gli creano maggior disagio, parlargli e rassicurarlo spiegandoli che i sentimenti negativi che prova sono del tutto naturali e che non deve per questo sentirsi in colpa. Anche offrirgli occasioni per “scaricare” la sua tensione in modo positivo, per esempio praticando uno sport, può distoglierlo da questo gesto.

 

 

 

 

 
 
 

In sintesi

Chi ha il vizio di mangiare le unghie?

In genere l’onicofagia colpisce i bambini (specie dai 6 ai 10 anni), ma non è raro trovare adulti che hanno questo vizio.

Perché non bisogna mangiarsi le unghie?

Sicuramente mangiarsi le unghie danneggia le mani da un punto di vista estetico. Ma non solo: questo vizio – specie se protratto nel tempo – può avere conseguenze sulla salute dei denti e della bocca, con la possibilità che si sviluppino infezioni di varia natura, ma anche malformazioni ossee con ripercussioni sull’organismo (tipico è il caso di frequenti mal di testa di origine tensiva).

 

Fonti / Bibliografia

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