Argomenti trattati
Quando un bambino non dorme bene, si sveglia spesso durante la notte o fatica ad addormentarsi, le ripercussioni possono coinvolgere tutta la famiglia. Prima di preoccuparsi, però, è importante sapere che il sonno cambia molto durante l’infanzia e che i risvegli notturni e le difficoltà nell’addormentamento possono essere normali in alcune fasi della crescita.
Le esigenze di sonno, inoltre, variano in base all’età e da bambino a bambino.
Per favorire un riposo più regolare è utile partire da alcuni elementi fondamentali: una routine serale prevedibile, orari abbastanza costanti e un ambiente tranquillo e sicuro. Anche imparare a riconoscere le cause più comuni delle difficoltà del sonno può aiutare i genitori a intervenire in modo adeguato, senza trasformare la nanna in una fonte di stress.
Ma quali sono i principali fattori che possono disturbare il sonno del bambino, come organizzare una routine efficace e come affrontare i risvegli notturni e le fasi di cambiamento del sonno?
Ne abbiamo parlato con Giulia Zannoni, consulente del sonno infantile certificata Sleep Sense™ Italiano, che ha lanciato il progetto Onde Lente Sleep Consulting.
Le cause più comuni
Quando un bambino fa fatica ad addormentarsi, si sveglia spesso durante la notte o tende a svegliarsi molto presto, non significa necessariamente che ci sia un problema di salute.
Il sonno cambia infatti con l’età e ogni bambino può avere ritmi e necessità differenti. Anche la quantità di sonno considerata adeguata varia in base alla fase dello sviluppo: per esempio, tra 4 e 12 mesi sono generalmente raccomandate 12-16 ore nelle 24 ore, compresi i sonnellini, mentre tra 1 e 2 anni si raccomandano circa 11-14 ore.
“È importante premettere che nei primi mesi di vita i risvegli notturni sono fisiologici e attesi – spiega Giulia Zannoni – il sistema nervoso del bambino è ancora immaturo e il sonno si organizza in cicli brevi che prevedono momenti di parziale risveglio. Parlare di “problema del sonno” ha senso a partire dai 5-6 mesi circa, quando il sistema circadiano è più maturo e il bambino ha le basi biologiche per dormire periodi più lunghi.
Da quella fase in poi, una delle cause più frequenti è che il bambino abbia imparato ad addormentarsi in un certo modo, ad esempio con la poppata, con il movimento o con la presenza del genitore, e fatichi a riaddormentarsi autonomamente quando si sveglia tra un ciclo di sonno e l’altro. Non è una colpa di nessuno, è un meccanismo che si costruisce naturalmente, ma che volendo può essere modificato.
Ci sono poi cause legate agli orari: un bambino che va a letto troppo tardi accumula un livello di stanchezza che paradossalmente rende l’addormentamento più difficile e il sonno più frammentato. La stessa cosa succede quando i sonnellini sono distribuiti male durante il giorno. Infine ci sono possono essere cause temporanee, come balzi evolutivi, dentizione o periodi di malattia, che possono interrompere abitudini di sonno già acquisite”.
Tra le cause più comuni delle difficoltà del sonno ci possono essere anche routine irregolari o cambiamenti nelle abitudini quotidiane, un ambiente poco favorevole al riposo, un’eccessiva stimolazione nelle ore che precedono la nanna e, nei bambini più grandi, preoccupazioni, paure o incubi. Anche eventi come una malattia, una vacanza o un cambiamento nella vita familiare possono temporaneamente alterare il sonno.
Creare la routine perfetta
Una buona routine della sera non deve essere complicata: ciò che conta soprattutto è che sia prevedibile, tranquilla e il più possibile costante. Ripetere ogni sera la stessa sequenza di attività aiuta il bambino a capire che la giornata sta per concludersi e favorisce il passaggio dalla veglia al sonno.
“Una routine serale efficace non deve essere elaborata: bastano tre o quattro passaggi sempre uguali, nello stesso ordine ripetuti ogni sera. – prosegue Giulia Zannoni – L’obiettivo da raggiungere è la prevedibilità, non la perfezione. Un elemento spesso sottovalutato è l’ambiente: poca luce, poca stimolazione e toni di voce bassi già durante la routine aiutano il sistema nervoso a prepararsi al sonno. Gli schermi andrebbero spenti almeno un’ora prima, perché la luce blu inibisce la produzione di melatonina.
Infine idealmente il bambino dovrebbe avere un ricordo cosciente del suo spazio di sonno prima di addormentarsi, motivo per cui dovrebbe addormentarsi nel proprio lettino, altrimenti si ritrova in un posto “diverso” da quello in cui si è addormentato e ha bisogno di aiuto per tornare a dormire”.
È possibile iniziare circa 30-60 minuti prima dell’orario previsto per andare a letto, riducendo progressivamente gli stimoli. Un esempio può essere: abbassare le luci e spegnere televisione, tablet e smartphone, fare il bagno se è un’attività rilassante per il bambino, indossare il pigiama, lavare i denti, leggere insieme una storia e concludere con coccole e il saluto della buonanotte.
Anche gli orari regolari hanno un ruolo importante: quando possibile, è utile mantenere un orario abbastanza stabile sia per andare a letto sia per il risveglio, adattandolo all’età, ai sonnellini e alla quantità di sonno di cui il bambino ha bisogno.
Infine, la routine dovrebbe essere un momento piacevole e non una serie di regole da rispettare a tutti i costi. Se una determinata attività, come il bagnetto, rende il bambino più eccitato anziché rilassarlo, si può semplicemente sostituirla con un’attività tranquilla.
L’obiettivo non è creare una “routine perfetta”, ma costruire un rituale semplice e riconoscibile che accompagni il bambino verso il sonno.
Igiene del sonno e ambiente della cameretta
Una cameretta adatta al sonno dovrebbe essere tranquilla, confortevole, poco illuminata e priva di distrazioni. L’obiettivo è creare un ambiente che favorisca il rilassamento e che il bambino associ principalmente al riposo. È consigliabile ridurre le fonti di rumore, mantenere una temperatura confortevole ed evitare luci intense nelle ore serali. Per i bambini che hanno paura del buio può essere utilizzata una piccola luce notturna, preferibilmente tenue.
Un’attenzione particolare va riservata agli schermi. Televisione, smartphone, tablet e computer possono rendere più difficile rilassarsi prima di dormire; per questo motivo viene di solito raccomandato di tenere i dispositivi fuori dalla camera da letto e di spegnerli almeno un’ora prima di andare a letto.
Anche luce e temperatura contribuiscono alla qualità dell’ambiente. Una stanza buia favorisce il sonno, mentre un ambiente eccessivamente caldo può essere sfavorevole. Per neonati e bambini piccoli è importante soprattutto evitare il surriscaldamento: meglio vestire il bambino in modo adeguato alla temperatura e non utilizzare coperte, cuscini o altri oggetti morbidi nello spazio di sonno del lattante.
Risvegli notturni e regressioni del sonno: come gestirli
“Prima di tutto vale la pena fare una distinzione che molti genitori non conoscono: le regressioni del sonno vere e proprie, intese come riorganizzazioni neurologiche del cervello, sono solo due, a 4 mesi e a 18 mesi – spiega ancora Giulia Zannoni – Tutto il resto (i peggioramenti legati ai balzi evolutivi, alla dentizione, ai viaggi…) sono battute d’arresto temporanee. Nominarle correttamente aiuta ad avere aspettative più realistiche e a non perdere la calma.
In entrambi i casi la risposta dovrebbe essere la stessa: mantenere gli orari, la routine e una certa coerenza nella risposta ai risvegli. Più flessibilità nel conforto è comprensibile, ma aggiungere degli elementi di imprevedibilità confonde i bambini e prolunga gli effetti del peggioramento.
I risvegli notturni fisiologici ci sono per tutti i bambini, la differenza è se il bambino ha gli strumenti per riaddormentarsi da solo o ha bisogno di qualcuno che lo aiuti ogni volta”.
I risvegli notturni sono quindi normali nell’infanzia e possono presentarsi anche dopo un periodo in cui il bambino sembrava dormire più a lungo. Nei primi mesi di vita, in particolare, il sonno non segue ancora cicli regolari: i neonati possono dormire per brevi periodi e svegliarsi frequentemente per mangiare o essere accuditi. Con la crescita, inoltre, il sonno può cambiare temporaneamente in occasione di nuove fasi dello sviluppo, malattie, dentizione o altri cambiamenti nella quotidianità.
Se il bambino si sveglia durante la notte, è utile innanzitutto mantenere la calma e ridurre al minimo gli stimoli: luci basse o spente, voce tranquilla e niente giochi o attività che possano riattivarlo. Nei bambini che hanno già acquisito una certa autonomia nel sonno, può essere utile concedere qualche momento prima di intervenire, perché alcuni risvegli sono brevi e il bambino può riaddormentarsi spontaneamente.
Quando invece il bambino ha bisogno di essere rassicurato, è bene rispondere alle sue necessità senza trasformare il risveglio in un momento di gioco o di lunga interazione. Per i bambini più grandi, mantenere regole e modalità di risposta coerenti può aiutare a ristabilire gradualmente il ritmo abituale: per esempio, se si alzano dal letto, si può accompagnarli nuovamente a letto con calma, evitando discussioni o attività stimolanti.
Quando è il caso di chiedere il parere o l’aiuto di un professionista?
“ È importante distinguere quando il problema del sonno può richiedere un supporto strutturato. – afferma Giulia Zannoni – Qualche notte difficile, una settimana di risvegli frequenti durante un balzo evolutivo, la dentizione che disturba il sonno… queste sono tutte situazioni normali che tendono a risolversi.
Ma quando i risvegli sono multipli ogni notte da settimane, quando l’addormentamento richiede ogni sera un lungo rituale di assistenza o quando la famiglia è esausta al punto che il sonno insufficiente sta iniziando ad avere un impatto sulla vita quotidiana, allora a quel punto può valere la pena affidarsi a una figura specializzata.
Una consulente del sonno infantile lavora sull’intero quadro, ovvero orari, routine, ambiente, risposta ai risvegli e aspettative, costruendo un percorso personalizzato per quel bambino e quella famiglia. Non esiste un metodo unico: esistono approcci diversi che si scelgono in base all’età del bambino, al temperamento, alla storia del sonno e a quello che i genitori si sentono di fare. L’obiettivo non è mai eliminare la presenza dei genitori, ma aiutare il bambino ad acquisire una competenza che gli servirà per tutta la vita”.
In breve
Risvegli notturni, sonno disturbato o fatica ad addormentarsi possono essere normali nei bambini, ma ci sono alcune accortezze che, se messe in pratica correttamente, possono migliorare il sonno del proprio bimbo.
