Covid-19: i bambini possono trasmetterlo, serve prudenza

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 19/06/2020 Aggiornato il 19/06/2020

I bambini si ammalano raramente di Covid-19 e hanno sintomi lievi. Ma possono essere contagiosi e trasmettere la malattia ai soggetti più deboli. È quindi importante rispettare il distanziamento sociale

Covid-19: i bambini possono trasmetterlo, serve prudenza

Nelle scorse settimane, quando la pandemia di Covid-19 era nel pieno, i casi di bambini che hanno contratto il virus sono stati pochi. Quando è successo, i sintomi sono stati in genere lievi. Tuttavia non è possibile escludere che i bambini possano trasmettere il Covid-19. Gli esperti invitano quindi alla cautela, soprattutto in vista dell’estate, quando i contatti saranno più a rischio, nonostante l’obbligo delle misure di distanziamento sociale. Particolare attenzione va posta per esempio verso i nonni, che a causa dell’età sono più a rischio di complicanze.

Perché i piccoli si ammalano meno

Bimbi e adolescenti si ammalano più raramente di Covid-19 perché esprimono poco Ace2, un recettore presente nell’epitelio nasale, utilizzato dal Sars-CoV-2 per infettare le cellule. Lo sostiene un ricerca uscita sulla rivista Jama Pediatics . I bambini hanno pochi recettori per il virus nelle prime vie respiratorie e questo ha indotto, in un primo momento, a credere che fossero poco contagiosi, visto che si ammalano anche molto meno rispetto ad adulti e anziani. I recettori Ace2 non si trovano solo nel naso, ma anche negli pneumociti, le cellule che costituiscono il tessuto degli alveoli polmonari. Inoltre questi recettori sono presenti anche nel plasma, la parte liquida del sangue.
I dati pubblicati si riferiscono a oltre 72.000 casi di Covid-19 registrati in Cina. L’1,2 per cento di questi era costituito da ragazzi dai 10 ai 19 anni e lo 0,9 per cento da bambini sotto i 10 anni. Tra gli adolescenti si è verificato un solo decesso e nessuno tra i più piccoli. Molti bambini non presentavano alcun sintomo.

Più a rischio chi è già malato

I pediatri italiani, però, in attesa di ulteriori certezza, preferiscono attenersi al principio di precauzione, suggerendo anche per la stagione estiva misure di sicurezza come distanziamento sociale e lavaggio accurato delle mani. Gli esperti della Società italiana di pediatria raccomandano prudenza, perché il fatto di avere pochi recettori per il Sars-Cov-2 non esclude che i più giovani possano essere contagiosi. Il fatto che alcuni, nonostante la percentuale sia ridotta, abbiano contratto il virus significa che anche i bambini possono trasmettere il Covid-19. Il rischio, più che dai coetanei sani, è corso da bambini affetti da altri disturbi, per esempio asma, malattie di cuore o dei polmoni, che hanno problemi autoimmuni o genetici.

Un pericolo per i nonni

Oltre che ai coetanei con malattie, i bambini possono trasmettere il Covid-19 ai nonni, che a causa dell’età e della presenza di altre malattie (come diabete, problemi di cuore e di respirazione, pressione alta) possono essere soggetti a serie complicanze. Nei mesi estivi, i piccoli possono avere più contatti con i nonni, ai quali spesso vengono affidati dai genitori impegnati sul lavoro. Anche la Società di Pediatria preventiva e sociale – Sipps  invita dunque alla cautela perché il Covid-19 è ancora in parte da studiare alla luce dei dati epidemiologici italiani, quando i bambini riprenderanno a frequentare la scuola. Fino ad allora, pur rispettano il naturale bisogno di libertà dei più piccoli, è importante essere prudenti.

 

 

 

 
 
 

Da sapere!

Nella bella stagione, è giusto che i bambini trascorrano del tempo all’aperto. Pur giocando e divertendosi, devono rispettare la distanza con gli altri e disinfettare spesso le mani. Se hanno febbre o tosse, i genitori dovrebbero parlare subito con il pediatra.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Le domande della settimana

Paroxetina in gravidanza: può danneggiare il bambino?

06/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La paroxetina va senza dubbio assunta in gravidanza, se ve ne è indicazione, visto che aiuta a controllare il disturbo dell'umore da cui è interessata la futura mamma senza causare danni al feto.  »

40 anni e non rimango incinta dopo due mesi di tentativi: devo preoccuparmi?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Ivan Brambilla

In età matura, le probabilità di concepire per ciclo mestruale sono piuttosto basse, quindi non stupisce che dopo appena due mesi di tentativi la gravidanza non sia ancora iniziata. E questo vale anche in caso di riserva ovarica ancora soddisfacente.   »

Qual è il momento migliore per concepire una bambina?

05/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Claudio Castagna

Poiché gli spermatozoi X sono più lenti, è possibile (!) che un rapporto sessuale affrontato uno-due giorni prima dell'ovulazione porti al concepimento di una femminuccia. Ma di questo non vi è alcuna certezza.   »

Megavescica del feto alla 13^ settimana di gravidanza: cosa aspettarsi?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Antonella Di Stefano

La megavescica individuata nel feto è un segno ecografico prenatale che può sottendere un ampio spettro di cause e di conseguenze. La situazione va dunque tenuta monitorata tramite controlli ecografici seriati.   »

Cardioaspirina in gravidanza: sì o no?

04/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Professor Augusto Enrico Semprini

Ci sono dei casi in cui piccole dosi di aspirina possono favorire il buon proseguimento di una gravidanza: se il ginecologo curante la prescrive è più che opportuno dargli ascolto.   »

24 ore senza pillola: sono ancora protetta?

28/04/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Gaetano Perrini

In caso di mancata assunzione del contraccettivo orale per più di 12 ore dall'ora consueta, è opportuno saltare l'intervallo tra una confezione e l'altra, dopo aver comunque assunto, anche se in ritardo, la pillola dimenticata.   »

Fai la tua domanda agli specialisti