Covid-19: perché i bambini sono più soggetti a reinfezioni?

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 12/04/2022 Aggiornato il 12/04/2022

I giovanissimi producono meno anticorpi contro il Sars-Cov-2, e questo potrebbe esporli a un maggior rischio di ammalarsi nuovamente di Covid-19. Ecco perché i bambini sono più soggetti a reinfezioni

Covid-19: perché i bambini sono più soggetti a reinfezioni?

I bambini che hanno avuto il Covid-19 producono meno anticorpi contro il virus Sars-Cov-2 rispetto agli adulti, e questo potrebbe esporli a un maggior rischio di reinfettarsi. La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Network Open condotto da un gruppo di studiosi del Murdoch Children’s Research Institute di Melbourne (Australia), che ha esaminato più di 100 soggetti tra adulti e bambini con infezione da Covid-19 lieve o asintomatica.  Ecco perché i bambini sono più soggetti a reinfezioni.

Covid-19: perché sono importanti gli anticorpi IgG?

I ricercatori hanno esaminato 51 adulti e 57 bambini con infezione da Sars-Cov-2 lieve o asintomatica, testando più volte nel corso dell’infezione i livelli di un particolare tipo di anticorpi, le immunoglobuline G (in sigla IgG), che hanno la particolarità di persistere anche a guarigione avvenuta e rivestono, quindi, una notevole importanza nel determinare lo stato di immunità acquisita naturale contro l’infezione.
Dalle analisi effettuate è emerso che la percentuale dei bambini che possedeva IgG specifiche contro il Sars-Cov-2 era del 37% contro il 76% rilevata negli adulti, nonostante una sintomatologia dovuta alla malattia molto simile. Non solo: mentre negli adulti i ricercatori hanno riscontrato un legame tra l’intensità dei sintomi e la quantità di anticorpi sviluppati (i soggetti sintomatici avevano il triplo di anticorpi rispetto agli asintomatici), tra i bambini non è invece stato rilevato un legame di questo tipo.

Che ruolo riveste l’immunità innata?

Gli autori dello studio spiegano che a fare la differenza tra soggetti adulti e bambini potrebbe essere la presenza, nei più piccoli, di una maggiore risposta immunitaria di tipo innato. L’immunità innata è un’immunità di tipo non specifico presente sin dalla nascita, quando il sistema immunitario non si è ancora sviluppato (e quindi non è in grado di dare risposte specifiche e selettive agli agenti patogeni che minacciano l’organismo). Rappresenta la prima linea difensiva nei soggetti non immunizzati, e secondo i ricercatori potrebbe essere proprio l’immunità innata a ostacolare l’entrata del virus nell’organismo dei bambini prima che si attivi una risposta più “precisa” da parte del sistema immunitario.

Covid-19: perché i bambini rischiano di reinfettarsi più facilmente?

Per quanto riguarda la minor presenza di anticorpi di tipo IgG specifici contro il Covid-19 nel sangue dei bambini rispetto a quello degli adulti nonostante un profilo clinico e virologico simile, “per quanto di nostra conoscenza – spiegano gli autori – questo studio è il primo a documentarlo”. Ed è per questo, secondo gli studiosi, che i bambini che si sono negativizzati rischiano maggiormente di reinfettarsi rispetto agli adulti. “I nostri risultati – concludono gli studiosi – hanno importanti implicazioni relativamente al controllo dell’infezione da Sars-CoV-2 tra i bambini, e supportano le strategie di vaccinazione contro il Covid-19” in questa fascia di popolazione. Ecco perché i bambini sono più soggetti a reinfezioni.

 

 

 
 
 

In sintesi

Covid-19: perché i bambini si ammalano di meno?

Uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Pediatrics dai ricercatori del CEINGE-Biotecnologie Avanzate di Napoli e dell’Università Federico II spiega uno dei motivi per cui i bambini tendono ad ammalarsi meno di Covid-19  rispetto agli adulti: la chiave sarebbe in una molecola presente nelle vie respiratorie, fondamentale per il virus SarsCov2 per diffondersi nell’organismo, che nei giovanissimi è molto meno attiva.

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

Calcola i tuoi giorni fertili

Calcola le settimane di gravidanza

Controlla le curve di crescita per il tuo bambino

Elenco frasi auguri comunione

Elenco frasi auguri compleanno

Elenco frasi auguri cresima

Calcola la data presunta del parto

Le domande della settimana

Gravidanza e residui di tinta sul cuoio capelluto: ci sono rischi per il feto?

14/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Le tinte per i capelli attualmente in commercio, se certificata dal marchio CE, non sono affatto dannose in gravidanza, con o senza ammoniaca che siano. Possono quindi essere impiegate in tutta tranquillità.   »

Siero al retinolo durante la ricerca della gravidanza: ci sono rischi?

12/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Antonio Clavenna

In genere, la quantità di retinolo assorbita attraverso la cute è estremamente bassa e non in grado di causare rischi per il feto. A maggior ragione, si può stare tranquille se il prodotto è stato usato nelle primissime settimane di gravidanza.   »

Cerchiaggio preventivo: si deve stare sempre a letto?

11/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

Nei primi giorni successivi all'intervento di cerchiaggio è possibile che venga raccomandato il riposo, dopodiché si possono riprendere le normali attività quotidiane, evitando comunque ogni eccesso per quanto riguarda l'impegno fisico.   »

Larva inghiottita con la marmellata: ci sono rischi per la gravidanza?

11/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottor Fabrizio Pregliasco

Le larve che possono essere presenti nella marmellata non sono velenose quindi la loro assunzione accidentale (per quanto possa essere poco piacevole dal punto di vista psicologico) non espone a rischi.   »

Paroxetina in gravidanza: può danneggiare il bambino?

06/05/2026 Gli Specialisti Rispondono di Dottoressa Elisa Valmori

La paroxetina va senza dubbio assunta in gravidanza, se ve ne è indicazione, visto che aiuta a controllare il disturbo dell'umore da cui è interessata la futura mamma senza causare danni al feto.  »

Fai la tua domanda agli specialisti