Dipendenza da videogiochi: sotto accusa le partite lunghe

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 28/03/2018 Aggiornato il 28/03/2018

Le partite troppo lunghe non causano violenza e aggressività, ma dipendenza da videogiochi. Più a rischio i bambini fino a 6 anni. Ecco perché

Dipendenza da videogiochi: sotto accusa le partite lunghe

È quanto sostengono alcuni ricercatori dell’Università di York (Gran Bretagna) al termine del loro studio: i videogame non provocano atteggiamenti aggressivi e violenti, ma stare a giocare ore e ore può creare dipendenza da videogiochi.

L’effetto priming

All’esperimento, che è stato diviso in due fasi, hanno partecipato circa 3.000 giocatori: la prima fase si occupava dell’effetto priming, ovvero l’esposizione agli stimoli durante il gioco e la reazione in caso di situazioni simili nella vita reale. La seconda, invece, affrontava il realismo nel gioco per capire se ci fosse una connessione con un probabile comportamento violento del giocatore nella vita quotidiana. Alla fine del test gli studiosi hanno concluso che non ci sarebbero legami tra il realismo del gioco e gli effetti che i videogiochi possano avere sui giocatori.

Determinante il fattore tempo

Quello che invece può creare dipendenza da videogiochi è la lunghezza delle partite, soprattutto se riguardano giochi online che rischiano di creare una vita parallela. Chi conduce una scarsa o del tutto assente vita sociale, poi, sarebbe più esposto alla dipendenza da videogiochi che ha tra i suoi effetti l’abbandono degli studi, del lavoro e un distacco dal mondo reale per vivere  soltanto in quello virtuale.

Chi rischia di più

Secondo Giuseppe Riva, docente di Psicologia all’Università Cattolica di Milano, i bambini sotto i 6 anni sono i soggetti più a rischio dipendenza dai videogiochi. Spesso i genitori lasciano giocare i propri figli allo smartphone per intrattenerli, ma superare ii 30 o 40 minuti di videogiochi al giorno porta il bambino a cercare stimoli sempre nuovi: non sarebbe cioè più in grado di stare fermo senza immagini in movimento, suoni e colori. Anche per questo sono in allarmante aumento gli adolescenti non riescono a concentrarsi e a studiare.

 

 

 

 
 
 

Da sapere!

La dipendenza tecnologica  è stata classificata come una malattia dall’Oms, Organizzazione mondiale della sanità.

 

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