Dislessia: come aiutare i bambini

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 01/10/2018 Aggiornato il 01/10/2018

Dall'1 al 7 ottobre si celebra la Settimana Nazionale della Dislessia. Tanti incontri, un unico obbiettivo: aiutare i bambini

Dislessia: come aiutare i bambini

Mediante semplici test il pediatra potrebbe individuare la dislessia prima ancora che il bambino vada a scuola e si scontri con le difficoltà di leggere e scrivere. La definizione di dislessia che più convince la Comunità scientifica è quella dell’International Dyslexia Association, secondo cui è una disabilità dell’apprendimento di origine neurobiologica, caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura (ortografia). Tra le conseguenze possono essere inclusi problemi di comprensione nella lettura del testo scritto e povertà di vocaboli.

Un mix di cause

Oggi si è escluso che esiste un solo gene a determinarne la comparsa, mentre si ritiene che sia l’associazione tra fattori ambientali favorenti e componente genetica a influenzarla. Questa certezza getta nuova luce sulle possibilità di controllarla per limitare al massimo le conseguenze per il bambino.

Importante individuarla presto

Secondo la dottoressa Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo all’Università di Padova, scoprire precocemente la dislessia potrebbe essere la chiave per controllarla nel migliore dei modi, evitando al bambino parte delle difficoltà cui destina questa condizione. “Si potrebbe, infatti, intervenire in modo mirato per supportare il bambino affinché sviluppi tutte le proprie potenzialità, affinché una volta entrato a scuola non si trovi a subire i disagi almeno fino a quando non viene diagnosticata” sostiene la studiosa. Ma oggi, per arrivare a questa diagnosi occorre attendere i 6-8 anni, ossia l’età in cui il bambino inizia a misurarsi con la lettura.

Cosa fare nel frattempo

La dottoressa Lucangeli ritiene che i pediatri di famiglia dovrebbero inserire all’interno dei controlli che effettuano regolarmente (i cosiddetti “bilanci di salute”) alcuni test volti a valutare il livello raggiunto dal bambino rispetto al linguaggio, al suo utilizzo e alla sua comprensione, e anche ad altre abilità legate allo sviluppo cognitivo, in primo luogo la capacità di afferrare i concetti di “numero” e di “quantità”. Una volta individuato un eventuale deficit (anche lieve), i genitori stessi potrebbero intervenire fin da subito per potenziare efficacemente le aree carenti. Può bastare molto poco: leggere spesso le fiabe, recitare filastrocche fino a quando anche il bambino le impara, insegnargli canzoncine.

 

 

 

 

Lo sapevi che?

Alcuni geni erano dislessici e tra questi anche Einstein e, probabilmente, Mozart. Tra gli esponenti dello Star System interessati dal disturbo figurano Tom Cruise, Keira Kiera Knightley e  Whoopi Goldberg.

 

 

 

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