Dislessia: le lettere distanziate aiutano la lettura

Stefania Lupi A cura di Stefania Lupi Pubblicato il 19/11/2021 Aggiornato il 19/11/2021

Una maggiore spaziatura tra le lettere di un testo aiuta a leggere meglio e in modo più veloce. Questo vale per tutti i bambini ma in particolare per quelli che soffrono di dislessia

Dislessia: le lettere distanziate aiutano la lettura

Basta distanziare le lettere e i bambini dislessici riescono a leggere con più facilità. Una soluzione semplice, ma in grado di migliorare la leggibilità di un testo, aumentandone di fatto la velocità di lettura oltre a ridurne alcuni errori. Lo suggerisce uno studio di Steven Stagg della Anglia Ruskin University -ARU, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Research in Developmental Disabilities.

Provato su bambini e preadolescenti

Nello studio sono stati coinvolti 59 bambini dai 6 anni e preadolescenti (di cui una parte con dislessia) in un test di lettura di testi di vario tipo, con caratteri più o meno spaziati tra loro e con colori differenti. Gli esperti hanno registrato le letture dei bambini e calcolato velocità ed errori di lettura. Dallo studio è emerso che il testo con spaziature ampie aumenta del 13% la velocità di lettura dei dislessici, del 5% quella dei coetanei senza dislessia. Inoltre i dislessici fanno meno errori di lettura, in particolare si perdono meno parole del testo.

Meno “affollamento” delle lettere

Da questi dati, dunque, la conclusione che si può trarre è che  la spaziatura riduce l’effetto di ‘affollamento’ delle lettere che dà fastidio e ne rende più difficile il riconoscimento specie in caso di dislessia, disturbo caratterizzato da esitazione nella lettura, inversione di sillabe, sostituzione di parole ma anche da disturbi della scrittura e dell’ortografia che nei bambini può comportare ritardi scolastici.

Due tipi di dislessia

I tipi di dislessia più frequenti che si riscontrano nelle scuole elementari sono quelle di tipo visivo e uditivo. Nel primo caso al bambino manca la capacità di coordinare e di collegare il suono di alcune lettere o di alcuni fonemi alle corrispondenti lettere scritte. Così, ad esempio, egli percepisce la differenza che intercorre tra il suono – gr – e – pr – ma non riesce a visualizzare la differenza nel modo in cui sono scritti e si confonde. Nella dislessia uditiva, al contrario, il bambino riconosce la differenza visiva delle lettere dei quali interiorizza la forma, ma non riesce a riconoscerne le differenze tra i suoni. 

 

Da sapere

ORIGINE GENETICA

Le ricerche più recenti confermano l’ipotesi di un’origine costituzionale della dislessia: una base genetica e biologica darebbe la predisposizione al disturbo, anche se ancora non ne sono stati precisati i meccanismi esatti.

 

Fonti / Bibliografia

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