La diligenza a dodici posti – Andersen

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 28/12/2018 Aggiornato il 12/09/2024

La diligenza a dodici posti è una fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen. Parla dello scorrere di un anno, mese per mese. Una storia da raccontare e leggere ai tuoi bambini.

La diligenza a dodici posti – Andersen

La diligenza a dodici posti

La notte era gelida e limpidissima: il cielo brillava di stelle. L’orologio della chiesa scoccò dodici rintocchi e subito i mortaretti incominciarono a scoppiettare e una vecchia latta volò fuori da una finestra, perché era l’ultima notte dell’anno. In quel preciso momento, una vecchia diligenza sconquassata venne a fermarsi alla porta della città; portava dodici viaggiatori, quanti erano i posti. I nuovi arrivati scesero dalla diligenza. Tutti erano forniti di passaporto e di bagaglio e portavano persino dei doni per me, per voi, per tutti.
– Buon anno! – augurò la sentinella – avanti il primo: dichiarate nome e professione.
Il primo viaggiatore era tutto avvolto in una pelliccia d’orso e calzava stivaloni di pelo.
– Potete consultare il mio passaporto – disse – io sono colui a cui tutti guardano sempre con speranza. Distribuisco mance e regali, e ne darò uno anche a voi, se verrete a trovarmi domani. Faccio inviti e feste di ballo, ma non posso darne più di una trentina. Le mie navi sono imprigionate in mezzo ai ghiacci, ma nella mia casa fa caldo. Mi chiamo Gennaro.
– Avanti il secondo – disse allora la sentinella.
Questi era un personaggio gioviale e pazzerellone: organizzava balli e divertimenti di ogni genere. Portava con sè un grosso barile.
– Quando c’è questo, c’è baldoria – dichiarò. – Voglio stare allegro, perché ho poco tempo da vivere: ventotto giorni soltanto. Ogni tanto mi aggiungono un altro giorno per la buona misura, ma non ne faccio gran calcolo. – Poco chiasso! – ammonì la sentinella.
– Io posso fare tutto il chiasso che voglio – replicò l’altro. – Sono il Principe Carnevale, ma viaggio in incognito sotto il nome Febbraio.
Il terzo viaggiatore era magro come la quaresima. Studiava il cielo camminando col naso in aria, perché predicava il tempo e le stagioni. Al risvolto della giacca portava un mazzolino di violette piccine, piccine. Il quarto viaggiatore gli batté la mano sulla spalla.
– Don Marzo – esclamò – sento odor di punch! Nella saletta dei doganieri stanno preparando la tua bevanda preferita. Corri subito a vedere!
Non era vero: il nuovo venuto voleva soltanto giocare un tiro al suo compagno di viaggio; infatti si chiamava Aprile e incominciava la sua carriera con un pesce. Aveva un aspetto gaio, forse perché lavorava poco.
Dopo di lui scese una bella fanciulla che si chiamava Maggiolina. Indossava un vestito color dell’erba tenera. Aveva nei capelli un mazzolino di anemoni e profumava di tino. Quel profumo era tanto forte che la sentinella starnutì.
– Dio vi benedica! – disse la fanciulla.
– Fate largo che scende la dama di Giugno – avvertì il cocchiere.
La signora scese. Era una dama molto bella e un poco altera. L’accompagnava Luglio, suo fratello minore. Questi era un giovane grassoccio, indossava abiti estivi e portava sulla testa un largo cappello di panama.
Un po’ affannata e rossa in viso scese poi Mamma Agostina. Era una venditrice di frutta, proprietaria di molti terreni, sempre in faccende.

Dalla diligenza, dopo di lei, sbucò un pittore: il professor Settembre. Aveva per sbaglio i tubetti del colore, perché il colore era la sua passione. Infatti appena entrava nelle foreste, gli alberi e le foglie sfoggiavano la più variopinta magnificenza; qua rosso acceso, là giallo, più in là bruno dorato.
Comparve poi un gentiluomo di campagna, il Conte Ottobre. Amatissimo della caccia, portava con sé il fucile, il cane e il carniere pieno di noci.
Novembre, il suo compagno, era tormentato da una violenta infreddatura. Era provveditore dei Focolari e doveva pensare alle provviste di legna, spaccarla e segarla.
E finalmente ecco l’ultimo viaggiatore: Nonno Dicembre, che stringeva lo scaldino fra le mani. Era freddoloso e intirizzito, e portava in braccio anche un piccolo abete.
– Voglio che cresca tanto da toccare il soffitto alla sera di Natale – disse, – Così si potrà adornarlo con palle d’argento, candeline colorate e angioletti.
Il doganiere lo interruppe:
– Ogni passaporto è valido per un mese – avvertì. – Io lì ritirerò e, scaduto il tempo consentito, scriverò le note relative alla vostra condotta.
Finito l’anno, cari lettori, credo che anch’io saprò dirvi che cosa i dodici viaggiatori avranno portato in regalo a me, a voi, a tutti, ma per ora davvero non lo so! Forse non lo sanno neanche loro. Si vive in tempi così strani…

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