L’agnellino e il pesciolino – Grimm

Redazione A cura di “La Redazione” Pubblicato il 26/08/2015 Aggiornato il 12/09/2024

La fiaba "L'agnellino e il pesciolino" fa parte dei racconti dei fratelli Grimm. È un inno all'amore fraterno, che vince su tutto, anche sulla cattiveria. Leggi questa storia con i tuoi bambini e tutta la famiglia.

L’agnellino e il pesciolino – Grimm

L’agnellino e il pesciolino

C’era una volta un fratellino e una sorellina che si volevano molto bene. La loro mamma, però, era morta ed essi avevano una matrigna che li odiava e faceva loro, di nascosto, tutto il male che poteva. Un giorno essi giocavano con altri bambini su di un prato davanti a casa, e accanto al prato c’era uno stagno che arrivava a lambire un lato della casa. I bambini giocavano a rincorrersi, e ogni tanto riprendevano la conta: 

“Lasciami, lasciami, ti lascerò,
all’uccellino io poi ti darò,
e lui la paglia mi cercherà,
che alla vacchina io poi darò,
e lei il suo latte mi darà,
che al fornaio io poi darò,
e lui la torta mi farà,
che al gattino io poi darò,
e lui i topini mi cercherà,
che nel camino io poi appenderò
e affetterò.” 

Cantando formavano un cerchio e quello a cui toccava la parola ‘affetterò’ doveva scappare e gli altri lo rincorrevano e lo acchiappavano. Mentre si rincorrevano, così allegri, la matrigna li stava a guardare dalla finestra, irritata. E siccome conosceva l’arte della stregoneria, trasformò i due bimbi: il fratellino divenne un pesce e la sorellina un agnello. Il pesciolino nuotava su e giù per lo stagno ed era triste; l’agnellino andava su e giù per il prato ed era triste, non mangiava e non toccava neanche un filo d’erba. Andò avanti così per molto tempo, finché un giorno giunsero al castello dei forestieri. La perfida matrigna pensò: ‘Ecco una buona occasione!’ Chiamò il cuoco e gli disse: “Va’, prendi l’agnello che è nel prato e ammazzalo, altrimenti non abbiamo nient’altro per gli ospiti.” Il cuoco andò a prendere l’agnellino, lo portò in cucina e gli legò le zampette, mentre quello sopportava tutto con pazienza. Ma quando il cuoco tirò fuori il suo coltello e lo affilò sulla pietra della soglia per trafiggerlo, vide un pesciolino che nuotava su e giù davanti allo scolo dell’acquaio e lo guardava. Era il fratellino: quando aveva visto il cuoco che portava via l’agnellino, l’aveva accompagnato nuotando nello stagno fino a casa. Allora l’agnellino gridò:

“Oh fratellino nell’acqua profonda
ignori la pena che il cuor mi circonda!
La lama del cuoco è già affilata:
presto da essa verrò trapassata!”

 Il pesciolino rispose:

“Oh sorellina in alto, lassù, ignori la pena
che soffro quaggiù nell’acqua fonda
che mi circonda.” 

Quando il cuoco udì che l’agnellino sapeva parlare e che rivolgeva al pesciolino parole così tristi, si spaventò e pensò che non fosse un agnellino vero, ma che l’avesse stregato la malvagia padrona. Allora disse: “Sta’ tranquillo, non ti ucciderò.” Prese un’altra bestia e la cucinò per gli ospiti, mentre l’agnellino lo portò da una buona contadina e le raccontò quel che aveva visto e sentito. Ma la contadina era proprio la balia della bimba, sospettò subito chi potesse essere quell’agnellino, e lo portò da una maga. Costei benedisse l’agnellino e il pesciolino che riacquistarono l’aspetto umano. Poi li condusse tutt’e due in un gran bosco dove c’era una piccola casetta e là essi vissero felici e contenti.

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