Incidenti in piscina e bambini: le cause principali e come proteggerli davvero

Roberta Raviolo A cura di Roberta Raviolo Pubblicato il 21/07/2026 Aggiornato il 21/07/2026

Disattenzione degli adulti, malesseri in acqua, traumi e, a volte, anche incidenti causano ogni anno decessi. Oltre a non perderli mai di vista, è importante evitare l’accesso dei piccoli da soli in piscina, anche in quelle gonfiabili.

annegamenti in piscina

Nel giro di pochi giorni, in Italia si sono verificati alcuni incidenti in piscina, due dei quali, purtroppo, mortali. In Liguria, a Sestri Levante, una ragazzina di 11 anni ha perso la vita dopo essere rimasta alcuni minuti sott’acqua, con i capelli intrappolati dal bocchettone di aspirazione che garantisce il ricambio d’acqua nella piscina di uno stabilimento balneare. In Romagna, una bimba di appena quattro anni, di origine austriaca, è annegata nella piscina di un hotel. Secondo i primi accertamenti, la piccola era stata lasciata da sola da uno dei genitori, per qualche minuto. Ha però raggiunto l’acqua, oppure è caduta (ci sono indagini in corso al momento) e sono stati due ragazzini presenti a notare il corpo esanime.

Un altro episodio che ha messo a repentaglio la sicurezza degli utenti di una piscina, questa volta in un centro sportivo, si è verificato a Mentana, vicino a Roma. A causa delle esalazioni di cloro, dovute a una fuga incontrollata di questa sostanza che ha la funzione di disinfettare l’acqua, un bambino di 5 anni è stato ricoverato in codice rosso e numerose persone adulte hanno manifestato gli effetti di una intossicazione. Le piscine sono quindi ambienti acquatici che meritano attenzione e, a torto, sono considerate più sicure rispetto al mare o ai laghi.

I dati sugli annegamenti in piscina

Secondo i dati Istat riportati dall’Istituto superiore di Sanità, gli incidenti in piscina che hanno causato un decesso per annegamento sono stati 6.994 dal 2003 al 2020, con una media annua di 389 decessi, scesa a 342 negli anni successivi. L’obiettivo deve essere però zero decessi, come ribadito da Federalberghi, in modo che un bagno in piscina sia davvero solo un momento di divertimento in totale sicurezza. Federalberghi ha raccolto dati sugli incidenti in piscina, utilizzando una diversa metodologia, confermando una diminuzione dei casi e concentrandosi sulle percentuali degli annegamenti. L’indagine ha coinvolto tutte le tipologie di piscine, da quelle pubbliche a quelle facenti parte di strutture ricettive come alberghi e spiagge, fino a quelle private, che si trovano nel giardino delle abitazioni.

  • Il 57% degli annegamenti ha riguardato i bambini fino ai 14 anni di età, con quasi la metà dei casi concentrati nella fascia tra 0 e 4 anni.
  • Il 44,4% degli annegamenti si è verificato in piscine aperte al pubblico, per esempio quelle comunali o di centri sportivi, parchi acquatici, stabilimenti termali o di strutture ricettive aperte anche a una clientela esterna.
  • Il 28,6% dei casi si è verificato in piscine presenti in abitazioni private di proprietà oppure prese in affitto.

Un ulteriore 27% di incidenti è successo in piscine di strutture ricettive riservate agli ospiti come alberghi, agriturismi, bed and breakfast, campeggi.

Le cause delle continue morti di bambini

I fattori di rischio per l’annegamento di un bambino sono numerosi e si basano su un mancato controllo dei più piccoli, su una falsa percezione di sicurezza della piscina e sulla carenza di misure di protezione soprattutto nelle piscine delle abitazioni.

Talvolta gli adulti che dovrebbero vigilare su un bambino in acqua, o in prossimità di essa, si distraggono parlando o guardando lo smartphone, oppure assentandosi qualche istante. Secondo Federalberghi, la mancanza di attenzione è responsabile di incidenti nel 36,5% dei casi. È essenziale ricordare che un bambino può sparire dalla vista ed esporsi a un pericolo in una manciata di secondi.

Un altro errore è la falsa sicurezza, credendo che il bambino sia controllato da altri adulti, soprattutto se è presente un elevato numero di persone, oppure che sia al sicuro perché sa nuotare, o ha braccioli e salvagente o, ancora, perché l’acqua della piscina è bassa.

Molti incidenti avvengono per mancanza di misure di protezione, come succede per esempio nel caso delle piscine private senza una recinzione di sicurezza che impedisca ai bambini di avvicinarsi. Anche le piccole piscine gonfiabili da giardino, così come i canali, i pozzetti, i mastelli contenenti acqua rappresentano un potenziale pericolo.

Ancora, i bambini sono portati a esplorare, non hanno il senso del pericolo e basta un giocattolo galleggiante per attirarli. Inoltre hanno una scarsa forza muscolare e il capo è più pesante rispetto al resto del corpo. Possono cadere a testa in giù e annegare in pochi istanti anche in pochi centimetri d’acqua.

Non va dimenticato, infine, che quando un bambino è in difficoltà perché sta per annegare, non agita le braccia e non urla. Quasi sempre sta in silenzio, si sente soffocare, scompare sott’acqua senza che nessuno se ne accorga. Ecco perché si deve vigilare sempre su di lui.

Il malore in acqua

Secondo la stima di Federalberghi, la principale causa di annegamento è il malore in acqua. Nel caso dei bambini, questo evento è meno frequente perché i più piccoli non sono soggetti ai problemi cardiovascolari e respiratori dei quali soffrono adulti e anziani.

La congestione digestiva, invece, può essere una causa di annegamento, perché lo shock termico che subisce il corpo nel momento della digestione, a contatto improvviso con l’acqua fredda, può causare crampi, perdita dei sensi e arresto cardiaco. Se si è in acqua, il rischio di annegamento è elevato.

I traumi

Un trauma cranico subito dal bambino può portare alla perdita di coscienza e, di conseguenza, all’annegamento. Il trauma può capitare per esempio quando ci si tuffa in un punto della piscina in cui l’acqua è bassa, per un errore di valutazione o per inesperienza. Si batte la testa sul fondo della piscina e si perdono i sensi, quindi si è a rischio di annegamento.

Anche le corse a bordo piscina possono essere pericolose perché espongono a scivoloni e a traumi cranici, a seguito dei quali si può cadere in acqua privi di sensi.

Il pericolo dell’impianto di aspirazione

Un impianto di aspirazione non a norma, con una griglia protettiva spostata, rotta o mancante, rappresenta un rischio perché un bambino piccolo può restare aspirato dalla forte corrente con un braccio, una gamba o addirittura la testa. E, anche nel caso in cui la griglia sia posizionata correttamente e ben funzionante, alcune parti sottili e sporgenti come i capelli o i lacci del costume possono essere aspirati e impedire alla persona di riemergere.

Quando il flusso del bocchettone è ostruito, l’aspirazione diviene ancora più intensa e questo può arrivare a bloccare completamente una persona, in modo particolare un bambino o un ragazzino che non hanno sufficiente forza muscolare.

I più piccoli difficilmente hanno consapevolezza della pericolosità dell’impianto di aspirazione. Sono attratti dalle correnti subacquee, dall’effetto risucchio e a volte si divertono ad appoggiarvi una mano, un arto o addirittura la schiena. In questo modo si crea un’aspirazione così intensa da bloccare completamente il corpo, impedendo di riemergere. Forzare, tirare nella direzione opposta è inutile, si deve invece avviare il personale che provvede al rapido spegnimento dell’impianto.

A cosa fare attenzione quando si va in piscina con i bambini

È importante non solo pretendere strutture sicure e a norma, come prevede la legge, ma anche adottare una serie di comportamenti caratterizzati da attenzione e prudenza, per evitare gli incidenti in piscina. Il discorso vale per gli adulti che hanno il dovere di sorvegliare i piccoli. Anche i bambini, non appena sono in grado di comprendere, devono avere un comportamento corretto a tutela della propria incolumità, come indicato anche dalla Federazione italiana medici pediatri – Fimp per la prevenzione dell’annegamento infantile. Le indicazioni coincidono anche con le raccomandazioni di Federalberghi e seguirle può contribuire a ridurre notevolmente i rischi.

  • Tenere i piccoli sotto controllo sempre, anche quando non sono in acqua, mantenendo il contatto visivo in modo continuato. I bambini non percepiscono il pericolo, quindi l’attenzione degli adulti deve essere assoluta e costante.
  • Anche se l’acqua è bassa, entrare in acqua con i bambini, soprattutto se sono molto piccoli o non sanno nuotare, per poterli afferrare se necessario in una frazione di secondo. Se ci si deve assentare, far uscire il bambino e portarlo con sé. Delegare a un altro adulto solo se necessario, mai a un altro bambino.
  • Utilizzare la piscina solo negli orari consentiti, seguendo scrupolosamente le indicazioni presenti e le istruzioni del personale.
  • Indossare la cuffia, non solo per ragioni igieniche, ma per evitare che i capelli siano intrappolati nelle griglie di aspirazione, mettendo in seria difficoltà. Usare costumi di tipo olimpionico, senza lacci o cinghie (che possono entrare nel bocchettone di aspirazione).
  • Insegnare ai bambini a nuotare il prima possibile, ma non solo: abituarli a un comportamento responsabile, osservante delle regole (per esempio, del divieto di correre sui bordi della piscina) e far capire loro che possono esserci dei rischi. Un comportamento cauto dovrebbe essere quello di non avvicinarsi alle griglie di aspirazione dei bocchettoni delle piscine, che come si è visto possono essere pericolosi.
  • Se non si sa nuotare, utilizzare anche in piscina dispositivi salvagente come braccioli o ciambella. Per i bambini piccoli esistono appositi giubbotti galleggianti, conformi alla normativa europea Iso 12402, che non corrono il rischio di sgonfiarsi improvvisamente.
  • Quando si arriva in piscina, individuare la presenza e la posizione dei dispositivi di salvataggio. In caso di necessità, chiamare subito il bagnino o lo staff.
  • Dotare le piscine di case private di recinzioni di sicurezza con cancelli chiusi a chiave, che i bambini non riescano ad aprire. Svuotare sempre le piccole piscine gonfiabili anche se dentro c’è poca acqua, così come secchi, mastelli, canalette.

Osservare semplici regole di sicurezza può davvero contribuire a garantire l’incolumità dei bambini.

La normativa in Italia

Oltre alla vigilanza e all’attenzione, per difendere la sicurezza degli utenti delle piscine aperte al pubblico esiste una normativa specifica. Risale a febbraio del 2026 la Legge quadro che disciplina la tipologia, la conformità e la sicurezza delle piscine. L’articolo 9 fornisce disposizioni in merito a impianti dell’acqua e dell’aria delle piscine, valutazione del rischio e individua i soggetti responsabili. Sempre allo stesso articolo, i commi 1, 5 e 6 si occupano dei requisiti igienico-ambientali e tecnologici e per il trattamento dell’acqua.

  • Il comma 1 stabilisce che i parametri dei requisiti igienico-ambientali devono restare all’interno di determinati limiti di norma in ogni condizione di utilizzo. Per questo, le piscine sono dotate di impianti tecnologici automatici per il trattamento dell’aria e dell’acqua, secondo quanto previsto dalle norme degli enti riconosciuti in Ue.
  • Il comma 5 precisa che le piscine devono essere dotate di impianti di trattamento e ricircolo dell’acqua e che in fase di installazione viene rilasciata la dichiarazione di conformità. Il gestore della piscina deve provvedere alla messa in opera in modo conforme a quanto stabilito dalla legge e provvedere a periodici controlli e interventi di manutenzione.
  • Il comma 6 si occupa degli impianti di trattamento che devono essere adeguati al volume dell’acqua delle vasche e e alla quantità di inquinanti che si producono in seguito all’utilizzo.
  • L’articolo 10 stabilisce che le analisi per i controlli interni ed esterni delle acque vanno eseguite in base ai metodi ufficiali elaborati dall’Istituto superiore di sanità. Inoltre, fornisce disposizioni tecniche relative ai parametri di temperatura, al cloro e alle altre sostanze che sono presenti nelle acque, anche per ragioni di disinfezione e sicurezza igienico sanitaria. Queste sostanze devono essere presenti all’interno di un range che da una parte garantisca l’assenza di un rischio microbico, dall’altra non costituisca un pericolo di intossicazione. Controlli regolari a campione evitano questa possibilità.

L’applicazione della legge è riservata ad alcune figure, ossia il titolare (o gestore), il responsabile tecnico nominato dal gestore e l’assistente bagnanti. La Asl locale ha il compito di accertarsi che queste figure svolgano le proprie mansioni applicando le normative. In particolare è necessario che i responsabili:

  1. assicurino il rispetto delle norme e delle regole materia di sicurezza igienico-sanitaria e strutturale degli impianti
  2. effettuino controlli regolari in merito all’efficienza di sistemi di sicurezza, impianti e attrezzature, in modo particolare ai sistemi di filtraggio, costituiti da griglie e bocchettoni di aspirazione dove, come si è visto, possono verificarsi incidenti
  3. formino figure preparate per la gestione delle emergenze, il primo soccorso e la prevenzione del rischio di annegamento
  4. provvedano a dotare l’impianto di indicazioni ben visibili, in più lingue, per indicare gli orari di apertura dell’impianto, il regolamento da osservare (obbligo di cuffie, divieto di apnea e tuffi e così via), i livelli di profondità dell’acqua, la presenza degli assistenti ai bagnanti.

Scopri i sintomi da intossicazione da cloro

Piscine private: come regolarsi

Le legge prevede indicazioni di sicurezza che vanno rispettate anche in caso di una piscina privata, o domestica. Le piscine private devono dotarsi di un piano di autocontrollo, con verifiche periodiche sulla qualità dell’acqua, manutenzione degli impianti e sicurezza degli utenti.

Il gestore di una piscina privata che non rispetta le norme di sicurezza viene punito da sanzioni amministrative da 1.000 a 6.000 euro. Ulteriori multe sono previste se si permette l’accesso a un numero di utenti superiore al massimo consentito in base alle dimensioni della struttura. Inoltre è obbligatorio:

  • utilizzare coperture rigide o teli di sicurezza omologati secondo UNI EN 16582
  • installare barriere invalicabili attorno alla piscina, soprattutto se ci sono bambini piccoli
  • mantenere aggiornato il piano di autocontrollo e verificare periodicamente la funzionalità dei dispositivi di sicurezza rivolgendosi a esperti qualificati
  • assicurarsi che l’installazione rispetti le norme edilizie locali e le distanze dai confini delle proprietà altrui.

L’osservanza delle norme è il primo passo per offrire un impianto ben funzionante e sicuro, che non esponga gli utenti ad alcun tipo di rischio. 

 

In breve

Gli incidenti in piscina sono ancora troppo numerosi e spesso le vittime sono bambini, a causa di annegamenti per non saper nuotare o incidenti strutturali. Per evitare tutto questo è necessario osservare regole di buon senso e rispettare le norme vigenti sia nelle piscine pubbliche sia in quelle private.

 

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