Come fare l’inserimento all’asilo dei bambini?

Nadia Rossi A cura di Nadia Rossi Pubblicato il 02/09/2022 Aggiornato il 02/09/2022

Per i più piccoli inizia la prima esperienza fuori casa, per i più grandicelli è invece un rientro dopo la lunga pausa estiva. Per tutti i bambini, in ogni caso, prendere o ri-prendere il ritmo non è facile. Ecco le strategie per rendere meno faticoso il ritorno in classe, con un occhio di riguardo per chi inizia la nuova avventura dell'asilo

i bambini tornano a scuola

Il tempo fuori casa, lontano da mamma e papà, gli orari più rigidi, l’attenzione e le regole che la scuola richiede non sono abitudini facili da instaurare o re-instaurare dopo la pausa estiva. È importante che in questa fase delicata, il bambino si senta sostenuto e incoraggiato. I genitori hanno il compito di accogliere e dare un nome alle piccole grandi fatiche, infondendo sicurezza ed entusiasmo ai loro bambini. Per affrontare e vincere insieme ogni timore, è indispensabile creare un ambiente aperto e comprensivo, disponibile all’ascolto. Le carte da giocare sono alla portata di tutti: dal tempo “buono” da passare insieme al ritorno da scuola e alla capacità di riconoscere emozioni difficili, come la paura e la rabbia, per poi fare leva sugli aspetti positivi del rientro. Ricordandosi che spesso si sottovalutano le potenzialità dei più piccoli, che invece possono sorprendere.

Come si fa l’inserimento  al nido dei bambini?

Armarsi di pazienza e non avere fretta sono i primi suggerimenti. Sono momenti delicati di passaggio, che i bambini superano di solito nel giro di poche settimane. Spaventarsi e andare in crisi è inutile: si tratta di una fase transitoria.  In ogni caso, un buon inserimento comincia prima di entrare in classe.

Da fare prima…

Portarlo a vedere il nido, dirgli che lì potrà giocare con altri bambini, ripetere i nomi delle educatrici e magari passare più spesso proprio davanti alla scuola renderà l’ambiente più familiare.

… e dopo

Arrivati in classe, è fondamentale trasmettere al bambino un senso di tranquillità e di piacere di stare al nido, le parole servono poco, meglio utilizzare un linguaggio non verbale: sorridere, togliere la giacca e posare la borsa. Poi, gradualmente, rispettando i tempi del bambino e seguendo i suggerimenti delle educatrici, lo si può incoraggiare a scoprire l’ambiente da solo.

In pratica

  • Fare squadra con le educatrici. Se i genitori sono convinti e hanno fiducia nelle educatrici e nella struttura, si crea un’alleanza positiva che non passa inosservata al piccolo, che si sentirà al sicuro.
  • Creare il rito mattutino di andare al nido: è un escamotage che crea sicurezza. Se proprio il bimbo non vuole salire in macchina, si può provare a lasciare in auto una piccola sorpresa.
  • Durante l’inserimento non sostituirsi all’educatrice e non sostituirsi al bambino, rispondendo per lui, se la maestra gli offre un biscotto o della frutta.
  • Prima di allontanarsi, è bene salutarlo in modo affettuoso, non troppo sbrigativo, ma nemmeno con le lacrime agli occhi.
Quanto dura l’inserimento al nido?

Dipende da molti fattori: l’età del bambino, il suo temperamento, l’atteggiamento dei genitori, il buon funzionamento del rapporto tra nido e famiglia. L’inserimento prevede delle tappe, che ogni bambino raggiunge in tempi diversi: avere fretta, passando da una fase all’altra prima che il bambino sia pronto, può rendere tutto più difficile. Proprio per i tempi, che a volte possono essere lunghi, è possibile che i genitori per motivi di lavoro, siano costretti a delegare l’inserimento ai nonni o alla baby sitter. In  ogni caso è fondamentale che si tratti di una persona che conosce bene il piccolo e che il bambino riconosca come figura di riferimento.

Cosa fare se il bimbo piange al nido?

Anche chi ha già frequentato il nido, al rientro dovrebbe fare un nuovo inserimento, sebbene nel frattempo il bambino sia cresciuto e abbia acquisito maggiori competenze: per esempio, riesce a farsi capire, cammina e mangia da solo. Ciò indubbiamente rappresenta un vantaggio che gli farà affrontare le difficoltà con un atteggiamento più sicuro e quindi anche suscitare meno apprensione da parte dei genitori.

L’ansia da rientro può, però, manifestarsi in molti modi, il più evidente è il pianto disperato al mattino, in particolare nel momento di vestirsi e di uscire. Può anche capitare che il piccolo al nido abbia un comportamento tranquillo, ma poi, rientrando a casa, si lasci andare a crisi di pianto e di rabbia. Come se al mattino si rassegnasse all’idea di andare all’asilo, attendendo di “vendicarsi” al ritorno con la mamma.

Come comportarsi

  • Almeno due settimane prima del rientro, sintonizzarsi sui nuovi orari per i pasti e per il sonno.
  • Ricordare al bambino gli episodi concreti, che testimoniano quanto gli piaceva andare all’asilo e quante attività e giochi divertenti faceva insieme agli altri bimbi, magari elencando i nomi dei compagni più cari.
  • Programmare il reinserimento al nido in maniera graduale: con orario ridotto, da allungare in modo progressivo e senza fretta.
Come avviene l’inserimento all’asilo dei bambini?

Come ogni nuova esperienza, anche l’ingresso all’asilo, con qualche regola in più, la richiesta di più autonomia, compagni e maestre nuove, può creare un po’ di disorientamento, perfino nei bambini che hanno frequentato il nido senza problemi. Anche la ripresa delle attività, per chi entrerà in classe per il secondo o terzo anno, può generare inquietudine. A questo proposito, è importante avere mantenuto delle buone relazioni con i compagni.

4 consigli utili

  • Per ridurre al minimo le fonti di ansia, è importante che il bambino sia informato sull’organizzazione familiare, in modo che sappia chi lo accompagnerà all’asilo e chi lo andrà a prendere. Ai bambini piace avere idea di quanto accade intorno a loro.
  • Scegliere insieme i vestiti può rappresentare un buon inizio, per evitare i capricci al mattino e far percepire al bambino la sensazione di avere almeno una parte delle proprie scelte sotto controllo.
  • Programmare la sveglia, considerando il tempo necessario per fare la prima colazione con calma. Significa iniziare bene la giornata, condividendo del tempo di qualità in famiglia, prima della separazione.
  • Se è possibile, almeno per i primi giorni, non delegare nonni o baby-sitter, ma accompagnarlo a scuola di persona. È un modo per condividere un momento speciale, atteso e preparato insieme.

 

Come organizzarsi per l’inizio della scuola?

I bambini vivono con naturalezza e con orgoglio l’ingresso alla scuola primaria: per loro significa entrare a pieno titolo nella scuola dei “grandi”. Tuttavia, la nuova realtà potrebbe farli sentire un po’ disorientati, soprattutto per ciò che viene richiesto loro, per le regole e le attività, più impegnative rispetto all’asilo.

Preparare la cartella insieme al bambino è un gesto simbolico: i genitori, oltre a mettere nello zaino oggetti concreti, come il quaderno e i pennarelli, dovranno equipaggiare il bimbo di aspettative positive per il futuro, sicurezza nelle proprie capacità e tanto amore. È bene spiegargli che non bisogna essere perfetti o capaci di avere una risposta per tutto: è importante che il piccolo capisca che l’insicurezza e la paura possono aiutarlo a cercare e scoprire le risorse per affrontare le difficoltà con il giusto impegno.

L’atteggiamento da tenere

  • Partecipare insieme con il bambino agli incontri conoscitivi della nuova scuola rende meno ignoto il futuro e da modo al ragazzino più grandicello di elaborare un’immagine di sé in quella struttura. Ormai ogni istituto prevede visite virtuali.
  • Se tra i nuovi compagni non c’è qualcuno di conosciuto, provare a proporre un incontro con un bimbo del quartiere che frequenterà la stessa classe, in modo da farlo sentire meno solo il primo giorno di scuola.
  • Fare acquisti insieme per la nuova avventura, scegliere il materiale necessario (zainetto, astuccio e quaderni) rappresenta una tappa necessaria, che predispone al nuovo inizio.
  • Se il bambino sembra in ansia per la nuova situazione, bisogna ricordargli che gli insegnanti sanno che l’ingresso in una nuova scuola può preoccupare e proprio per questo faranno in modo che tutti si sentano a proprio agio. Inoltre, proprio come lui in questo momento, anche altri bambini sono in difficoltà per il primo giorno di scuola.

 

 

 

 
 
 

In sintesi

Come far amare la scuola a un bambino?

Per chi ormai è già alla scuola primaria, tornare in classe può essere meno traumatico: un bambino di sette anni ha maggiore consapevolezza di quello che succede in classe e quindi di ciò che l’aspetta. Per garantire un rientro a scuola sereno, comunque, è importante che i genitori non riversino sui bambini le loro ansie, sia in termini di presunte difficoltà sia riguardo ad aspirazioni prestazionali.

3 soluzioni pratiche

  • Fargli fare i compiti un poco per volta: aiuta a superare l’ansia di non essere all’altezza per il rientro, inoltre lascia qualche giorno di pausa prima di cominciare l’anno scolastico.
  • Riprendere il ritmo giusto: se per i più piccoli i ritmi di sonno/veglia alterati si traducono in una difficoltà ad alzarsi con serenità, per i più grandi dormire poco vuole dire non essere pronti ad affrontare la giornata scolastica, compromettendo l’attenzione e l’apprendimento.
  • Arrivare puntuali: può sembrare un suggerimento banale, ma aiuta ad avere un atteggiamento più rilassato sin dall’inizio della giornata.

 

Fonti / Bibliografia

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