Microbiota intestinale e autismo: individuato un legame

Roberta Camisasca A cura di Roberta Camisasca Pubblicato il 05/09/2019 Aggiornato il 05/09/2019

Nuove evidenze sul ruolo del microbiota emergono dallo studio clinico sull’impiego del Lactobacillus Plantarum PS128 nei bambini con autismo

Microbiota intestinale e autismo: individuato un legame

È noto da tempo che cervello e intestino sono legati a doppio filo fin dallo sviluppo fetale e per tutta la vita. Lo scambio di informazioni fra loro è influenzato dai miliardi di batteri che colonizzano l’organismo, il microbiota intestinale, in grado di modificare le funzioni del sistema nervoso enterico e centrale, producendo alcuni neurotrasmettitori, influenzando il sistema immunitario o comunicando con il cervello attraverso il nervo vago. Diversi studi hanno rilevato uno squilibrio quali-quantitativo nella composizione del microbiota (disbiosi) nei soggetti con autismo, evidenziando che in questi bambini i sintomi della patologia tendono a essere più evidenti. Studi con trapianto di microbiota fecale, terapie antibiotiche o probiotici hanno mostrato risultati promettenti non solo sulla funzione gastrointestinale ma anche su alcuni aspetti neurocomportamentali.

Il ruolo del Lactobacillus Plantarum PS128

Un nuovo studio clinico ha valutato gli effetti della supplementazione di un particolare ceppo di Lactobacillus Plantarum, il PS128, su 71 bambini fra i 7 e i 15 anni con diagnosi di autismo. Dati su differenti modelli animali hanno mostrato come lo si possa considerare uno psicobiotico, ossia un probiotico che, se ingerito in quantità adeguate, è in grado di incrementare i livelli di dopamina e serotonina in aree chiave del cervello, ridurre la sintesi di sostanze ad azione infiammatoria, regolare la risposta allo stress, migliorando i comportamenti simil-ansiosi e simil-depressivi.

Effetti positivi

Dallo studio sull’autismo apparso sulla rivista Nutrients sono emersi interessanti risultati. Dopo 2 somministrazioni giornaliere di PS128, ciascuna da 30 miliardi di cellule vive per 4 settimane, nel gruppo in trattamento con il probiotico si sono riscontrati miglioramenti significativi di diversi sintomi: utilizzo di oggetti e parti del corpo, irritabilità, ansia, iperattività/impulsività, atteggiamenti oppositivi/provocatori, disattenzione e trasgressione delle regole.

Ben tollerato

Un risultato è stato ottenuto anche sul punteggio della scala SRS, che valuta gli aspetti di comunicazione e interazione sociale. I partecipanti più piccoli (7-12 anni) riportavano risultati più significativi, dimostrando l’importanza di un intervento precoce. La supplementazione è risultata ben tollerata e priva di effetti collaterali.

 

 
 
 

Da sapere!

Un approccio probiotico e nutrizionale, complementare ai metodi tradizionali, può migliorare alcuni sintomi legati all’autismo e la qualità di vita dei bambini.

 

Fonti / Bibliografia

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