Musica da piccoli: stimola il linguaggio e combatte la dislessia

Miriam Cesta A cura di Miriam Cesta Pubblicato il 15/07/2019 Aggiornato il 15/07/2019

Quasi uno studente su 100 ha problemi di lettura, scrittura o di calcolo. È boom di diagnosi di dislessia, eppure la musica fin da piccoli può aiutare a prevenire e superare le difficoltà

Musica da piccoli: stimola il linguaggio e combatte la dislessia

La musica da piccoli è considerata tra le attività per la psicomotricità più efficaci per la memoria verbale e a breve termine e lo sviluppo delle abilità spazio-temporali e nei bambini più grandicelli può aiutare a prevenire la dislessia, problema che riguarda un sempre maggior numero di studenti: quasi 3 su 100, si calcola, con oltre 177.000 certificati di dislessia.

Stimola il linguaggio

Rispetto ad altre attività per la psicomotricità (visive, teatrali) che sempre più spesso vengono proposte ai bambini di età inferiore ai tre anni, l’approccio alla musica da piccoli si è rivelato quello che più di tutti aiuta lo sviluppo della capacità linguistica perché favorisce la memorizzazione  e la distinzione  dei suoni. A spiegarlo è Alice Mado Proverbio, professore di neuroscienze cognitive dell’Università Bicocca di Milano, che ha condotto diverse ricerche nel settore delle neuroscienze della musica da piccoli: “Diversi studi hanno dimostrato che i bambini sottoposti a stimoli sonori danno risposte sensoriali ben precise: già a nove mesi riconoscono la differenza tra un fonema e l’altro, per esempio tra ‘da’ e ‘ba’. La capacità fonemica è innata ma la stimolazione sensoriale può modificare il cervello, perché stimola l’utilizzo di aree specifiche”.

Aiuta a combattere la dislessia

Ascoltare, giocare e avvicinarsi alla musica da piccoli, inoltre, migliora la memoria verbale e a breve termine e le abilità spazio-temporali. Inoltre, attivando aree del cervello inutilizzate in chi non ha a che fare con la musica, può essere un valido supporto per affrontare la dislessia: “Studiare musica – spiega la studiosa – modifica infatti sia la capacità di lettura sia di elaborazione del suono. Leggendo il pentagramma, per esempio, si attivano aree del cervello inutilizzate nei non musicisti: utilizzando queste aree chi è dislessico sopperisce al deficit o all’anomalia della zona cerebrale deputata alla lettura”.

Musica nel pancione? No grazie

Se è vero che l’approccio alla musica fa bene sin dalla più tenera età, va invece sfatata l’idea che sia importante far ascoltare canzoni e melodie nel bimbo che è ancora nel pancione. Mentre “la musica ascoltata dalla mamma in gravidanza ha un effetto benefico sulla mamma stessa e quindi sul feto”, spiega l’esperta, farla ascoltare direttamente al feto può essere dannoso. La critica della studiosa va a degli apparecchi appositamente ideati per essere introdotti nella vagina per l’emissione di melodie a volume sostenuto. “E’ assolutamente dannoso – precisa la neuroscienziata – perché il bambino si sveglia, rallentando la sua crescita, che invece avviene proprio durante le fasi di sonno profondo. Quindi sì alla musica, ma assolutamente a basso volume e, soprattutto, fuori dal pancione”.  

 

 

 
 
 

Da sapere!

In molti asili nido in Italia l’insegnamento della musica è piuttosto diffuso e sono diverse le associazioni che propongono corsi di avvicinamento alla musica per bambini di età compresa tra 0 e 3 anni.

 

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