Febbre nei bambini: cosa fare se non scende e perché?

Paola Risi A cura di Paola Risi Pubblicato il 22/12/2022 Aggiornato il 22/12/2022

Non è mai troppo alta, ma preoccupa ugualmente i genitori per la sua persistenza. Ecco da che cosa può essere provocata la febbre nei bambini che non passa e come risolvere il problema

La febbre che non passa preoccupa i genitori

Nei primi anni di vita la febbre, ovvero l’innalzamento oltre la norma della temperatura corporea, è molto frequente in quanto nei bambini è più elevata la frequenza dei disturbi che ne provocano la comparsa: dalle infezioni batteriche e virali a carico dell’apparato respiratorio o intestinale alle cosiddette malattie esantematiche  tipiche dell’infanzia.
Una reazione di difesa
È importante comunque sottolineare che la febbre in sé non è una malattia ma una reazione difensiva da parte dell’organismo nei confronti di un agente infettivo (nei bambini in genere un virus): l’aumento della temperatura corporea, infatti, consente di ridurre la proliferazione degli microbi e aiuta la produzione di anticorpi specifici per combatterlo.
A volte non passa
Di norma, in presenza di malattie infettive, la febbre tende a comparire improvvisamente raggiungendo spesso temperature anche molto elevate (mediamente più che negli adulti). Solo più raramente può accadere, invece, che il bambino manifesti quella che comunemente viene indicata come “febbricola”, cioè un lieve aumento della temperatura corporea di poco superiore alla norma (tra i 37 e i 38 gradi), in genere più persistente della febbre alta, che in alcuni casi si protrae anche per più settimane. A causare questo genere di alterazione possono intervenire fattori diversi ma, in ogni caso – come indica la Sipps (Società italiana di pediatria preventiva e sociale) – il pediatra va sempre consultato quando la febbre nel bambino dura più 48-72 ore.

Cosa può causare la febbre nei bambini?

Disturbi pregressi
A volte la persistenza di qualche grado di febbre nel bambino può rappresentare la conseguenza di una malattia appena “fatta”, come:

  • l’influenza o un’infezione virale in genere: nei primi anni di vita può capitare che anche un banale disturbo destabilizzi per diverse settimane il centro che regola la temperatura corporea (localizzato nel cervello): bimbi appena guariti possono perciò continuare a evidenziare qualche linea di febbre pur in assenza di altri sintomi per periodi di tempo anche piuttosto lunghi;
  • malattie come la mononucleosi, il citomegalovirus o la toxoplasmosi: questi disturbi possono lasciare come strascico questa forma di febbre leggera e persistente (per lo più già presente nel corso della malattia assieme ad altri sintomi) anche una volta guariti.

In ogni caso, se il bambino sta bene, si comporta in modo normale e si alimenta bene, di solito non è il caso di preoccuparsi. Gradualmente la sua temperatura corporea si ristabilizzerà senza il bisogno di ricorrere ad alcun ulteriore trattamento.

Disturbi in corso
In altri casi la lieve e persistente alterazione della temperatura corporea può essere la manifestazione di disturbi o ad alterazioni in corso, tra cui:

  • malattie reumatiche che a volte iniziano in maniera subdola e non vengono riconosciute. Sono necessari accertamenti diagnostici ed è quindi importante portare sempre il piccolo dal pediatra;
  • infezioni delle vie urinarie spesso difficili da diagnosticare immediatamente;
  • malattie virali come la mononucleosi;
  • infezioni parassitarie;
  • carenza di ferro o deficit vitaminici.

In questi casi il rialzamento della temperatura corporea tende ad associarsi a sintomi che consentono al pediatra di sospettare la presenza della eventuale malattia responsabile e prescrivere gli esami e le cure adeguati.

Quando preoccuparsi per la febbre nei bambini?

Si dovrebbe semplicemente trattare del perdurare degli effetti di disturbi pregressi, che col passare del tempo scompariranno, se la febbricola non si associa ad altri sintomi: in particolare a linfonodi ingrossati, mal d’orecchie, mal di pancia, vomito, diarrea, macchie sulla pelle, dolori alle articolazioni o dolori in generale, cefalea, astenia, pallore, mancanza di appetito, perdita di peso, malessere generale, irritabilità, confusione, difficoltà respiratorie, difficoltà a stare in piedi, rigidità del collo, accelerazione del battito cardiaco.

In presenza di febbricola persistente è comunque sempre consigliabile consultarsi col medico che sulla base della descrizione delle condizioni del bambino e della sua storia clinica potrà accertarsi che all’origine del sintomo non sia presente alcun problema. In particolare il rischio di patologie anche molto serie si evidenzia in presenza di:

  • stato confusionale;
  • dolore e oppressione toracica;
  • palpitazioni e tachicardia;
  • difficoltà a urinare;
  •  difficoltà respiratorie evidenti;
  • dolore intenso;
  • presenza di sangue in vomito, urina e feci.

Se si verificano uno o più di questi sintomi è necessario recarsi quanto prima al Pronto soccorso pediatrico.

 

Cosa fare se non la passa la febbre?

 

Rivolgersi sempre al pediatra per sapere quanto farmaco somministrare per chilo di peso del bambino. Consultare sempre il pediatra quando:

  • il bambino ha meno di 3 mesi e presenta febbre ≥ 38° C
  • il bambino ha tra i 3 e i 6 mesi e presenta febbre ≥ 39°C
  •  la febbre dura da 48-72 ore
  •  sono contemporaneamente presenti altri sintomi importanti quali torpore e sonnolenza, rigidità del collo (il bambino non riesce ad abbassare o alzare la testa), macchie bluastre sulla pelle tipo petecchie o ecchimosi, vomito a getto o persistente, disidratazione e difficoltà respiratorie.

 

 

 
 
 

In sintesi

Cosa fare se la febbre nei bambini non scende?

Nelle Linee guida italiane è stato stabilito di utilizzare la definizione pratica fornita dall’Organizzazione mondiale della sanità che individua come temperatura centrale normale quella compresa fra 36,5 e 37,5 ° C e considera aumentata una temperatura superiore ai 37,5° C. Il modo migliore per misurare la febbre al bambino è mediante il termometro elettronico posizionato sotto l’ascella; le misurazioni in altre sedi (ano, bocca, orecchie, fronte) non sono altrettanto attendibili e vanno eventualmente effettuate solo da personale sanitario.

In quanto alleata del bambino, la febbre deve essere trattata con i farmaci solo quando crea malessere, cosa che capita solitamente quando la temperatura ascellare supera i 38,5-39° C. Se, al contrario, la febbre è inferiore a 38° C e il bambino è tranquillo e non lamenta dolore, non è necessaria alcuna terapia.

Il farmaco di primo impiego è il paracetamolo, efficace e con pochi effetti collaterali. L’ibuprofene è una valida alternativa, ma deve essere assunto preferibilmente a stomaco pieno e non è indicato nel neonato o in caso di varicella, vomito e/o diarrea. È sconsigliato l’uso alternato dei due farmaci.

 

 

Fonti / Bibliografia

Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.

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