A cura di “La Redazione”Pubblicato il 29/07/2015Aggiornato il 25/11/2019
La pet therapy ha dimostrato effetti estremamente benefici per i bambini autistici. Perché funziona il rapporto con gli animali
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La pet therapy è un’eccezionale terapia per numerose patologie, soprattutto per quelle malattie che coinvolgono psiche e comportamento. In particolare, i bambini autistici sembrano ricevere enormi vantaggi dal contatto relazionale con gli animali, che siano essi gatti, cani o cavalli.
Conferme dal mondo scientifico
Prendendo spunto dalla dottoressa Temple Grandin, ricercatrice affetta dalla sindrome di Asperger (una particolare forma di autismo), tutti gli studi sulla condizione dei bambini autistici hanno confermato il ruolo positivo della pet therapy.
Gli animali alleviano lo stress della malattia
Tra le differenti ricerche a sostegno di questa tesi, spicca un recente studio dell’Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development (NICHD). Secondo questa ricerca, i bambini autistici trarrebbero giovamento dalla pet therapy proprio in merito al difficile aspetto relazionale con cui devono fare i conti ogni giorno. Questo interessante studio ha analizzato un campione di 114 bambini di età compresa tra i 5 e i 12 anni. I piccoli sono stati suddivisi in 38 gruppi di tre soggetti ciascuno. Tra questi ultimi, uno solo era autistico. Con l’aiuto di uno speciale braccialetto, i ricercatori hanno studiato le reazioni dei bambini autistici, nello specifico le emozioni di paura e ansia.
Il ruolo degli animali
Durante l’osservazione, i bambini affetti da autismo provavano alti livelli di ansia e timori, sia che giocassero liberamente sia che occupassero il loro tempo in modo più strutturato (per esempio, leggendo). Quando alla relazione tra bambini si sono aggiunti una serie di simpatici porcellini d’India, il braccialetto ha segnalato un importante calo del livello di stress.
Capacità sociali migliori
L’effetto benefico della pet therapy sui bambini autistici sarebbe, dunque, da registrare proprio nell’ambito di un miglioramento delle relazioni sociali. A confermarlo è anche James Griffin, responsabile del Child Development and Behavior Branch del NICHD.
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